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Le aziende mantovane in crisi, MPS e Burgo chiedono aiuto a Ingroia

venerdì, febbraio 1, 2013

La lista Rivoluzione Civile fa il “pieno” a Mantova alla sala degli stemmi di palazzo Soardi.

All’incontro dei mantovani con Antonio Ingroia e i candidati della lista Lombardia 3 e Lombardia Senato, oltre al numeroso pubblico,  sono intervenuti anche i rappresentanti di due della aziende in crisi della provincia, Banca Agricola Mantovana (MPS) e Cartiera Burgo.

Qui di seguito la lettera consegnata ad Ingroia dalla rappresentante dei bancari.

Egregio Dott. Ingroia,

la ringraziamo innanzitutto per l’opportunità di esporre in questa sede la nostra posizione di lavoratori MPS.

La vicenda della Banca in questi giorni sta occupando larghi spazi dell’informazione pubblica, dando l’impressione ai cittadini di essere una questione di sola natura finanziaria rendendo invisibile la situazione di noi dipendenti.

Purtroppo già da tempo invece ne sentono gli effetti di migliaia di lavoratori bancari in tutta Italia ed in particolare quanti lavorano al Consorzio Operativo del Gruppo MPS, oltre 3.000 dipendenti distribuiti in 7 sedi sparse sul territorio nazionale: Siena, Roma, Firenze, Milano, Padova, Lecce e Mantova.

Vorremmo davvero che l’attenzione dell’opinione pubblica, dei partiti e del nostro governo si fermasse anche sulla assai critica situazione di noi dipendenti MPS.

Per far fronte alle difficoltà della banca, e sappiamo ormai tutti da chi sono state generate, la nuova dirigenza aziendale di Profumo-Viola, con il piano industriale 2012-2015, ha deciso di esternalizzare o societarizzare 1.100 dipendenti del Consorzio in tutta Italia, 150 a Mantova.

Il reale significato di queste parole è licenziamento.

L’Azienda MPS ha disdetto unilateralmente il nostro contratto integrativo, costruito in decenni di trattative sindacali e lo ha sostituito con un’ ipotesi di accordo firmato frettolosamente a fine anno scorso solo da alcuni sindacati, FABI, FIBA/CISL, UILCA e UGL.

Quest’ipotesi, che la banca ha definito accordo definitivo, viene già applicata da inizio anno lasciando all’azienda ampio spazio discrezionale in materia di trasferimenti e sistemi incentivanti, togliendo quelle garanzie e quegli automatismi contrattuali conquistati con fatica dai lavoratori.

Altre sigle sindacali, tra cui la FISAC/CGIL, UNISIN, DICREDITO e SINFUB non hanno firmato l’accordo ma la spaccatura dei sindacati è una storia già vista in altre tristi occasioni con lo scopo di dividere i lavoratori per indebolirne la forza di reazione e isolare ed escludere i sindacati meno malleabili.

La banca MPS ha inoltre già licenziato decine di dirigenti, ma non risulta chiara la logica utilizzata anche in visione di un annunciato miglioramento organizzativo.

Sui giornali si sta parlando di forte adesione al fondo di solidarietà per mandare in prepensionamento le persone con i requisiti ma i giornalisti si sono dimenticati di specificare che:

– i colleghi hanno aderito costretti a scegliere fra una pensione ridotta oggi o un futuro carico di imprevisti.

– il fondo di solidarietà viene interamente finanziato dai lavoratori con ben sei giorni di lavoro e una sensibile diminuzione della base imponibile su cui viene calcolato il TFR e il Fondo Pensione.

Tutte queste operazioni scaricano gli effetti di taglio costi previsti dal piano industriale sui lavoratori ed appaiono come una manovra di “macelleria sociale” operata dalla banca.

Manovra che oggi stride con maggior evidenza con la richiesta allo Stato di prestiti per ben 4 miliardi di euro e con l’esplosione fragorosa del tappo che bloccava la diffusione delle notizie sulle vicende passate e presenti della nostra banca e delle reali dimensioni e natura dei suoi problemi: montagne di soldi pubblici da utilizzare per chiudere qualche buco del disastro finanziario generato dalle precedenti amministrazioni, dolorosi sacrifici sulla nostra pelle per contenere costi e probabilmente per allettare improbabili investitori abbellendo il look borsistico della banca.

Il Governo Monti, interpellato da diverse forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, ha sempre mostrato disinteresse alla vicenda di noi lavoratori “esternalizzandi” del MPS, concentrandosi sul solo versante dei banchieri.

Con le dimissioni di Mussari dalla presidenza dell’ABI tutta l’informazione nazionale ha reso nota la scelleratezza della sua gestione come presidente MPS che ha portato all’attuale disastrosa situazione.

Chi deve pagare ora?

I dipendenti che hanno onestamente lavorato per la banca in questi anni o i manager che hanno lucrato e sperperato il capitale del più antico istituto di credito del mondo?

Vorremmo davvero che l’azienda, sulla base di quanto accaduto, possa rivedere l’ipotesi di accordo e riformulare un nuovo piano industriale ristabilendo quella fiducia fra banca e lavoratori che possa permetterci di lavorare con serenità dimostrando la stessa professionalità che per anni ci ha contraddistinto.

Ci aiuti a fare chiarezza sulle responsabilità e ad evitare che siano le persone oneste che lavorano a pagare i conti dei disonesti. Il nostro paese ne ha bisogno.

Le chiediamo inoltre di estendere questo nostro appello anche ai suoi alleati in campagna elettorale.

Per queste ragioni partecipiamo volentieri alla Sua iniziativa per testimoniare con la nostra presenza, ed idealmente con tutte le migliaia di lavoratori che come noi stanno perdendo o hanno perso il loro posto di lavoro, la situazione del territorio di Mantova e la sua progressiva perdita di valore per le incapacità di politici, sindacalisti, amministratori e manager privati, passati e presenti.

Grazie dell’attenzione.

Mantova, 31 Gennaio 2013

Un gruppo di dipendenti di Banca MPS distaccati presso il Consorzio di Mantova

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