Uscire dal capitalismo in crisi
Il debito degli Stati Uniti e del Giappone è più alto del nostro (in Giappone è il 220% del PIL) ma in quei Paesi non c’è nessun allarme, perché le loro Banche Centrali stroncano sul nascere ogni attacco speculativo. In Italia e in Europa invece i governi di destra al potere non vogliono che la BCE intervenga, e sfruttano volutamente la crisi per il loro progetto di ristrutturazione economica autoritaria.
I governi liberisti usano il problema del debito per tagliare le spese sociali e per ricattare gli operai con i “licenziamenti facili”, facendoli diventare sempre più sottomessi, sfruttati e “competitivi” con gli operai del terzo mondo.
In più cercano di rilanciare la macchina capitalistica ingrippata dalla crisi mettendo le mani sui servizi pubblici (anche quelli locali) che possono procurare nuovi profitti : per questo vogliono privatizzare non solo acqua e rifiuti, ma anche sanità, poste, istruzione, trasporti.
Monti (e dopo i tre-monti siamo a quattro) ha sferrato una feroce aggressione a lavoratori, pensionati e ceto medio che da trent’anni stanno perdendo il loro potere d’acquisto e sono in fondo alle graduatorie europee dei salari, e ha parlato in modo vile e derisorio di “equità”.
Per i suoi 30 miliardi di manovra poteva attingere a piene mani ai 120 miliardi l’anno di evasione fiscale, a una imposta patrimoniale chiesta persino da Confindustria, all’ICI dovuta dalla Chiesa….e invece niente, ha tolto pure il contributo previsto per i redditi sopra i 75.000 euro, ha ridotto la ritenuta sui capitali “scudati”, ridotto a un prelievo ridicolo quello su barche e aerei, rinunciato ai miliardi dell’asta per le frequenze TV, lasciati intatti i privilegi dei politici e confermato la spesa di 13 miliardi per inutili e immorali aerei da guerra.
Il governo Monti non tocca i ricchi, ma fa restare al lavoro fino a 6 anni in più lavoratori e lavoratrici che arriveranno più tardi a pensioni più basse, costretti a pagare nel frattempo sempre più tasse : l’IVA, le addizionali IRPEF locali e regionali, le accise sulla benzina, i ticket sanitari, l’ICI e le nuove tasse catastali sulla casa.
EQUITA’ ? Siamo di fronte a una colossale truffa attuata dalle classi dominanti contro il popolo !
I lavoratori sono diventati il ‘bancomat’ del governo per fare cassa ! E non basta fare qualche scontrino a Cortina adesso, quando sono già stati tolti miliardi dalle tasche dei lavoratori, finiti alle banche (per coprire i loro deficit) e alle aziende (per nuovi sgravi fiscali)!
Il progetto liberista di Monti è in ogni caso una illusione sconsiderata e suicida : non ci sarà nessuna crescita perché:
– i lavoratori, con salari e Welfare ridotti, ridurranno anche i loro consumi e la recessione si aggraverà. La conseguente riduzione del PIL richiederà ulteriori manovre, che porteranno nuova recessione e speculazione.
– le banche terranno ben stretti i soldi ricevuti, guardandosi bene dal finanziare attività produttive
– le aziende non investiranno i benefici ottenuti in ricerca e innovazione, ma in forme più remunerative, magari per spostare la produzione in Serbia (vedi OMSA) o in Polonia e Brasile (vedi FIAT)
– la crescita sognata dai liberisti come Monti sarà impossibile anche per cause strutturali del capitalismo. Il saccheggio dei beni del pianeta sta portando alla scarsità delle risorse, che non sono illimitate, alla distruzione dell’equilibrio ambientale e a preoccupanti cambiamenti climatici. Anche lo sviluppo di Paesi come Cina, India o Brasile rende evidente che servono sempre più risorse : ma se tutti gli abitanti del mondo ne usassero come fanno gli abitanti degli Stati Uniti, servirebbero 5 pianeti Terra. Il capitalismo è in un vicolo cieco.
Noi diciamo che in democrazia decide il popolo, il 99%, e non l’1% di banchieri, speculatori, multinazionali ed evasori. Il popolo può e deve decidere le politiche economiche più giuste in libere elezioni da tenere al più presto.
Oggi lavoratrici, lavoratori e giovani hanno un’occasione storica. Non è solo questione di uscire dalla crisi, ma di muovere i primi passi per uscire dal capitalismo in crisi. Bisogna farlo ora, prima che questo sistema incapace di risolvere le sue contraddizioni trascini nel baratro l’intera umanità.
Che fare ?
1) Bisogna collegare tra loro le lotte di tutti i Paesi, come è successo il 15 ottobre 2011 con gli “indignati” di tutto il mondo. Bisogna rovesciare la globalizzazione della finanza e del neoliberismo in una globalizzazione dei popoli.
2) Bisogna bloccare l’economia di carta della speculazione e tassare le transazioni finanziarie.
3) Ci vuole una riconversione ecologica della produzione e dei consumi, con un sistema economico decentrato e rispettoso dell’ambiente naturale
4) Bisogna adottare una patrimoniale sulle grandi ricchezze, condurre una vera lotta all’evasione fiscale, tagliare le spese militari e le “grandi opere” inutili come la TAV o il ponte sullo stretto di Messina. Con queste risorse sarà possibile finanziare non le banche, ma un intervento pubblico che potrà creare da subito nuova occupazione , facendo lavorare piccole e medie imprese o cooperative giovanili in settori prioritari : riassetto idrogeologico del territorio, risparmio energetico, nuove fonti di energia rinnovabili, produzione di alimenti “a km. zero”, trattamento e riciclaggio dei rifiuti, assistenza agli anziani, asili nido e scuole materne, edilizia abitativa sociale, messa a norma degli edifici scolastici.
BASTA CON LA LOGICA INIQUA E DISTRUTTIVA DEL PROFITTO !
UN MONDO DIVERSO E’ POSSIBILE !
















Sono d’accordo con quanto scritto sopra. Avrei però molto da discutere, anche sull’ “iinvisibilità sociale” di Rifondazione e della sinistra, necessarie più che mai, e a contatto diretto e quotidiano con i cittadini del 99%.
Intanto rinvio a http://rivoltaildebito.globalist.it perché credo sarebbe importante portare fuori dalla rete l’informazione, la discussione, la ricerca di soluzioni sulla crisi, il debito, la necessità di un nuovo modello economico, sociale e politico. Nuovo, perché le condizioni storiche sono nuove.
Saluti.
Lidia Beduschi