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I filo-montiani del Pd rispondono: «No grazie»

sabato, aprile 21, 2012

C’è anche chi, e non per paradosso, spiega che tutto sommato «noi ex popolari dentro il Pd, siamo più interessati al ragionamento che fa Pisanu che al partito della nazione di Casini». Questo per sgomberare il campo dal sospetto che l’improvvisa accelerazione dei movimenti centristi – da una parte Beppe Pisanu per andare «oltre il Pdl», dall’altra quella dello scioglimento pluriannunciato e forse ora definitivo dell’Udc – interessi, a titolo di fuoriuscita, anche i centristi filo-montiani del Pd, tenutari cronici di mal di pancia antilaburisti in casa bersaniana.

«Interessati», dunque. Ma solo nel caso in cui la pattuglia dei senatori ex pdl che ha seguito il presidente della commissione Antimafia, una volta guadato il disastro del berlusconismo alle prossime amministrative, possa «squadernare un’ipotesi diversa». Non sia reggere il gioco a un Cavaliere reinventato con le liste civiche, ma «far partecipare» un pezzo del centrodestra, ex An esclusi, «alla fase di guida dell’ultima parte della legislatura». Saldandosi a un Pd ripassato in taglio a sinistra; a un partito personale casiniano che nel frattempo si annette Api e Fli («un Terzo Polo con qualche elemento in più», come dice la franceschiniana Marina Sereni); e all’area dei tecnici di Monti. In pratica, si coagulerebbe una maggioranza (parlamentare) in grado di disegnare una legge elettorale buona per la «grossa coalizione all’italiana».

Che poi altro non è che «un nuovo centrosinistra», quello che piaceva ad Aldo Moro e su cui gli ex ppi stanno fantasticando e seminarieggiando da mesi: a trazione centrista e con un Pd in posizione ancellare.
Giovedì Beppe Fioroni, capofila demo-pop, commentava così lo strappo di Pisanu: «Il documento richiede una riflessione perché pone l’accento sulla sfida che le forze politiche hanno di fronte. Se sapremo innovare e cambiare, parlare alla gente della politica come bene comune fondato sui valori sapremo riaccendere la voglia di partecipazione. Questa sfida di innovazione è anche lo sforzo che il Pd deve compiere perché al Pd compete la necessità di essere cardine di questo cambiamento.

Perdere l’occasione sarebbe grave». Parole non lontane da quelle di Giorgio Merlo, però riferite a Casini, «ogni tentativo che rilancia una politica di centro e una cultura di governo, è positivo ed incoraggiante. Il Pd non può che guardare con grande interesse al nuovo progetto lanciato dal leader dell’Udc».
E invece Lucio D’Ubaldo, ex democristiano doc, ieri era meno diplomatico. «I due movimenti centristi al momento non sono interessanti sul serio perché non sono altro che un maquillage politico», spiega il senatore democratico. «Ma intanto si sono posizionati entrambi per il dopo-amministrative».

Quando cioè si conosceranno i nuovi «pesi» delle forze politiche, Grillo e astensionismo compreso, e i partiti della maggioranza decideranno se fare una nuova legge elettorale. O tornare al voto con il porcellum. Anche prima del 2013. «Una cosa è certa: o si fa una legge elettorale che scardina lo schema bipolare e disegna un nuovo percorso, o la situazione in parlamento diventa difficilmente sostenibile». Il Pdl è sfilacciato, il Pd è sempre meno vicino a Monti. «Diventerebbe difficile andare avanti per un anno intero a votare ogni provvedimento a colpi di fiducia».

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