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Mantova, la nuova giunta quanto ci costerà?
Nell’interrogazione sui nuovi assessori Fausto Banzi, consigliere di “Per la Sinistra Unita”, chiede al Sindaco quanto costeranno al Comune i rimborsi spese per i due assessori che arrivano da fuori provincia.
Al Sindaco Arch. Nicola Sodano
Al Presidente del Consiglio Comunale Prof. Giuliano Longfils
Oggetto: rimborsi per gli amministratori.
L’art.84 del decreto legislativo 267/2000 prevede al terzo comma che: “ agli amministratori che risiedono fuori del capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente, spetta il rimborso per le sole spese di viaggio effettivamente sostenute, per la partecipazione ad ognuna delle sedute dei rispettivi organi assembleari ed esecutivi, nonche’ per la presenza necessaria presso la sede degli uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate.
Avevo già avuto modo di sollevare questo problema riguardo i rimborsi degli assessori e dei consiglieri e mi era stato risposto giustamente che questi erano previsti dalla legge.
Da notizie di stampa risulterebbe che due nuove assessore, provenienti da Reggio Emilia e da Parma, dovrebbero assumere l’incarico per l’ambiente e la cultura.
Visto che a quanto pare nessun mantovano ha voluto far parte di questa giunta per conto della lista Benedini, chiedo al Sindaco che per contenere i costi, a tutti gli amministratori venga rimborsato il solo costo del mezzo pubblico e non il rimborso chilometrico per l’uso della macchina, se esiste treno o autobus, come avviene per i dipendenti pubblici, quando vanno in missione, mentre nulla percepiscono quando vanno al lavoro dalla propria abitazione.
Fausto Banzi
Per la Sinistra Unita
Con questo Sindaco la difesa del “capoluogo” è impossibile
Il consiglio comunale dove si doveva votare la mozione di sfiducia al Sindaco è finita come molti avevano scommesso: la crisi si è risolta. Benedini ha scambiato le banali lotte per il potere per miracoli.
Francamente dopo il penultimo Consiglio Comunale e sentito il discorso del Sindaco, pensavo si sarebbe dignitosamente dimesso, così come pensavo che la lista Benedini non recedesse dalla scelta di chiudere questa negativa esperienza, dando un pessimo esempio di civismo, che nulla ha da invidiare ai tanto vituperati politici.
Quello che è ormai certo è che il programma elettorale e le linee programmatiche sono oramai da buttare nel cestino in quanto nulla di quanto scritto è stato fatto e sarà fatto. Per giustificare la permanenza al potere, il Sindaco si è inventato delle emergenze per poter giocare su più tavoli tra governo del consiglio o unificare la vecchia maggioranza, paventando anche le sue dimissioni per andare al voto.
Mi spiace per chi ci ha creduto. Ma quale difesa di Mantova capoluogo può fare un Sindaco non è stato capace di dare rappresentanza, per la prima volta, alla città all’interno del Parco del Mincio, a causa delle liti tra Lega e Pdl e non è nemmeno stato in grado di entrare nel consiglio di amministrazione dell’azienda speciale dell’acqua.
Ma quale Grande Mantova se i comuni della cintura hanno votato nei loro consigli comunali la volontà di non confluirvi. Ma quale emergenza profughi se un paese come Castiglione D/Stiviere, affrontando uno scontro interno con la Lega, ha superato brillantemente l’esperienza dei loro profughi mandati là a sorpresa dallo stesso governo che ce li ha mandati qua.
Ma quale PGT, se il ritardo della sua approvazione è solo dovuto ai troppi mesi di crisi che il centro destra ha inanellato da quando è al governo della città. Un PGT con mappa sismica vecchia non adeguata ai movimenti tellurici di maggio. Un PGT che consuma altro territorio. Un PGT nel quale vorrebbero inserire un bici plan senza sottoporlo alla varie procedure che regolano il PGT: adozione, osservazioni e approvazione.
Come facciamo ad avere fiducia dopo quello che è successo con Siem e la vendita del 40% di Tea ai privati in barba al risultato dei referendum. Sono due anni e mezzo che governano litigando, gli altri due anni e mezzo con il mini programma che si sono dati non saranno sufficienti, se andrà tutto bene, a far ricredere i mantovani sull’operato di questa maggioranza. Con o senza miracoli.
Fausto Banzi
Per la Sinistra Unita
A proposito della carta d’intenti di PD, SEL e PSI
di Paolo Ferrero
La Carta d’intenti dei Democratici e Progressisti nelle ultime 10 righe è molto chiara. PD, SEL e PSI si impegnano a:
– vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta;
– assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi;
– appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico federale dell’eurozona.
Con questo accordo il Fiscal Compact non si cambierà mai perché quel trattato la Germania non è disponibile a rinegoziarlo, si può solo disdettare unilateralmente.
Qui si dice chiaramente che la politica economica impostata da Monti continuerà. Del resto visto che i simboli hanno il loro valore, forse non è un caso che quello schieramento abbia abbandonato non solo la parola sinistra ma anche quella centro sinistra.
Coordinamento regionale dei comitati Nobiogas
Presentato il coordinamento per i referendum
Oggi, presso la sede del Prc mantovano, è stato presentato il coordinamento provinciale per la raccolta delle firme per la presentazione dei referendum per il ripristino dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e l’abolizione dell’articolo 8 del decreto 138 13/8/2011.
Alla raccolta delle firme prenderanno parte oltre a Rifondazione Comunista anche Sinistra Ecologia e Libertà, Italia dei Valori, Verdi, Cgil e il gruppo consiliare di Mantova Sinistra Unita.
