Il mio sostegno a “Rivoluzione Civile” e i passaggi che lo hanno determinato
Sento il dovere di scrivere una nota sul fatto che ho deciso di sostenere, non solo elettoralmente ma nel contempo rifuggendo da qualsivoglia candidatura, la lista “Rivoluzione Civile” capeggiata da Antonio Ingroia, non tanto e non solo per il fatto che io abbia rivestito un incarico politico importante a livello provinciale in quel di Mantova, ma soprattutto per fare chiarezza sui passaggi politici (e non personali, come qualche furba volpe vuol far credere) che hanno determinato questa mia scelta.
Dalla fine del mio mandato come coordinatore provinciale SEL (dicembre 2011) fino ad arrivare ad oggi, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, stravolgendo un panorama ed un equilibrio esistenti e mettendo a nudo molte verità e situazioni al limite dell’inverosimile, non solo all’interno del centrosinistra ma nella generalità della situazione italiana.
Un governo tecnico (!) nominato da un Presidente della Repubblica irascibile con chi indaga sui rapporti Stato-mafia, il sostegno militare dell’intero Partito Democratico nelle aule parlamentari, e non solo, su leggi e normative che colpiscono duramente lavoratori e famiglie (legge Fornero, IMU, aumento della tassazione indiretta e delle tasse sui beni di prima necessità, ecc.) i territori e l’ambiente (sostegno diffuso ad opere altamente impattanti, come la TAV e vari raddoppi autostradali e ferroviari, nonché facili autorizzazioni per perforazioni petrolifere, centrali a carbone ed altre simpatiche attività) a difesa dei boiardi di stato e dei privilegi di una casta ormai distante anni-luce dal paese reale (sistematica bocciatura delle proposte di legge per la riduzione dei costi e dei privilegi dei parlamentari e dei funzionari/dirigenti pubblici) a difesa della Difesa e di tutto il mostruoso clientelismo dietro agli appalti della Difesa (alla modica cifra di una cinquantina di miliardi di euro di totale!) il tutto in una logica governista che comunque è indirizzata, volenti o nolenti, a tutela di potentati economici e gruppi d’interesse, con ormai l’intenzione palese di volerli rappresentare politicamente vista l’esperienza accumulata nel tempo all’interno delle Istituzioni, e a discapito non solo di un popolo e di tutta una tradizione e una cultura, quella di sinistra appunto, che viene barbaramente usata per raggiungere questi scopi, ma soprattutto a discapito di tutti i cittadini, dell’intera gente di questo martoriato e ormai devastato paese.
Istituzioni che in questo ultimo anno e mezzo sono sprofondate in un pozzo senza fondo di vergogne e ruberie, di mala giustizia e mala sanità, di soprusi evidenti e del ripristino della legge del più forte e del più furbo, in mano a potentati più o meno oscuri e più o meno nazionali che stanno decidendo della vita e della morte di milioni di cittadini italiani senza che questi siano nemmeno interpellati: d’altronde si parla di questo, quando ad esempio si sostiene l’inevitabilità e la contemporanea giustezza del “fiscal compact” (un vero cappio per le economie nazionali), della famosa riforma Fornero (a proposito, i disoccupati hanno toccato una cifra record già ad inizio anno) e di tutto ciò che, in nome dell’interesse generale, è invece servito per applicare in Italia una feroce politica liberista e a sostegno delle politiche finanziarie europee e transnazionali.
In tutto questo non c’è spazio per una politica nemmeno lontanamente riformista, appelli e intenzioni a sinistra all’interno di un quadro del genere assumono un carattere velleitario, tanto per usare un eufemismo, che però serve come specchietto per le allodole di colletta dei molti voti di donne e uomini, rinfrancati e consolati dalle belle parole e dalla bella immagine dei leader di turno; per questo credo che la scelta di governare il paese con un perno (rappresentato dal Partito Democratico) di questa natura è una scelta suicida e politicamente devastante.
Oggi è necessario un cambiamento radicale. La lista “Rivoluzione Civile” non è una lista perfetta, e come ogni altra realtà composta da donne e uomini contiene persino contraddizioni. Ma l’obiettivo che si pone, la sostanza delle argomentazioni, la qualità e quantità degli interventi dei cittadini al di fuori dei partiti la pone come elemento di possibile e radicale cambiamento.
Di certo sarà un percorso lungo e tortuoso per chi, come me, si auspica una reale e sostanziale unità a sinistra, proprio per rifuggire dalla testimonianza e costruire insieme per il futuro la vera alternativa all’esistente, ma questo è un percorso che oggi rappresenta al meglio il “voto utile” tanto ricercato e fortemente voluto da chi davvero vuole un cambiamento, e con il contributo di tutt* può davvero rappresentare l’inizio di una nuova Italia.
Io ci sto!
Luciano Benfatto
















