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Con Andrea Di Stefano una sinistra unita per un’altra Lombardia

martedì, dicembre 18, 2012

Siamo arrivati al dunque, alle elezioni regionali. Dopo 17 anni di regime formigoniano, il centro-destra, a guida PDL e Lega, crolla, incalzato dalle procure e dal discredito. La sua crisi è una crisi conclamata da mancanza di etica pubblica e da malgoverno manifesto.

Il primo segno di responsabilità collettiva è di intenderci sulla gravità dello stato di cose presenti. Una regione in declino economico e sociale, senza sbocchi futuri, anche a causa delle politiche nazionali e della crisi grave economica, con disoccupazione e povertà crescenti, abbandono scolastico alto, saccheggio del territorio e restrizione del welfare. Il tutto costruito da un sistema di potere pervasivo, ideologicamente compatto, che sposta risorse dal pubblico al privato, favorisce lobby e clientele, con il concorso attivo delle mafie. Il liberismo, si aggira incontrastato nella nostra regione, privatizzando e svendendo tutto ciò che è pubblico e bene comune, distruggendo diritti fondamentali come la salute e l’istruzione, la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, generando in ultimo malessere sociale ed esistenziale.

La percezione della illegalità diffusa, oltre agli scandali e agli sperperi del consiglio regionale e della giunta, cancellano nel silenzio la centralità della sovranità popolare (come per il referendum dell’acqua bene comune) e creano l’idea che la democrazia sia un inutile orpello, un intralcio. Populismo e astensionismo dilagano.

Oggi questo sistema di potere, così longevo, così granitico, è incrinato ed è possibile cambiare veramente in Lombardia.

Le primarie concluse con la vittoria di Ambrosoli hanno visto in campo, intorno ai candidati, una coalizione inclusiva di forze politiche e sociali capace di dare speranza in un cambiamento vero e suscitare nella società grandi risorse, energie e volontà di impegno per il cambiamento.

In questo percorso Andrea Di Stefano è stato il protagonista che si è distinto per la chiarezza e la concretezza delle proposte di programma diventando un riferimento non solo per le forze della sinistra che lo hanno sostenuto, ma anche per le tantissime persone, associazioni, comitati, movimenti che la disillusione e lo scoraggiamento rischiavano di spingere verso il disimpegno, l’astensionismo o il voto di protesta.

L’unità della sinistra in una lista unica per la Lombardia diventa urgente e non rinviabile per dare forza alle idee dei tanti e delle tante che si sono impegnati e si impegnano per la difesa dell’acqua e dei beni comuni, dei diritti con i referendum sul lavoro, del territorio dal consumo indiscriminato e dalla speculazione.

Una lista unica della sinistra per un’altra Lombardia è la premessa, per dare forza a un pro-gramma di discontinuità rispetto al passato, per vincere ed estirpare il sistema di potere ciel-lino-formigoniano e non sostituirlo con una qualche variante.

La ventata d’aria di sinistra vera che il candidato Andrea Di Stefano ha portato alle primarie ci fa dire che ciò che tre mesi fa sembrava impossibile oggi, con il candidato della “utopia concreta”, può essere realizzato.

Facciamo appello ad Andrea, che ha già mostrato di considerare l’unità della sinistra un valore importante, perché spenda la generosità e la passione che ha profuso nelle primarie per unire in un’unica lista la sinistra e guidarla verso un ottimo risultato elettorale possibile.

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