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Gian Carlo Caselli: la morale della casta

martedì, agosto 30, 2011

17200-caterina_caselli.jpgQuestione morale significa trasformazione della politica in lobby daffari, contaminazione fra apparati dei partiti e mondo affaristico-economico. Ne sono figli il clientelismo, il conflitto di interessi e varie forme di illegalità, dalla corruzione alle collusioni con la mafia.
Non si tratta di fumisterie di parrucconi fuori del tempo, ma di una questione democratica ed istituzionale di formidabile attualità: per la decisiva ragione che un sistema impregnato di illegalità è lemblema stesso del vergognoso prevalere dellinteresse privato su quello pubblico.


Questione morale significa che se un politico è coinvolto in faccende poco pulite, deve rifiutare ogni tentazione che riduca il cosiddetto primato della politica a privilegio capace di eludere o addomesticare i controlli.
Il principio delleguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge non ammette eccezioni per nessuno. I politici anzi, proprio a causa della delicatezza ed importanza della funzione pubblica svolta, dovrebbero pretendere più rigore e non invece un qualche indebito riguardo.
Questione morale significa che i politici (se vogliono recuperare almeno un po di credibilità e fiducia, invece di avvitarsi sempre più nei meccanismi di una autoreferenzialità odiosa ed arrogante) debbono prevedere come normali le dimissioni dagli incarichi pubblici di coloro che sono accusati di gravi irregolarità.
Perché mai non dovrebbe accadere anche da noi quel che è regola nelle altre democrazie europee?
In Germania il ministro delle difesa Guttenberg (stella nascente della CDU) rinunzia alla poltrona e alla carriera perché nel suo paese copiare la tesi è da tutti ritenuto uno scandalo intollerabile. Da noi invece chi viene trovato (per fatti infinitamente più imbarazzanti e gravi di un mero «copygate») con le mani sporche di marmellata fino al gomito, riesce ancora ad essere commensale abituale e rispettato in banchetti esclusivi, dove può continuare a rimpinzarsi come se niente fosse mai accaduto. Non succede neppure al gioco del Monopoli, dove chi pesca un «Imprevisto» se non finisce in galera sta almeno fermo un giro.
La black list dei parlamentari italiani inquisiti, indagati, imputati, condannati, arrestati, patteggiati, indultati, prescritti.(anche per fatti di incontestabile gravità: senza che praticamente mai venga in mente a qualcuno degli interessati di dimettersi o ai suoi compagni di cordata politica di chiederlo), è di lunghezza di per sé sconvolgente e ci pone al di fuori degli schemi che sono naturalmente propri delle democrazie europee. Altro che invocare la questione morale: da noi siamo alleclissi della questione morale!
Eclissi che si intreccia con limpotenza cui «sapienti» pseudo riforme hanno costretto la giustizia italiana nei confronti della criminalità dei potenti (bancarotte, corruzioni, concussioni, falsi in bilancio). Creando una casta di «galantuomini» giudicati tali a prescindere, per i quali il processo – con i suoi tempi biblici – è destinato soprattutto a far maturare i tempi della prescrizione che tutto cancella. Anche leventualità che possano almeno scattare forme di responsabilità politico-morale, per lirresistibile vocazione della «casta» politica italiana ad una perenne e totale autoassoluzione (non è un caso che nel 2005 la legge «ex Cirielli» abbia sensibilmente ridotto proprio i termini di prescrizione della corruzione, e che il successivo cambio di maggioranza al governo non abbia realizzato quellinversione di rotta che tanti si aspettavano).

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