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Fds un giorno in piazza. Ecco la manovra alternativa

giovedì, settembre 15, 2011

di Stefano Galieni
su Liberazione del 14/09/2011

Domenica 18 settembre la Federazione della Sinistra sarà in tutte le piazze italiane con i tradizionali, vecchi, semplici e comunicativi banchetti, con volantini e con una raccolta di firme. Sarà la giornata clou di una campagna già iniziata per proporre la vera alternativa a una manovra – o alle manovre, fate voi – da lacrime e sangue che non ci farà uscire dalla crisi. Per la Federazione la soluzione c’è, come si va ripetendo da mesi, e parte da una analisi non solo contabile della realtà per arrivare a redistribuire il reddito verso le fasce sociali più deboli e vulnerabili, quelle su cui non casualmente si accanisce il governo su mandato della Bce.

Il punto di partenza è una valutazione schematica della manovra stessa che, lungi dall’arginare i processi speculativi, impoverisce il paese e demolisce la democrazia. Si va infatti, sulla base di nessuna giustificazione di merito, ad attaccare lo Statuto dei lavoratori, attraverso l’art. 8 che di fatto distrugge l’art. 18 dello Statuto, permettendo che gli accordi aziendali deroghino tanto al contratto nazionale che alle leggi, e favorisce i licenziamenti. Si cerca poi di privatizzare i servizi pubblici, con buona pace del risultato referendario di giugno; si aumenta l’Iva, colpendo soprattutto i redditi più bassi; si attaccano la scuola pubblica e gli enti locali; si tagliano servizi sociali essenziali e si va a colpire le donne aumentando l’età pensionabile. Fino ad arrivare ad un vero golpe finanziario istituzionale cercando di modificare la Costituzione per inserirvi l’obbligo del pareggio di bilancio, un vero e proprio atto di imperio delle politiche neoliberiste, le stesse che hanno determinato crisi e speculazione.

Il 18 la FdS sarà nelle piazze per spingere verso una indignazione popolare sapendo che una alternativa alla manovra c’è e si riassume in due parole: «Patrimoniale subito». Per molti è ancora tabù, ma basta guardare ai dati reali per capirne l’importanza: l’1% della popolazione italiana detiene oggi la stessa percentuale di ricchezza che è ripartita fra quel 60% di uomini e donne che deve continuamente tirare la cinghia. E se la manovra, questa come quelle partorite in passato, ha sempre garantito gli interessi di quel 10% di famiglie abbienti, è possibile ottenere da una proposta realmente alternativa una cifra ben maggiore di quella ottenuta con i nuovi provvedimenti, garantendo anche un futuro alle nuove generazioni.

La petizione sulla quale già si stanno raccogliendo le firme e che sta già diventando strumento per discutere di questi temi con le persone in carne e ossa, si basa su punti semplici ed essenziali. Intanto una tassa sui grandi patrimoni al di sopra del milione di euro. Applicandola con percentuali risibili entrerebbero già miliardi di euro in tempi immediati. Una lotta all’evasione fiscale anche con una sovrattassa sui capitali che hanno usufruito dello scudo fiscale, perché suona osceno che chi si è sottratto al fisco possa continuare a muovere finanze con una tassazione ridicola.

Ovviamente, in un quadro di redistribuzione, vanno dimezzati tanto gli stipendi delle caste quanto le spese militari, chiudendo immediatamente le missioni di guerra in Afghanistan e in Libia; va posto un tetto agli stipendi dei manager, va imposto alle aziende che delocalizzano la restituzione dei finanziamenti pubblici, vanno bloccate le grandi opere inutili come la Tav in Val di Susa, il Ponte sullo Stretto, utilizzando quelle risorse per un grande piano di risparmio energetico, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, il riassetto idrogeologico del territorio.

Sarà insomma una giornata in cui la FdS romperà materialmente l’isolamento massmediatico con una proposta su cui chiamare tutti e tutte a discutere e a mobilitarsi in vista di un autunno ormai già denso di scadenze e sarà anche un giorno in cui l’intera Federazione dovrà farsi sentire sui territori, far sventolare le proprie bandiere, aprirsi sulla base di contenuti che la caratterizzano come soggetto di alternativa.

Massimo Rossi, portavoce nazionale della Federazione, parla della giornata prendendo spunto dalla lettura di un editoriale di Mucchetti sul Corriere della Sera, in cui si afferma che non ci sarà mai ripresa senza riequilibrio della distribuzione delle risorse. «Contro la crisi ci vuole giustizia sociale – afferma Rossi – Bisogna partire da questo assunto, da chi deve garantire il welfare e la riconversione ecologica dell’economia. Affrontare la crisi insomma, senza però dimenticare di affrontare le ragioni strutturali che l’hanno determinata».

