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Asl assente sulle questioni ambientali

venerdì, settembre 23, 2011

Questo il testo originale del documento che verrà consegnato al Presidente della Provincia Pastacci e al Sindaco del comune di Mantova Sodano e nell’immagine quanto pubblicato sulla “Gazzetta di Mantova” il 23 settembre 2011:

Non possiamo esimerci dall’esprimere ed argomentare pubblicamente la nostra forte  preoccupazione sull’operato del direttore generale dell’Asl Ing Borelli, pur dopo un così  breve periodo di gestione. Troppi sono ormai gli episodi che appaiono orientati al perseguimento di obiettivi diversi e lontani da quelli della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Nel febbraio 2011, davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta, a proposito di Polo Chimico, Borelli dichiara ; “sono stati fatti degli esami – ripeto sono qui da quaranta giorni- ma non è stato riscontrato nessun aumento di tumori o cose di questo genere”. Dichiarazione non smentita dal suo dirigente della prevenzione dott. Arvati, recentemente riconfermato, che in quella stessa sede ribadisce “io mi sento di escludere categoricamente che, ad oggi, ci siano fonti di inquinamento attivo dai serbatoi della raffineria. Mi sentirei di dire, con buona sicurezza, che non ci sono fonti attive di contaminazione né dalle fognature, né dalle linee interrate…..”. I verbali di tali dichiarazioni sono riportati sul sito della Camera dei Deputati.

E’ grave voler riproporre oggi la  tesi dei consulenti della passata gestione Cantù (2003-2005) che avevano negato quanto successivamente emerso dal Consensus Report che campeggia sul sito della ASL di Mantova, cioè il documento aziendale ufficiale trasmesso ai Ministeri competenti, in cui i massimi esperti in materia dimostrano la sussistenza di un nesso di causa tra concentrazioni di diossine nel sangue dei mantovani e la vicinanza delle loro abitazioni al Polo Chimico con alto rischio di ammalarsi di sarcomi dei tessuti molli. Ciò è tanto più grave per il dirigente della prevenzione che, pur ricoprendo l’incarico da molti anni, non ha neppure tentato di correggere l’affermazione improvvida del suo nuovo direttore generale.

Non è inoltre accettabile negare  fonti attive di inquinamento quando queste risultano con chiarezza evidenziate  nella relazione ASL-ARPA (20-21 dicembre u.s), pubblicata per ampi stralci sulla Gazzetta di Mantova e supportata da abbondante documentazione fotografica in cui si denuncia e si palesa il grave e diffuso deterioramento dei grossi serbatoi di raffineria. Buchi e corrosioni evidenziano fonti attive di inquinamento, in coerenza con la presenza del surnatante della falda monitorata ormai da anni. Poco dopo, sullo stesso quotidiano (Gazzetta del 07.05.2011) si riferisce che non solo nulla è cambiato, ma che addirittura un altro grosso serbatoio presenta il fondo corroso e bucato! Le dichiarazioni rilasciate davanti alla Commissione Parlamentare stridono ancor di più se si tiene conto che le tubazioni interrate non sono tutte ispezionabili in quanto passanti  sotto gli impianti o collocate a profondità non a portata di georadar. La notizia è stata ripresa anche dalla stampa nazionale. E’ inquietante che a tutto si aggiunga l’esautoramento proprio di quei  Servizi ASL che hanno contribuito a studiare la grave situazione in atto ed a proporre soluzioni. E questo sì, portato avanti con grande tempestività e determinazione!

Nel g­ennaio 2011 (Gazzetta del 26.03.2011), Borelli, appena insediatosi come nuovo direttore generale, si premura infatti come prima cosa di sottrarre all’Osservatorio Epidemiologico, trasferendola immediatamente ad altro Servizio, la Banca Dati Assistito, cioè l’archivio informatico che contiene le informazioni cliniche di tutti i residenti. Analoga sorte è toccata al personale addetto. Come si può monitorare lo stato di salute della popolazione se si toglie la gestione dello strumento primario di lavoro a chi lo deve utilizzare, per affidarne invece la costruzione a chi non possiede neppure la laurea in medicina e quindi non può oggettivamente garantirne la qualità?

Nel marzo 2011 Borelli rincara la dose, annunciando ad un convegno tenutosi neppure a Mantova ma a Cremona, di voler istituire un unico Osservatorio Epidemiologico inter-ASL con a capo un superconsulente che già si occupa a Cremona della raffineria Tamoil. Risulta evidente l’intento di  schiacciare l’Osservatorio  che ha segnalato la gravità in atto della situazione mantovana, riproponendo ancora una volta i professionisti della gestione Cantù che invece l’avevano negata.

