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Dalla Gazzetta: “E la chiamano integrazione”
Il referendum che fa paura
Salvatore Cannavò

Cosa cè di meglio delle parole dellagenzia di rating Fitch a proposito delleventualità di un referendum in Grecia sulle misure anticrisi, per capire cosa ci sta riservando lUnione europea e quali fulmini si abbatteranno sui cittadini europei? Il referendum greco dice Fitch – mette a repentaglio la stabilità e la vitalità stessa dell’euro. Terrore e panico sui mercati, le borse sprofondano, la politica europea va in subbuglio. La borsa italiana, ovviamente, scende più delle altre perché chi può pensare che un governo guidato da Silvio Berlusconi e dalla sua corte possa solo pensare di risolvere una crisi di questa portata?
Il punto, però, in questo caso non è tanto Berlusconi quanto lopposizione feroce che viene fissata tra le esigenze del risanamento e la democrazia. E così scopriamo che Sarkozy si dice costernato per la decisione annunciata dal premier greco Papandreou, la Germania è terrorizzata e Francoforte perde il 3,8 per cento in una sola giornata. Secondo il presidente della Banca mondiale, Robert Zoellick il referendum greco è una roulette russa mentre il presidente dellEurogruppo, Jean-Claude Junker ipotizza il fallimento per Atene se si ricorrerà al voto dei cittadini. Sembra di risentire Sergio Marchionne quando avvertiva gli operai di Pomigliano sui rischi del referendum in fabbrica.
A questo punto non è più nemmeno tanto sicuro che il referendum si farà. Papandreou sta facendo dichiarazioni su dichiarazioni per assicurare che non succederà nulla mentre su diversi giornali internazionali si sottolinea il fatto che la Costituzione greca non consente referendum su materie fiscali. Insomma, non si deve votare né partecipare alle decisioni. Sembra che lunica forma di consultazione dei cittadini sia quella del tacito consenso. In caso contrario si può sempre spaccare qualche vetrina, così si sfoga un po la rabbia ma nessuna borsa viene infranta.
Il punto, invece, è che bisognerebbe proprio poter decidere. Poter essere consultati proprio quando tutti gli schemi stanno saltando e con essi tutte le regole e anche le stesse leggi, immutabili, delleconomia liberista. Del resto, la Grecia dimostra che ci si muove su coordinate inedite. Si pensi alla decisione di svalutare i titoli del debito del 50 per cento in possesso delle banche, con il loro consenso. Come sempre avviene di fronte a ipotesi di fallimento, i creditori sono i primi a favorire la capacità di rimborso dei debitori anche se costretti a pagare qualche prezzo. Ma è sempre meglio incassare il 50 per cento che nulla anche perché i mercati hanno già scontato quella svalutazione. Però, se sono gli indignati a proporre una moratoria sul debito e una sua ricontrattazione, giudicando quale sia quello legittimo e quale, invece, quello da non rimborsare, scatta subito laccusa di utopismo o di scarso senso della realtà.
Il problema è che se davvero si dovrà agire sul piano della riduzione consistente e visibile dei debiti pubblici le stangate saranno di una durezza impensabile. Se solo si pensa che il debito pubblico italiano è di circa 1900 miliardi di euro mentre il Pil non arriva a 1600 miliardi, si capisce che per arrivare a una percentuale del debito sul Pil, poniamo del 100 per cento, servirà, in assenza di crescita economica, una manovra da 300 miliardi. E non è un caso che circoli la cifra di 400 miliardi. Un governo di unità nazionale dovrà servire proprio a questo.
Mai come in questo momento servirebbe la presenza sulla scena politica di movimenti e cittadinanza in grado di dire la propria, di decidere cosa è possibile sacrificare e chi dovrebbe fare questi sacrifici. In un paese che, secondo i dati di Bankitalia, ha una ricchezza netta di circa 8600 miliardi di cui il 44 per cento è concentrato nelle mani del 10 per cento delle famiglie, noi non abbiamo dubbi su chi debba pagare il risanamento. Ma proprio per questo la più ampia discussione e, quindi, anche lo strumento del referendum, costituirebbe lunica garanzia di procedere sulla giusta strada. Anche perché i vari capi di governo si sono rivelati finora dei perfetti apprendisti stregoni (e quello italiano, nemmeno apprendista).