Dello stesso avviso Paolo Ferrero, segretario del Prc: «Una campagna che facciamo perché la patrimoniale parla di eguaglianza in un contesto in cui prevale invece la diseguaglianza sociale – sintetizza – Il linguaggio della patrimoniale permette anche di comprendere e di spiegare ragioni e attori della speculazione finanziaria».

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La mistificazione della democrazia

martedì, settembre 13, 2011

di Gianni Ferrara
su il manifesto del 13/09/2011

C’è un falso nell’attività pubblica che il codice penale ignora. È il falso nella comunicazione politica. Ha da sempre influito sulla vita politica italiana ma col berlusconismo la ha pervasa. Ora però da fonte diversa se ne sta praticando uno gravissimo di falsi a danno della fede pubblica, degli elettori, della democrazia italiana. A commetterlo sono i promotori dei referendum elettorali che strombazzano la loro avversione al porcellum ma mirano a restaurare il fratello gemello: il mattarellum.

Sostengono che così, da una parte, sarà eliminato lo sconcio del “premio di maggioranza” che, in realtà, è attribuito alla minoranza più consistente trasformandola in maggioranza e, d’altra parte, sarà restituito agli elettori il potere di scegliere i loro rappresentanti.
Mentono. Innanzitutto perché quesiti referendari volti a determinare precisamente, chiaramente, nettamente l’eliminazione dei vizi del porcellum c’erano. Erano stati proposti nel giugno scorso. Ma furono combattuti con furioso accanimento e con sciagurato successo proprio dai promotori dei referendum “pro mattarellum” inventati appunto per ostacolare una campagna referendaria che con quei quesiti, una volta approvati, avrebbero capovolto il porcellum da maggioritario in proporzionale. La restaurazione che si tenta col mattarellum è invece diretta proprio a riaffermare il sistema maggioritario di elezione, a garantirlo, consolidarlo, perpetuarlo.

Al di là dei moltissimi e fondatissimi dubbi sull’ammissibilità di tali referendum, alla stregua della giurisprudenza della Corte costituzionale in materia, va detto, nel merito, che i promotori dei referendum “pro mattarellum” mentono quando dicono di voler eliminare il meccanismo che trasforma la minoranza in maggioranza. Mentono perché mirano a resuscitare un sistema che, pur attribuendo un quarto dei seggi col metodo proporzionale, per gli altri tre quarti, è maggioritario con collegi uninominali. Questo, tra quelli esistenti, è il sistema elettorale che determina il massimo di distorsione degli effetti collegabili alle pronunzie del corpo elettorale. Eleggendo un solo parlamentare per collegio, cioè il candidato che abbia ottenuto un voto in più di ciascuno degli altri, conferisce un premio implicito ma sicuro a tale candidato, un premio che, paradossalmente, è direttamente proporzionato al numero dei voti ottenuti … dagli altri candidati. Nullifica così il diritto universale ad essere rappresentati in Parlamento perché esclude dalla rappresentanza quegli elettori che non sono stati capaci di … indovinare, collegio per collegio, quale dei candidati avrebbe ottenuto quel voto in più che lo avrebbe fatto eleggere.

Si consideri soprattutto che si tratta di elettori che non si riconosceranno nel rappresentante in Parlamento del proprio collegio, per tutta la legislatura, e magari legislatura per legislatura. Con conseguenze irreparabili sulla consistenza, l’effettività, la credibilità dell’eguaglianza politica, cioè sul principio fondante della democrazia. Ma, come ogni sistema elettorale della specie cui appartiene, il mattarellum può produrre addirittura un risultato complessivo rovesciato rispetto al voto della maggioranza degli elettori, il risultato cioè che la maggioranza dei seggi parlamentari risulti eletta dalla minoranza degli elettori, stante l’ineguale distribuzione delle scelte politiche tra le componenti geografiche del corpo elettorale. In Inghilterra è accaduto più volte. Non è vero, comunque, che il mattarellum, contrariamente al porcellum, esclude premi. È vero che li occulta. In tutte e tre le elezioni svoltesi con detto sistema (1994, 1996, 2001) il premio c’è stato ed è stato sempre superiore al 10 per cento dei seggi.

Non è vero neanche che, come raccontano i promotori del referendum, col mattarellum è l’elettore che sceglie l’eletto. A sceglierlo invece sarà il leader del partito del candidato che, come è a tutti noto, provvederà a destinare nei collegi “sicuri” i candidati che vuol fare eleggere. Così come sceglierà quelli della quota proporzionale collocandoli nei primi posti della lista bloccata. Le somiglianze tra mattarellum e porcellum sono enormi, impressionanti. Non vederle o tacerle provoca domande sconvolgenti.

