Esselunga: tra cemento e carrelli
In questi giorni abbiamo iniziato a raccogliere le tessere di Esselunga, le card con cui il colosso della grande distribuzione vorrebbe ingraziarsi i mantovani. Una raccolta che continua perché in tante/i vogliamo trasformare questa “polpetta avvelenata” in una maxi colletta alimentare che vada a sostenere chi sta soffrendo la crisi più degli altri, pagando così gli effetti di un sistema che invece di includere continua ad escludere e a produrre nuove povertà: trasformiamo il tentativo di comprare il favore della città in un gesto di solidarietà attiva!
(in allegato una infografica sintetica)
C’è un problema edilizio ed etico: ci sono troppi maxi-supermercati intorno alla città (12), baracconi di cemento dove, va sottolineato, la precarietà dei lavoratori è parte integrante delle offerte al ribasso. C’è un problema commerciale: si spengono le luci del commercio cittadino (sono appena stati chiusi due supermercati di vicinato in via Ariosto e via Porto e il Punto Amico fatica a chiudere il bilancio dell’anno) e i quartieri si riempiono sempre più di vetrine vuote. La nostra ferma opposizione si muove dunque contro l’idea stessa di un nuovo grande insediamento commerciale a Mantova e non è questione di bandiera: in tempi di contrazione dei consumi questo è buonsenso prima di essere una riflessione politica.
Rispetto ad altre catene già presenti sul territorio, il “marketing d’assalto” di Esselunga ha colpito in negativo l’immaginario collettivo. Solo per le card prepagate la ditta lombarda ha messo sul piatto qualcosa come 720.000 euro: una cifra esorbitante che, in tempi di crisi, suona come uno schiaffo alla collettività. Una montagna di soldi che, da sola, aiuterebbe a rimettere in sesto le case popolari oggi abbandonate, darebbe linfa alle scuole pubbliche cittadine martoriate dai tagli o potrebbe contribuire a rimettere in funzione una struttura come il Palazzetto dello Sport (volutamente lasciato in stato di abbandono in favore di un Palabam utilizzato per tutto tranne che per lo sport). Tanti adesso guardano al sottopasso di Porta Cerese come al bene supremo. Sono persino disponibili ad accettare Esselunga, ma chi ci assicura che non si ripeta quello che è accaduto al sottopasso ciclabile legato a Piazzale Mozzarelli? Ttutte le altre promesse legate agli oneri compensativi delle nuove lottizzazioni, che non sono state mai realizzate? Il sottopasso potrebbe anche essere utile, ma di certo non preceduto dall’ennesimo Ipermercato (Esselunga mente sapendo di mentire perché dai 2500 m2 in su, le strutture commerciali sono considerate Ipermercati, mentre i cosiddetti supermercati di vicinato rimangono sotto gli 800 m2).
Inoltre chi arriva a spendere tutti questi soldi solo per convincere i cittadini della bontà di una speculazione edilizia non è certo un benefattore, né un filantropo. Si tratta di manager, fatti esattamente della stessa pasta padronale di chi ha chiuso la Burgo, delocalizza la Ies, cementifica ovunque ed esternalizza i bancari per salvare i propri stipendi d’oro. Una minoranza arrogante ed ideologica che per fare profitto è pronta a passare, con le buone o con le cattive, sulle vite dei cittadini e dei lavoratori di Mantova.
Per riuscire a farlo però si devono servire della politica: ieri, quando il centrosinistra favoriva la coop per farle costruire a Porta Cerese, ad opporsi in consiglio comunale c’era una opposizione di sinistra seguita a ruota da elementi di quel centrodestra che oggi invece è “cameriere” dei nuovi arrivati. In ogni epoca c’è chi si oppone alle speculazioni perché portatore di principi e c’èinvece chi lo fa per interesse: per questi ultimi bastano davvero trenta denari per cambiare idea.
eQualGruppo di iniziativa sociale – Mantova
















