Cambiare le regole della finanza per evitare altri casi MPS
La vicenda Monte dei Paschi è ancora tutta aperta. Indagini della Magistratura stanno dimostrando che negli ultimi anni le politiche del credito e della finanza hanno lasciato spazio a speculazioni e ruberie che hanno messo in ginocchio l’istituto di credito . Il risanamento si vorrebbe farlo pagare ai lavoratori della banca come quello del debito pubblico ai cittadini italiani.
In tutto il mondo la finanza ha preso il comando dell’economia e la politica, che non è stata in grado di dettare regole, le ha permesso di determinare anche la recente crisi mondiale, che stiamo pagando sempre più pesantemente. Il Monte dei Paschi qualche mese fa ha preteso di fare un accordo sul piano industriale rompendo l’unità sindacale e soprattutto, alla faccia della democrazia, i lavoratori non hanno potuto esprimersi con il voto certificato, come previsto dalla contratto nazionale di lavoro.
Questo piano prevede la fuori uscita di migliaia di lavoratori, metà dei quali attraverso esternalizzazioni che avrebbero interessato i lavoratori mantovani del consorzio. Alcune vicende però potrebbero far riaprire i termini del piano industriale se qualcuno avesse la volontà di farlo. Già le elezioni amministrative a Siena pare abbiano bloccato la partenza del piano e a questo possiamo aggiungere che oltre 1600 lavoratori lasceranno l’azienda per entrare nei fondi di solidarietà e ne erano previsti molto meno.
Se l’incorporazione di Antonveneta verrà fatta a breve il Monte dei Paschi riuscirà a tagliare sul Cda oltre che sulla direzione e utilizzare il personale per favorire i processi d’integrazione della banca in Mps, che sono molto faticosi e impegnativi. Solo dopo si potrebbe parlare di un nuovo piano industriale che tenga conto del nuovo assetto. Se teniamo presente che la Banca Mps ha necessità dei miliardi freschi statali che le vengono prestati con gli interessi, ma che probabilmente non verranno restituiti.
Lo Stato verrà rimborsato probabilmente in azioni della banca. Come sia possibile che i lavoratori debbano pagare per le scelte e le truffe altrui, su cui gli organi di vigilanza non hanno operato il necessario controllo? Il nuovo governo dovrà affrontare questa situazione in maniera più decisa visto che praticamente lo Stato è padrone della banca.
Tutti ormai abbiamo capito che occorre cambiare le regole della finanza, ma pur essendo in crisi da un quinquennio, nessuno ancora ha legiferato qualcosa di significativo. Separare le banche finanziarie da quelle commerciali, serio contrasto ai paradisi fiscali, tassare le speculazioni valutarie e difendere i risparmiatori e i piccoli azionisti sono le prime azioni che un governo decente dovrebbe fare.
Fausto Banzi, Doriano Piva