Una maggioranza parlamentare così fatta quale autonomia potrà mai avere nei confronti di un tal leader diventato premier? Di quanto potere disporrà questo premier? L’esperienza dei governi Berlusconi non ha insegnato nulla? A quale sistema politico mirano i referendari-maggioritari? Militano, in gran parte, nel Partito democratico, e si lasciano incantare da chi sdottoreggia che le elezioni servono a scegliere non la rappresentanza parlamentare, non il tramite dei titolari della sovranità e i suoi mandatari in Parlamento, ma chi deve governare disponendo nelle due Camere dei propri addetti alla traduzione in leggi dei suoi comandi. Si associano Idv e Sel miranti solo ad estorcere la leadership al partito maggiore della coalizione cui vogliono partecipare mediante quella pura mistificazione della democrazia che è la elezione primaria.

La personalizzazione del potere è diventata quindi l’ideologia comune al centrodestra e al centrosinistra? Rinnegare la democrazia rappresentativa a favore dell’assolutismo elettivo è il nuovo credo di questo Paese? Insomma, una volta sconfitto Berlusconi, il berlusconismo trionferà condiviso?
La prospettiva che si annuncia è questa. Rivelarla, denunziarla è doveroso.

L’articolo 8 della manovra va abolito – Aderisci all’Appello

lunedì, settembre 12, 2011


L’inseguirsi quotidiano di proposte inique ed estemporanee che caratterizza il cammino tormentato della manovra finanziaria rischia di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla sorte dell’art. 8 del Decreto, ossia dalla norma che rappresenta l’attentato più grave – e quasi incredibile – che si sia avuto, fin dalla nascita della Repubblica, ai danni dei diritti dei lavoratori. Leggi tutto…

Le contestazioni al giro della Padania

domenica, settembre 11, 2011

Proteste all’arrivo delle tappe cremonese (La provincia di Cremona) e mantovana (Gazzetta di Mantova) del giro della Padania.

Corruzione, criminalità, evasione. Quanto ci costa l’illegalità

domenica, settembre 11, 2011

di Maria R. Calderoni
Il libro. “Soldi rubati” di Nunzia Penelope

Il debito pubblico non è proprio per niente un’entità astratta. Il debito pubblico è pubblico, cioè di tutti, lo dice la parola stessa. Stando che oggi come oggi – dati 2010 di Banca Italia – il medesimo debito pubblico – cioè di tutti – ammonta esattamente a 1867 miliardi di euro (100 miliardi in più dell’anno precedente, 200 in più del 2007), questo vuol dire che ognuno dei cittadini italiani, neonati compresi, ha sulle spalle la sua quota di debito pubblico. Vale a dire 31 mila euro a cranio (60 milioni di lire, se vi è più chiaro). Leggi tutto…

ANCI: il 15/9 una nuova giornata di protesta

venerdì, settembre 9, 2011

IL COMITATO DIRETTIVO

• Visto il testo della manovra approvata con il voto di fiducia al Senato e visto l’annuncio del voto di fiducia alla Camera;

• Considerato che è mancata con il Governo una forma di concertazione istituzionale improntata alla leale collaborazione;

• Ritenuto che i contenuti della manovra mortificano la dignità dei Comuni Italiani eliminando sostanzialmente ogni forma di autonomia;

• Verificato che gli effetti della manovra sulla crescita saranno fortemente negativi e che le regole del PSI impoveriranno ancora di più le imprese e le famiglie italiane.

Tutto ciò premesso

il Consiglio Direttivo dell’Anci Leggi tutto…

Il monopolio dell’economista

giovedì, settembre 8, 2011

di GUIDO VIALE – IL MANIFESTO del 08 SETTEMBRE 2011

La trasmissione l’Infedele di lunedì, dedicata da Gad Lerner alla manovra economica e al problema del debito pubblico, induce ad alcune riflessioni. Tralascio gli interventi di apologia dell’evasore-imprenditore (a cui Arzignano ha dedicato un monumento) e quello sul suo ispiratore – il governo Berlusconi – affidata a un sottosegretario addestrato a schivare le domande. Tralascio anche quello di Maurizio Landini che ha spiegato che se siamo a questo punto è il meccanismo che ci ha portato fin qui a dover essere cambiato. Leggi tutto…

