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25 aprile festa della resistenza popolare antifascista

domenica, aprile 21, 2013

Scriviamo queste poche righe per condividere alcuni degli aspetti che per noi risultano rilevanti nel fare antifascismo oggi. Sono lo spunto per dare vita ad una discussione e ad una condivisione in vista della costruzione di un 25 aprile aperto alla città, che unisca le radici storiche e i valori della RESISTENZA PARTIGIANA alla scelta di essere oggi cittadine e cittadini ANTIFASCISTI.

Nonostante le differenze di percorsi, presenti pure al nostro interno, la nostra resistenza ci porta a ragionare quotidianamente, a partire dalla realtà che viviamo, sulle discriminazioni che si concretizzano nelle forme più disparate.

Per noi essere antifascisti oggi non è un posizionamento rispetto a stagioni politiche passate, ma piuttosto un’azione di decostruzione e di puntuale segnalazione dei fascismi superstiti nella società. Il nostro sguardo si proietta ben oltre la limitazione dell’ agibilità politica per i gruppi neonazisti, provando a stanare tutti i comportamenti, le politiche e i processi culturali che concepiscono lo sfruttamento e il controllo di un uomo sull’altro quale norma della società.

In mancanza di un’organizzazione politica in cui riconoscersi, il fascismo oggi ha assunto le più diverse forme, insinuandosi ovunque e spesso favorito da una lettura statica della Liberazione, che non può essere considerata come un semplice fatto militare, ma piuttosto come una lotta per una società priva di quelle barriere – sociali, di nascita, culturali – che impedivano la partecipazione di tutte e di tutti alla vita del paese in modo ugualitario.

Se guardiamo alla crisi di oggi, ci si accorge di quanto siano riemersi i nazionalismi, i razzismi esasperati, che vanno dalla lite nel quartiere ai pestaggi a danno dei migranti da parte dei neonazisti greci di Albadorata, fino al diktat della BCE, che bolla i paesi dell’Europa mediterranea come “spreconi” per ragioni “razziali”.

Di fronte a questo clima sociale, vogliamo riappropriarci del 25 aprile – al di là di ogni statica commemorazione – in quanto simbolo di un futuro attraverso il quale far emergere interi settori della società disponibili a barricarsi contro le intolleranze, le diseguaglianze, i soprusi.

Il nostro pensiero va immediatamente alle ragazze e ai ragazzi figli di migranti, considerati stranieri da un razzismo istituzionale che è ancora ancorato al diritto di cittadinanza “per sangue”; alle lotte femministe contro il machismo culturale, contro ogni forma di violenza di genere e contro il femminicidio; all’importante lavoro dei collettivi di genere Gay, Bisessuali, Lesbico e Trans nell’immaginare forme nuove di convivenza e di amore.

Questo lavoro di nuova aggregazione antifascista però non può dimenticare chi ha vissuto sulla propria pelle il fascismo e la “strategia della tensione” che ha represso i movimenti (per mano fascista) negli anni ’60, ’70 e ’80.

Anche con loro abbiamo la necessità di confrontarci e di discutere, perché l’antifascismo si fa in strada, come nel pianerottolo di un condominio o nel bar del paese.

Perché l’antifascismo è un atto quotidiano, diversificato, resistente e senza tregua.

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