Immediata la reazione di politici di diversi schieramenti, cittadini e ambientalisti, nonché i massimi rappresentanti della comunità scientifica degli epidemiologi italiani (Gazzetta 26.03.2011), che si sono schierati a difesa dell’Osservatorio e del suo responsabile dott. Ricci, ribadendo la sua alta professionalità ed esternando la loro forte  preoccupazione per le sorti di un Servizio che ha fornito un importante contributo alla ricerca ed alla sanità pubblica non solo mantovana. Tre sono le interpellanze parlamentari bipartisan che vanno in questa direzione: Lega, Pd, Ivd.

Nel maggio 2011 Borelli riceve una delegazione delle 18 associazioni ambientaliste della provincia e fornisce rassicurazioni sul futuro dell’Osservatorio impegnandosi altresì a restituire al medesimo le competenze trasferite.

Nel giugno 2011 Borelli, smentendo le rassicurazione e gli impegni presi per l’Osservatorio, firma una delibera in cui incarica il prof. Bertazzi della Clinica del Lavoro di Milano  -facente parte dei professionisti di fiducia Cantù-  di condurre un’indagine epidemiologica sui lavoratori IES e addirittura di interpretare tout court i dati del Registro Tumori dell’Osservatorio Epidemiologico, quasi che l’attuale responsabile fosse incapace di svolgere il compito primario richiesto dal proprio ruolo, e prevedendo per questa consulenza una prima tranche di 100 mila euro di compenso. La volontà di delegittimazione è più che evidente. Si consideri che poche ore prima che venisse siglata questa delibera, la Procura della Repubblica aveva delegato proprio la stessa indagine ai Servizi competenti della ASL, tra cui l’Osservatorio. Un paradosso inquietante: la Procura manifesta  fiducia per  quei Servizi della ASL di cui il direttore generale della stessa ASL vorrebbe invece sbarazzarsi per avvalersi di compiacenti consulenti esterni.

Ma l’inadeguatezza di questa direzione ASL emerge anche dalla sua assenza sulle principali questioni ambientali a pregnante valenza sanitaria che affiorano in tutta la  Provincia. E’ infatti latitante  soprattutto sulla discussione sugli insediamenti a rischio di inquinamento dei luoghi abitati che hanno prodotto vere e proprie sollevazioni popolari e che saranno oggetto di nostre specifiche trattazioni ed approfondimenti, in coerenza con il nostro “decalogo” programmatico sottoscritto pressoché da tutti i candidati durante la recente campagna elettorale per il rinnovo del consiglio provinciale.

  1. Cosa pensa l’ASL della centrale a biomasse (alimentata a legno e olio di sansa) progettata in pieno centro di Castelgoffredo che purtroppo ha aperto la strada ad oltre 100 analoghe richieste in altri comuni mantovani, al di là di ogni logica se non quella di fruire di incentivi pubblici?
  2. Cosa pensa della ditta di trattamento matrici inquinate che si vorrebbe insediare a San Giovanni del Dosso?
  3. Cosa pensa dell’autorizzazione rinnovata per l’impianto turbogas di Mantova non condizionata neppure alla dismissione dei vecchi impianti (es. caldaia B6) che continueranno ad inquinare l’aria e quindi ad impattare sulla salute dei cittadini?
  4. Cosa pensa dell’autorizzazione rinnovata per l’industria chimica Sadepan di Viadana, che sintetizza colle a base di formaldeide per la produzione di pannelli truciolari, concessa prima di conoscere i risultati sull’importante studio di genotossicità in via di conclusione?
  5. Cosa pensa della mega-discarica di Mariana Mantovana?
  6. Cosa pensa della fruibilità dei pozzi d’acqua per uso agricolo o industriale nei comuni dell’Alto Mantovano, Castiglione delle Stiviere in primis, a seguito dell’indagine epidemiologica che ha correlato inquinamento ambientale e leucemie?
  1. Valga ancora ricordare la contaminazione da diossine nelle uova di alcuni allevamenti del territorio provinciale scoperta alcuni mesi fa. Borelli non si avvale delle competenze ASL che avevano redatto il Consensus Report, ma affida la questione in toto al solo Servizio Veterinario (Gazzetta del 26.03.2011), quasi fosse un problema che riguarda soltanto gli animali,  cui seguono prescrizioni quali  “non far razzolare le galline sotto i trattori”. Nessuna informazione è stata poi fornita sul caso dall’ASL.
  2. Ed infine che dire delle prescrizioni ASL impartite alla Raffineria  e riportate dalla Gazzetta del 05.08.2011? Queste non sono rivolte ad interventi finalizzati a bloccare le fonti attive di inquinamento, che con tutta evidenza persistono, ma alla semplice richiesta della sola progettazione di rifacimento fondi serbatoi e condutture interrate  -lavori della cui necessità si prende tardivamente coscienza-  senza vincolare queste opere alla loro esecuzione effettiva, scandita da una precisa e stringente tempistica, come richiederebbe una volontà operativa.  E’ la tela di Penelope, da tessere e ritessere all’infinito, assecondando ogni pretestuosa dilazione dei tempi avanzata dalla Raffineria, che propone per i soli serbatoi la data del 2017,  nella cornice delle oziose discussioni per la bonifica del Polo Chimico tenute in “tavoli istituzionali” sempre più lunghi ma, ahimè, sempre più inconcludenti.
  3. Quali sono i provvedimenti della ASL verso l’ostruzionismo dell’Anatomia Patologica dell’Azienda Ospedaliera Poma che si ostina a non fornire i propri dati al Registro Tumori della ASL di Mantova, costringendolo di fatto alla dismissione e costituendo l’unica eccezione di tutta la Lombardia?