Testimonianze da Lampedusa

martedì, settembre 6, 2011

Le aziende dell’acqua sfilano in provincia

martedì, settembre 6, 2011

Alessandro Profumo, l’uomo giusto per il centro-sinistra?

lunedì, settembre 5, 2011

di Vittorio Bonanni (Liberazione del 04/09/2011)

Giusto ieri Carlo Galli, intervistato da noi, aveva auspicato un chiarimento all’interno del Pd e una sua ricollocazione a sinistra. Ed ecco che oggi, quasi a voler rispondere al politologo bolognese, Enrico Letta, vicesegretario del Pd, al meeting confindustriale di Cernobbio Alfredo Ambrosetti decide di proporre Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit, come nome nuovo del principale partito di opposizione, proposta subito apprezzata dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini e dal governatore della Campania Stefano Caldoro e che fa seguito ad una disponibilità dell’interessato a scendere in politica. «Secondo me Profumo è una persona competente e appassionata. Ce ne sarebbe bisogno, di persone come lui» ha detto il vice di Bersani. E lui ha ribadito la propria disponibilità: «Se c’è bisogno di dare un contributo non mi tiro indietro. Da parte mia c’è la passione. A 54 anni mi metto in gioco se c’è bisogno di far funzionare le cose». Insomma precari, lavoratori, immigrati e via dicendo, cioè coloro che dovrebbero essere tutelati da una forza come il Pd, sarebbero invece rappresentati da un banchiere. Ed è evidente che Letta non intende fargli una proposta poco impegnativa. L’intento sia pure nascosto – ha detto di volerlo "soltanto" candidare nelle future liste elettorali del partito – sarebbe di proporlo alle primarie, visto che l’idea fa seguito ad un riaccendersi della querelle proprio intorno all’ambita competizione. Il giorno prima il sindaco di Firenze Matteo Renzi non aveva nascosto le sue velleità, peraltro già note, in un’intervista rilasciata a Repubblica, suscitando la reazione del presidente Rosy Bindi, la quale lo aveva invitato a dimettersi dal Pd qualora avesse avuto questa intenzione, visto che il candidato naturale alle primarie è il segretario. «O lui si dimette dal Pd o lui non corre per le primarie» aveva sottolineato l’ex democristiana. Anche il presidente della regione Puglia Nichi Vendola si era immediatamente rifatto avanti: «Prima si fanno meglio è. La cosa migliore sarebbe farle entro la fine dell’anno» aveva auspicato il leader di Sel. Una ripresa della discussione che aveva spinto Bersani a replicare, sottolineando l’importanza della competizione a patto che non venga realizzata per enfatizzare personalismi di vario genere ma bensì per valorizzare un progetto collettivo. A dargli una mano è arrivato il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Nel corso dell’iniziativa di Pesaro "Rifare l’Italia, rinnovare il Pd", seminario dei trenta-quarantenni, ha voluto sottolineare come «il valore di questo appuntamento sia nel provare a unire in una ricerca collettiva sul futuro dell’Italia, persone e storie diverse. Non una discussione sulla leadership, che per me c’è ed è Bersani, ma sulle idee e sulla cultura politica del Partito democratico». «Abbiamo bisogno – ha continuato Zingaretti – di una forma di partito unitaria nella quale però con più libertà e capacità di confrontarsi e ascoltarsi scorrano le idee ed il pensiero. Deve assolutamente contare di più il merito rispetto alla fedeltà a qualcuno. Penso che questi ed altri appuntamenti devono essere vissuti da tutti come un elemento di ricchezza di un partito vivo». L’ex segretario nazionale della Sinistra giovanile ho voluto altresì stigmatizzare quello che ha considerato «uno dei lasciti peggiori del berlusconismo, quell’ossessione dell’io che però ha stancato l’Italia».

Sono altri per Zingaretti i nodi da affrontare: «C’è un tema di giustizia generazionale, che pone un problema di inclusione. Giustizia sociale, equità nella redistribuzione della ricchezza. La missione è costruire una visione legata a opzioni culturali per un Paese nuovo. Quanto allo strumento partito, negli ultimi 3-4 anni non ce l’ha fatta; dobbiamo avere uno strumento più funzionale. C’è stata troppa frammentazione e parcellizzazione dell’appartenenza, va recuperata la dimensione collettiva: la gestione del potere deve essere funzionale al bene comune e non all’accrescimento individuale o addirittura alla ricchezza di chi fa politica». Insomma lo scontro dentro il principale partito d’opposizione tra chi intende porre l’accento sui contenuti e chi invece ha smanie di potere camuffate da falsi intenti di rinnovamento è ben lungi dall’essere concluso. Caro Bersani attento, il fuoco amico è dietro l’angolo