TG Mantova TV
Partono i referendum sul lavoro
di Alfonso Gianni
Sabato 13 ottobre comincia la raccolta delle firme, ce ne vogliono almeno cinquecentomila nel giro di tre mesi, per i referendum relativi all’abrogazione dell’articolo 8 della legge 14 settembre 2011 n°148 risalente al governo Berlusconi e delle modificazioni introdotte dal governo Monti all’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori. Leggi tutto…
Centrali a biogas e bollette
È di pochi giorni fa la notizia del rincaro di luce e gas del 4% circa. E’ stupefacente pensare che in una provincia che produce 5 volte l’energia elettrica che consuma si debba assistere all’aumento delle tariffe, visto che tale aumento è dovuto in gran parte agli incentivi a fonti energetiche definite rinnovabili. Leggi tutto…
20 ottobre a Roma per il lavoro
di Loris Campetti
Hanno svalorizzato il lavoro, grazie all’impegno sistematico di più governi che si sono passati il testimone. Hanno svalutato i salari e le pensioni, mentre era in atto una riduzione drastica del welfare. Il futuro di ormai ben più di una generazione di giovani è stato sequestrato. Così la crisi e chi la pilota, oggi, «ha la meglio» persino sui bisogni primari delle persone. Automaticamente le conseguenze del disastro vengono scaricate sui poveracci che non hanno né stock option né suv pagati dalla collettività per sopportare le valanghe di neve della Città Eterna. E sembra a troppi persino normale che in queste condizioni si pretenda da chi ancora un lavoro ce l’ha, magari cassintegrato o precario, di rinunciare ai suoi diritti perché oggi come oggi non ce li possiamo permettere. Il risultato è davanti agli occhi di tutti, persino di De Benedetti che scopre che le promesse di Marchionne erano favole.
Anzi, lui l’ha sempre saputo, ci ha fatto sapere quando l’amministratore delegato Fiat ha tolto la maschera che aveva solo per chi non voleva guardarlo in faccia: peccato che il suo impero editoriale non abbia brillato nello smascheramento della favole e nel sostegno degli operai di Pomigliano e Mirafiori.
Senza investimenti, senza un progetto di politica economica e sociale all’altezza della crisi, il lavoro scompare e l’incertezza domina la vita di decine di milioni di persone. Fiat, Alcoa, Ilva sono solo i titoli del disastro sociale, ambientale e democratico. Dall’isola dei cassintegrati al campanile di San Marco c’è chi tenta di resistere pretendendo un cambiamento delle politiche del governo, non possiamo lasciare soli questi lavoratori.
La manifestazione indetta dalla Cgil e dalla Fiom per il 20 ottobre a Roma dei dipendenti di tutte le aziende in crisi, con la partecipazione di chi non riesce più a vivere con una pensione sterilizzata, è un passo positivo e importante per non lasciare soli i target del montismo, che siano in tuta o in camice, e possiamo aggiungere per non lasciare sola la Fiom che troppo a lungo sola si è trovata, in una lotta durissima contro la filosofia di Marchionne e il marchionnismo dilagante persino tra i candidati alle primarie del Pd e tra troppi sindaci democratici. Piazza San Giovanni è una buona piazza, una piazza che può dare fiducia e rappresentare il primo di una serie di appuntamenti per restituire voce e protagonismo ai lavoratori, ai pensionati, ai precari, ai disoccupati.
L’appuntamento successivo dovrebbe essere lo sciopero generale nazionale, inopportunamente cancellato dall’agenda della Cgil: non si tratta di fare ginnastica, di autoconfermarsi, di agitare bandiere sbiadite ma di togliere il tappo a un paese tramortito e troppo a lungo zittito, ma non ancora piegato alle leggi del dio mercato. Una grande manifestazione in piazza San Giovanni e poi uno sciopero generale per dire che c’è un’altra Italia oltre a quella liberista che ci comanda per interposto governo e oltre a quella dei suv, delle vacanze ai Caraibi, insomma un’altra Italia da quella dei ladroni e dei padroni.
È importante che la Cgil, e non solo la Fiom, abbia deciso di dare un segnale nell’unico paese europeo in cui gli altri sindacati non aderiscono agli scioperi contro il modello economico che uccide lavoro, salari, pensioni e diritti. La Fiom, accerchiata dall’esterno e che qualcuno anche dall’interno vorrebbe far traballare, ha superato due prove importanti nell’arco di sole 48 ore: mercoledì ha eletto una nuova segreteria confermando la fiducia del gruppo dirigente nazionale a Maurizio Landini e alle scelte difficili e radicali di questa stagione e ieri ha raccolto l’ascolto e il consenso degli operai che più di tutti sono sotto l’occhio del ciclone: gli operai dell’Ilva di Taranto, dove pure la Fiom non aveva la maggioranza dei consensi, oggi ascoltano e applaudono Landini che ha «il coraggio» di non scioperare e manifestare insieme al padrone contro la magistratura e ricorda a tutti, in tuta o in veste ministeriale, che chi minaccia il lavoro e attacca la salute è il padrone. Bisogna sapere chi è l’avversario principale e dove si annida. E bisogna riconoscere anche gli altri avversari: il governo Monti e la sua politica economica classista, lo stesso governo assente e ostile chiamato in causa dai lavoratori dell’Alcoa, della Fiat, della Vinyls e di tutte le aziende in crisi. In crisi di lavoro, ma anche di democrazia.
San Giovanni è una prima risposta importante. Aspettando la prossima.
Il Manifesto – 05.10.12





