Non risposte burocratiche o pilatesche  esigono i cittadini, ma valutazioni sul rischio per la salute da sottoporre alla discussione pubblica per essere informati criticamente, cui devono seguire decisioni ed azioni conseguenti da parte degli amministratori locali. E’ proprio questa latitanza dell’ASL che può generare allarmismo, non certo le legittime preoccupazioni dei cittadini che non trovano il proprio interlocutore naturale.

Della diagnosi più o meno precoce delle malattie  e della loro cura si occupano ormai soltanto gli Ospedali, della programmazione sanitaria direttamente la Regione. Se la ASL non è in grado di garantire la prevenzione primaria sul territorio, cioè lo studio e l’abbattimento dei rischi, l’unica competenza importante e specifica che effettivamente le rimane, meglio sopprimere la stessa ASL e riutilizzare i soldi così risparmiati nella prossima “manovra anti-crisi” per evitare almeno l’introduzione di nuovi ticket sulle prestazioni sanitarie.

L’Osservatorio Epidemiologico, deputato istituzionalmente dal piano organizzativo aziendale a studiare il rapporto salute/ambiente, sta avviando a conclusione alcune tra le più importanti indagini sul territorio, in collaborazione con prestigiosi centri di ricerca, ed altre ne potrebbe condurre, ad esempio per contribuire a rispondere ai quesiti sopra enunciati, se solo fosse messo nelle condizioni di poterlo fare:

  1. leucemie dell’Alto Mantovano
  2. genotossicità degli inquinanti sui bambini del distretto di Viadana
  3. studio dello stato di salute dei residenti mantovani, rispetto al passato remoto (mortalità), al passato prossimo (malformazioni congenite) e forse al presente (genotossicità sui bambini).

A tutto ciò si deve ribadire che, se le richiamate importanti indagini  trovano difficoltà nell’ottenere adeguate risorse finanziarie, non appare in tale contesto giustificato che  la ASL mantenga due sedi direzionali: una a Mantova ed una a Castiglione. Quest’ultima sulla base di quali esigenze pubbliche del territorio?! Ed inoltre come può  l’l’Ing Borelli giustificare la perdita di  500 mila euro di farmaci e vaccini andati in fumo per la mancata sostituzione del termostato mal funzionante del frigorifero che li conteneva (Gazzetta del 21.07.2011)?

Chi lo precedeva alla guida dell’ASL non aveva affidato a ditte esterne il controllo dei frigoriferi, eppure curando l’efficienza dell’organizzazione del personale interno aveva garantito il buon funzionamento degli impianti senza incidenti e senza dover invocare tuoni e fulmini che peraltro non si sono mai verificati nei giorni dell’incidente, che sono stati di assoluto bel tempo (15-16 luglio). In ASL ci sono fior di ingegneri addetti alla verifica di apparecchiature molto complesse delle aziende (Polo Chimico compreso).

Non ci si appelli quindi al mancato affidamento a ditte esterne del controllo di qualche frigorifero. E’ questione di competenza e diligenza manageriale. Interessante sarà conoscere se l’assicurazione riterrà legittimo il risarcimento dei danni che si sono verificati. Ingiustificate sono poi le consulenze epidemiologiche con anticipi da 100 mila euro, perché si potrebbero assolutamente evitare se non si volesse impedire il lavoro di chi all’interno della ASL possiede tutte le necessarie competenze.

Appare sempre più evidente che tutto quanto sta accadendo non può costituire mera casualità e neppure essere riconducibile ad una semplice questione di conflitti personali. Rappresenta invece la diretta prosecuzione della linea gestionale  della Cantù, guarda caso facente parte della stessa cordata dell’ing. Borelli e che lasciò la guida dell’Asl nel 2005. Un piano interrotto dalle subentranti direzioni Cecchettin e Azzoni, ma ripreso a tutta forza da Borelli che infatti si premura di recuperare e di confermare quei professionisti che avevano negato la pericolosità dell’inquinamento del Petrolchimico mantovano con interventi contraddittori e di bassa qualità.

Quanto esposto evidenzia l’urgenza che  Enti  ed Istituzioni preposti al controllo ed al governo della salute,  nonché gli stessi Partiti, che tanto peso hanno avuto nell’attribuzione delle alte cariche della sanità lombarda, intervengano con risolutezza, agendo nelle rispettive competenze per imprimere la doverosa e radicale svolta alla direzione della sanità mantovana.

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