È tempo di una gestione che sia davvero pubblica
GAZZETTA DI MANTOVA 20 settembre 2011
COMITATO ACQUA PUBBLICA MANTOVA
Sono trascorsi ormai tre mesi dallo splendido risultato referendario del 12 e 13 giugno scorso, abbiamo sperato che i nostri amministratori avessero capito il messaggio, ma così non sembra. In linea generale: tanto silenzio o, peggio, il tentativo di ignorare o reinterpretare il significato della vittoria referendaria. Ricordate lo slogan referendario? “Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua!”: ventisette milioni di italiani hanno detto Sì alla gestione pubblica del servizio idrico e Sì a togliere il profitto dalla gestione del servizio.
Non si tratta di una interpretazione demagogica, ma della lettura anticipata dalla Corte Costituzionale nella sua sentenza di ammissione dei quesiti, con la quale ha riconosciuto che il combinato dei due quesiti ammessi porta ad un risultato ben preciso: – la vittoria del primo quesito fa decadere l’obbligo alla privatizzazione dei servizi pubblici e manda un messaggio forte agli enti locali a favore della ripubblicizzazione, contro la scelta di privatizzare e contro il ricorso alle forme gestionali tipiche del mercato – la vittoria del secondo quesito, con la revoca del 7% della remunerazione, rafforza la volontà espressa verso la gestione pubblica e disincentiva chi opera in termini di lucro.
Ora il riferimento legislativo generale è quello della Comunità Europea: perché sia rispettata la volontà dei cittadini, poiché il servizio idrico si configura come servizio d’interesse generale, la modalità di gestione deve essere senza finalità di profitto, nell’interesse generale del servizio ai cittadini, cioè al di fuori del mercato. Abbiamo creduto che il messaggio fosse sufficientemente chiaro … La Provincia di Mantova e tanti Comuni si sarebbero dovuti trovare in una posizione favorevole: in tanti hanno già dichiarato da tempo che il Servizio Idrico è privo di rilevanza economica, ora è arrivato il momento di chiudere il cerchio e cominciare a dare corpo ad una gestione realmente pubblica.
Semplice? Mai pensato che lo fosse, ma questa è la volontà espressa dai cittadini. Ora, stranamente, abbiamo sentito parlare non di “gestione pubblica” ma di “controllo pubblico sulla gestione”; qualcuno ci ha addirittura detto che “non c’è nulla di scandaloso nell’avere utili, purchè siano reinvestiti”. Signori amministratori, siamo coscienti delle grandi difficoltà che state attraversando ed è necessaria una forte alleanza tra cittadini e istituzioni per superare un momento tanto difficile, ma bisogna finalmente dare alle parole il loro corretto significato, bisogna essere chiari. Ciascuno si assuma le responsabilità del proprio ruolo agendo in termini inequivocabili e trasparenti.
E non serve dire che “la mancata costituzione dell’Azienda speciale blocca gli investimenti”. Sapete benissimo che i motivi sono altri e che, se proprio si vuole mettere mano alle tariffe, si dovrà cominciare con la restituzione agli utenti di quel 7% di profitto che non esiste più dal 13 giugno scorso. La chiarezza nei confronti dei cittadini comincia da qui, così come chiari dovrebbero essere i piani d’investimento, per i quali si parla di costi, non di utili. La pressione da parte dei gestori dell’acqua è forte in tutta Italia, soprattutto quando c’è presenza di privati (anche nelle società miste come si vorrebbe trasformare Tea).
Ma allora viene spontaneo chiedersi: perché mai c’è tutto questo interesse a entrare in un business che non rende? O ipotizziamo un meraviglioso altruismo, oppure bisogna pensare ad altro… Ciò che è scaturito dalla scelta dei cittadini attraverso i referendum del 12-13 giugno scorso non deve essere letto come una vittoria contro la politica bensì come un’occasione preziosa per ricominciare a dialogare e a riparlare di partecipazione. E per questo abbiamo bisogno, ciascuno secondo le proprie responsabilità e competenze, di disegnare un nuovo percorso comune.