Lettera aperta al Sindaco e alla Giunta Comunale di Mantova
Dalla Gazzetta di Mantova del 21 ottobre, apprendiamo con stupore e preoccupazione che la Giunta del Comune di Mantova ha deciso di non concedere più l’autorizzazione, a Partiti Politici ed Associazioni, all’occupazione limitata e temporanea del suolo pubblico delle principali piazze del centro storico (Marconi, Mantegna, Erbe), con banchetti e gazebo. Queste strutture, anche se ridotte e contenute, da ora in poi possono essere allestite solamente in spazi urbani molto decentrati. Leggi tutto…
Vendola:l’unità a sinistra? I cocci di una vecchia storia
Esagerate polemiche sulle frasi di Diliberto
di Claudio Grassi
su redazione del 29/10/2011
In occasione dell’avvio del 6 congresso nazionale del Pdci, Diliberto ha rilasciato interviste a diversi quotidiani: Il Fatto, L’Unità Il Manifesto e Liberazione. Al di la degli accenti diversi mi pare che emerga una proposta abbastanza univoca. Diliberto spinge per un accordo col centro sinistra, come noi dice che non vi sono le condizioni per andare al governo, ma aggiunge due cose.
La prima è che dovremmo comunque contrattare col centrosinistra alcuni punti programmatici per noi importanti, la seconda è che se i nostri parlamentari dovessero essere determinanti non dovrebbero far cadere il governo. Leggi tutto…
«Sotto tiro c’è la giusta causa»
di Francesco Piccioni
su il manifesto del 29/10/2011
A colloquio con Pier Giovanni Alleva, giuslavorista. Si potrebbe scrivere a Barroso, «Signor Presidente, le stannno raccontando balle… Lei deve sapere la verità»
Se si parla di licenziamenti, il pensiero corre a Pier Giovanni Alleva, decano degli avvocati del lavoro italiani, una vita nell’ufficio giuridico della Cgil, sempre nei tribunali a difendere lavoratori, senza guardare alla tessera sindacale in tasca. Leggi tutto…
Acqua, fare come a Napoli
di Paolo Ferrero
su Liberazione del 29/10/2011
L’approvazione della gestione pubblica del ciclo integrato dell’acqua a Napoli, votata pochi giorni fa quasi all’unanimità dal Consiglio comunale partenopeo, con l’istituzione dell’Abc (Azienda Bene comune Napoli) è un fatto politico di valore nazionale. È stato premiato l’impegno del movimento ambientalista che ha portato alla vittoria referendaria dello scorso giugno. Il provvedimento sottolinea inoltre il valore politico della svolta operata a Napoli con la vittoria di De Magistris e della coalizione che l’ha sostenuto. Leggi tutto…
Napoli: hasta la victoria, siempre!
E’un momento questo di gioia e di festa per Napoli perché è diventata la capitale italiana dell’acqua pubblica, la “Parigi d’Italia”. Infatti oggi 26 ottobre2011, il Consiglio Comunale di Napoli , in seduta pubblica e solenne al Maschio Angioino, vota la ripubblicizzazione del servizio idrico, che sarà gestito da un Ente di Diritto Pubblico ,”Acqua Bene Comune Napoli “ in sostituzione dell’Arin Spa. Napoli diventa così la prima grande città italiana che decide di ‘obbedire’ al Referendum sull’acqua (12-13 giugno 2011),ripubblicizzando la propria acqua e ripudiando la formula della Spa. Leggi tutto…
Il popolo della Valle
di Marco Revelli
su il manifesto del 25/10/2011
La gente della Val di Susa, domenica, ha fatto davvero un miracolo, nel senso etimologico del termine (dal latino mirari, come si dice di «cosa grande che meraviglia», o anche di «cosa grande e insperata»). Leggi tutto…
All’Arci Donini “Stanchi di guerra”
In occasione della ricorrenza del 4 novembre, all’Arci Donini di Piazza dei Mille a Mantova si terrà un incontro/dibattito poetico/gastronomico per dire “basta a tutte le guerre”
PROGETTO MEMORIA
La nostra non è una operazione nostalgica e la commemorazione delle date della storia altro non è che il tentativo di mettere in relazione passato, presente e futuro.
Il nostro secolo ha prodotto i “self-made man”, ovvero uomini arditi che vivono pensando di essersi costruiti tutti-da-soli, avulsi dal tempo e dallo spazio.
Noi continuiamo invece a pensare che siamo tutti figli del tempo e della storia e genitori del futuro. Per questo è necessario conoscere il passato, perchè serve a capire il presente e a costruire il futuro. Leggi tutto…


















