La toppa è peggio del buco Impossibile approvare i bilanci
Rita Scapinelli*
La grande mobilitazione dei sindaci che si è avuta a Milano il 29 agosto ha ottenuto effetti positivi: se non altro, durante l’incontro con il ministro Maroni, che si è tenuto al termine della manifestazione, c’è stata la disponibilità, naturalmente tutta da verificare, ad aprire il confronto con gli enti locali ed accogliere quindi le richieste di Anci in tema di piccoli comuni e di patto di stabilità. E’ grazie anche alla mobilitazione dei sindaci che Anci nel direttivo del 30 agosto, convocato in via straordinaria per discutere delle proposte correttive del governo, ha mantenuto un giudizio critico.
A mio parere quanto emerso dai resoconti della stampa (di scritto non c’è ancora nulla) è assai deludente e forse è il caso di dire che “la toppa è peggio del buco”. Sui piccoli comuni, mentre da una parte non si parla più della loro soppressione, si dice però che i consiglieri verranno dimezzati, non vi sarà alcun gettone di presenza o indennità per gli amministratori e le funzioni dovranno obbligatoriamente essere svolte attraverso le unioni di più comuni. Ora se non si parla più di compensi che senso ha dimezzare il numero dei consiglieri, dove sta il risparmio in questa operazione? Si tratta solo, ancora una volta di un attacco alla rappresentanza democratica dei cittadini. E se si tolgono anche quei miseri compensi destinati agli amministratori, nemmeno sufficienti per pagarsi le spese, si disincetivano i giovani, che non hanno mezzi, a far parte degli organi comunali. Meglio sarebbe affrontare tutto il tema della revisione delle istituzioni locali all’interno del Codice delle Autonomie, ormai fermo da anni e reso quasi inutile, viste le continue modifiche in materia di enti locali effettuate per decreto.
Sulla questione delle risorse economiche invece, negli ultimi anni, ogni manovra finanziaria, o sotto forma di riduzione dei trasferimenti o di stretta del patto di stabilità, ha previsto pesanti tagli agli enti locali, quali fossero la principale fonte di sprechi e dei costi della politica. Solo sui comuni, per il 2012, ai tagli già previsti dai precedenti decreti del 2008 e del 2010, che ammontano a 4 miliardi di euro, si aggiunge la stretta sul patto di stabilità, prevista in questa manovra, pari ad altri 1,7 miliardi. Se poi si applicheranno le regole per i comuni virtuosi si peggioreranno ancora di più le cose per i comuni non virtuosi visto che risorse andranno reperite a scapito degli ultimi. Ma come sarà possibile approvare i bilanci per il prossimo anno? Ancora non si è trovato il modo per affrontare i precedenti tagli e adesso se ne aggiungono altri. Questo significa scaricare i costi della crisi sui ceti sociali più deboli che sono i principali utenti dei servizi comunali: in mancanza di risorse o si tagliano i servizi o si aumentano le tariffe o si riducono i contributi per le famiglie in difficoltà.
Nella modifica della manovra si parla di una riduzione dei tagli di circa 2 miliardi, ma non si dice come verrà spalmata sui diversi enti, regioni, province e comuni; difficile quindi che, come il direttivo di Anci ha chiesto, venga eliminato del tutto il miliardo e 700 milioni previsto. E’ inaccettabile inoltre che per recuperare risorse finalizzate alla riduzione dei tagli agli enti locali si pensi ancora una volta di attaccare le pensioni mentre non si sente più parlare del contributo di solidarietà che dovrebbe essere applicato a tutti coloro che percepiscono redditi più alti e non solo ai soliti dipendenti pubblici sui quali si continua a voler concentrare l’opinione pubblica.
Altra questione che non viene trattata dalle modifiche presentate, è quella relativa alla dismissione di partecipazioni in società esercenti servizi pubblici locali: è improponibile che di fatto si obblighino i comuni a svendere le proprie municipalizzate che magari stanno funzionando e anche bene. Oltre al fatto che si reintroducono norme che erano già state abrogate dal referendum popolare, non si capisce nemmeno il senso di questa proposta perché non si comprende in che modo possa concorrere agli obiettivi di finanza pubblica; tra l’altro si va a toccare un principio fondamentale che è quello dell’autonomia degli enti locali.
Ritengo quindi che i correttivi annunciati non hanno modificato il carattere iniquo e penalizzante della manovra perché ancora una volta non si vanno a toccare i grandi patrimoni ma si continua sulla strada dei tagli che verranno pagati da tutti i cittadini indiscriminatamente.
Anche il direttivo di Anci ha deciso di sospendere il giudizio in attesa che le richieste avanzate vengano accolte, mantenendo quindi alta l’attenzione da parte dei sindaci.
*Consigliere Comunale di Goito (Mn), direttivo nazionale Anci
















