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Lavoro, le politiche sbagliate di Berlusconi Monti e Letta

domenica, ottobre 6, 2013

Lettera alla Gazzetta

131003manifesto12_Pagina_1Egregio direttore, quanto si legge oggi sul suo giornale e la conferma sulla sua versione internet già dalle prime ore della mattinata della chiusura della raffineria IES è una “bastonata” troppo pesante per le 350 famiglie dei dipendenti alle quali si vanno ad aggiungere quelle dell’indotto che da gennaio 2014 si ritroveranno in serie difficoltà economiche.

Il fatto che la situazione fosse grave fin dal momento in cui, nel lontano 2007, la proprietà è passata nelle mani degli ungheresi della Mol non è servito a stimolare gli amministratori dell’azienda e i politici locali nel trovare delle soluzioni che fossero il meno devastanti possibile per l’economia familiare dei lavoratori interessati.

Secondo i dati ISTAT la disoccupazione nella provincia di Mantova negli ultimi 5 anni (2008-2012) è quasi raddoppiata passando dal 4,1% al 7,5%, un tasso di che si colloca nella classifica della regione Lombardia, quella che da molti viene definita la regione più laboriosa d’Italia, esattamente a metà ma che se prendiamo in considerazione il territorio circostante delle otto provincie confinanti si colloca al settimo posto di una classifica che va dal 4,4% di Verona all’11,1% di Ferrara.

Il dato non è certo migliorato nel 2013 dopo le chiusure della Burgo, della Reni e di altre piccole, ma non meno importanti, realtà.

La situazione nazionale non è certamente migliore di quella della nostra provincia, le affermazioni dei presidenti degli ultimi tre governi nazionali che si sono succeduti, da Berlusconi a Letta passando per Monti, che per mesi hanno cercato di convincerci che le politiche di austerità ci avrebbero portato a un miglioramento della situazione economica e alla risoluzione della crisi si sono rivelate completamente false e sbagliate, le loro politiche sono state invece la causa principale della precarietà e della disoccupazione di massa che c’è oggi in Italia.

Gli investimenti economici del paese che sono stati rivolti negli ultimi anni a progetti inutili e dannosi per il territorio e la popolazione (TAV Val di Susa, cacciabombardieri) e alle enormi spese per pensioni e stipendi d’oro non hanno per niente interessato il mondo del lavoro.

Noi proponiamo esattamente il contrario, le ricchezze vanno ridistribuite a partire dalle classi più bisognose della società e per la costruzione di un “Piano del lavoro” che consenta alle aziende in difficoltà in primo luogo ma anche a quelle che in difficoltà non lo sono ancora di poter aprire nuovi sbocchi industriali e far crescere i propri livelli occupazionali anche attraverso una diminuzione dell’orario di lavoro. L’idea del nostro piano del lavoro è che senza una modifica sostanziale dell’idea del lavoro, senza un intervento pubblico in economia non c’è possibilità di uscire dalla crisi.

E’ necessaria una socializzazione su cosa, come e per chi produrre, e questo non lo può decidere il privato, ma deve essere ripristinato un ruolo programmatorio dello Stato.
In questa crisi o o si riesce a garantire i diritti universali ( ad esempio attraverso il reddito minimo garantito) rompendo la contrapposizione tra chi è occupato , chi è precario, e chi è senza lavoro o il problema del lavoro non si risolverà da sé, ed è giunta l’ora che al primo punto della discussione politica torni il tema del lavoro.

Gaetano Feliciello

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