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«L’art. 18 non si discute»

sabato, gennaio 14, 2012

Sindacati uniti: un piano per ridurre i contratti da 46 a massimo 5
Un rapporto flessibile deve costare quanto o più di uno stabile. E il governo ponga fine alle dimissioni in bianco

Antonio Sciotto Cgil, Cisl eUil hanno una posizione unitaria per il confronto con il governo sul lavoro: la piattaforma è stata anticipata ieri, ma verrà diffusa e ufficializzata martedì prossimo, al termine delle segreterie unitarie.

Ieri è stato un confronto a tre tra i segretari Camusso, Bonanni e Angeletti a fissare i paletti entro cui i prossimi faccia a faccia con la ministra Elsa Fornero dovranno tenersi: innanzitutto, si dovrà sgombrare dal tavolo la questione articolo 18, «altrimenti sarà il black out», minacciano.

Per il resto, si dovrà inquadrare la discussione parlando anche di sviluppo, ammortizzatori, pensioni («capitolo per noi non chiuso», chiariscono), e liberalizzazioni. Quanto al capitolo lavoro, precisato che sull’articolo 18 le tre organizzazioni (più l’Ugl) non intendono trattare, si dovrà affrontare piuttosto il nodo della «flessibilità in entrata», veramaledizione per i giovani e non solo.

E si dovranno «sfoltire», secondo i sindacati, le attuali 46 tipologie contrattuali, riducendole a 4-5: il tempo indeterminato, che resterà quella «centrale», il contratto a termine, la somministrazione (cioè l’interinale), l’apprendistato (per i giovani, con notevoli sgravi fiscali), e l’inserimento o reinserimento (per le donne, gli over 50 espulsi dal mercato, i tantissimi disoccupati specie nel Sud).

Accanto a questo, si dovranno innalzare e omologare i costi dei precari, in modo da evitare il dumping, e insieme si dovranno estendere gli ammortizzatori a tutti i tipi di aziende e di lavoratori, caricando un maggior costo (rispetto a oggi) sulle imprese. «Riteniamo indispensabile legare questo tavolo a questioni più generali, a partire dalla crescita e dallo sviluppo », ha sottolineato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni uscendo dal vertice a tre.

«Sul merito delle nostre ipotesi, sul come affrontare il capitolo occupazione e ammortizzatori sociali abbiamo idee comuni che adesso struttureremo in una proposta tecnica », ha aggiunto la segretaria Cgil Susanna Camusso. Partendo dal presupposto, ha evidenziato, che «la normale forma di assunzione è il contratto a tempo indeterminato, e che non c’è alcuna necessità di inventarsi uno stravolgimento di tutto questo».

Il problema è, invece, ha proseguito Camusso, «come incentiviamo l’assunzione di giovani e donne e il reingresso al lavoro degli over 50 che sono in grande difficoltà. Uno strumento utile per l’accesso c’è, e si chiama apprendistato: noi siamo per partire da lì.

Con sgravi per le imprese che potrebbero essere di 3 anni più uno. «Per gli over 50, invece, lo strumento più idoneo può essere il contratto di reinserimento», fa da controcanto Bonanni.

In secondo luogo bisogna «sfoltire la pletora delle modalità di ingresso – spiega la segretaria della Cgil – dalle attuali 46 forme a 4-5. Oggi si generano forme di dumping tra il lavoro stabile e precario, quindi la seconda riforma è agire sui costi».

Infine, vista la «stagione difficilissima» che il 2012 preannuncia, «ci vogliono ammortizzatori sociali che abbiano caratteristiche per coprire tutti i lavoratori, a cui bisogna che contribuiscano tutte le imprese; con una generalizzazione del sistema che oggi è solo parziale.

Senza cancellare strumenti e procedure precedenti, ma estendendo le tutele che oggi ci sono». «Tutte le imprese devono contribuire al sistema degli ammortizzatori sociali – conclude il segretario generale Uil Luigi Angeletti – Non ci devono essere donazioni da parte dello Stato, come avviene oggi in alcuni casi.

Quanto alle norme che regolano le assunzioni, pensiamo che siano da semplificare, perché alcune di esse avvantaggiano in maniera impropria le imprese. Bisogna evitare di creare dumping e bisogna rendere i costi omologhi». Infine tutti i sindacati si dicono contro la pratica delle dimissioni in bianco, che chiedono al governo di contrastare: questa piaga colpisce soprattutto le donne, cui gli imprenditori fanno firmare delle lettere in bianco da utilizzare specialmente in vista di una gravidanza.

Il governo Prodi (ministro Cesare Damiano) aveva istituito un sistema per mettere fine al fenomeno, immediatamente cancellato, non appena si era insediato con l’esecutivo Berlusconi, dal ministro Maurizio Sacconi.

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