Alessandro Profumo, l’uomo giusto per il centro-sinistra?
di Vittorio Bonanni (Liberazione del 04/09/2011)
Giusto ieri Carlo Galli, intervistato da noi, aveva auspicato un chiarimento all’interno del Pd e una sua ricollocazione a sinistra. Ed ecco che oggi, quasi a voler rispondere al politologo bolognese, Enrico Letta, vicesegretario del Pd, al meeting confindustriale di Cernobbio Alfredo Ambrosetti decide di proporre Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit, come nome nuovo del principale partito di opposizione, proposta subito apprezzata dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini e dal governatore della Campania Stefano Caldoro e che fa seguito ad una disponibilità dell’interessato a scendere in politica. «Secondo me Profumo è una persona competente e appassionata. Ce ne sarebbe bisogno, di persone come lui» ha detto il vice di Bersani. E lui ha ribadito la propria disponibilità: «Se c’è bisogno di dare un contributo non mi tiro indietro. Da parte mia c’è la passione. A 54 anni mi metto in gioco se c’è bisogno di far funzionare le cose». Insomma precari, lavoratori, immigrati e via dicendo, cioè coloro che dovrebbero essere tutelati da una forza come il Pd, sarebbero invece rappresentati da un banchiere. Ed è evidente che Letta non intende fargli una proposta poco impegnativa. L’intento sia pure nascosto – ha detto di volerlo "soltanto" candidare nelle future liste elettorali del partito – sarebbe di proporlo alle primarie, visto che l’idea fa seguito ad un riaccendersi della querelle proprio intorno all’ambita competizione. Il giorno prima il sindaco di Firenze Matteo Renzi non aveva nascosto le sue velleità, peraltro già note, in un’intervista rilasciata a Repubblica, suscitando la reazione del presidente Rosy Bindi, la quale lo aveva invitato a dimettersi dal Pd qualora avesse avuto questa intenzione, visto che il candidato naturale alle primarie è il segretario. «O lui si dimette dal Pd o lui non corre per le primarie» aveva sottolineato l’ex democristiana. Anche il presidente della regione Puglia Nichi Vendola si era immediatamente rifatto avanti: «Prima si fanno meglio è. La cosa migliore sarebbe farle entro la fine dell’anno» aveva auspicato il leader di Sel. Una ripresa della discussione che aveva spinto Bersani a replicare, sottolineando l’importanza della competizione a patto che non venga realizzata per enfatizzare personalismi di vario genere ma bensì per valorizzare un progetto collettivo. A dargli una mano è arrivato il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Nel corso dell’iniziativa di Pesaro "Rifare l’Italia, rinnovare il Pd", seminario dei trenta-quarantenni, ha voluto sottolineare come «il valore di questo appuntamento sia nel provare a unire in una ricerca collettiva sul futuro dell’Italia, persone e storie diverse. Non una discussione sulla leadership, che per me c’è ed è Bersani, ma sulle idee e sulla cultura politica del Partito democratico». «Abbiamo bisogno – ha continuato Zingaretti – di una forma di partito unitaria nella quale però con più libertà e capacità di confrontarsi e ascoltarsi scorrano le idee ed il pensiero. Deve assolutamente contare di più il merito rispetto alla fedeltà a qualcuno. Penso che questi ed altri appuntamenti devono essere vissuti da tutti come un elemento di ricchezza di un partito vivo». L’ex segretario nazionale della Sinistra giovanile ho voluto altresì stigmatizzare quello che ha considerato «uno dei lasciti peggiori del berlusconismo, quell’ossessione dell’io che però ha stancato l’Italia».
Sono altri per Zingaretti i nodi da affrontare: «C’è un tema di giustizia generazionale, che pone un problema di inclusione. Giustizia sociale, equità nella redistribuzione della ricchezza. La missione è costruire una visione legata a opzioni culturali per un Paese nuovo. Quanto allo strumento partito, negli ultimi 3-4 anni non ce l’ha fatta; dobbiamo avere uno strumento più funzionale. C’è stata troppa frammentazione e parcellizzazione dell’appartenenza, va recuperata la dimensione collettiva: la gestione del potere deve essere funzionale al bene comune e non all’accrescimento individuale o addirittura alla ricchezza di chi fa politica». Insomma lo scontro dentro il principale partito d’opposizione tra chi intende porre l’accento sui contenuti e chi invece ha smanie di potere camuffate da falsi intenti di rinnovamento è ben lungi dall’essere concluso. Caro Bersani attento, il fuoco amico è dietro l’angolo
















