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Dai sindaci arriva l’ok all’azienda per l’acqua

domenica, luglio 24, 2011

di Sandro Mortari

(GAZZETTA DI MANTOVA 23 luglio 2011)

Statuto approvato all’unanimità. Il centrosinistra si divide: nessuna indicazione a Pastacci per fermare l’approvazione

La conferenza dei sindaci ha approvato venerdì all’unanimità (44 i sì) lo statuto per la costituzione della nuova azienda speciale per l’acqua. La palla passa ora al consiglio provinciale che mercoledì prossimo dovrà dire la parola definitiva sul nuovo organismo che sostituirà l’Ato.

E per il presidente Pastacci si preannunciano giorni caldi. A fine assemblea, infatti, alcuni sindaci di centrosinistra hanno chiesto di dare alla Provincia un indirizzo chiaro: soprassedere alla costituzione dell’azienda in attesa dell’esito del ricorso presentata allo legge regionale, che dovrebbe essere noti a fine ottobre. La proposta è rimasta sospesa nell’aria e, alla fine, la seduta si è sciolta senza che ci si esprimesse sul quel punto controverso. Non solo. Molte modifiche introdotte allo statuto andavano in direzione contraria a quanto sostenuto dalla Provincia.

«Abbiamo fatto solo quello che ci chiedeva la legge – ha detto Candido Roveda del Pd, presidente della conferenza dei sindaci -, e cioè di approvare lo statuto della nuova azienda che si occuperà dell’organizzazione del servizio idrico. Se qualche sindaco vuole prendere altre iniziative, libero di farlo» ha aggiunto rispondendo alle richieste di Andreetti e di Morselli, entrambi del Pd in rappresentanza di Porto e di San Giorgio, che volevano lanciare alla Provincia una chiaro segnale affinchè bloccasse l’approvazione dello statuto della nuova azienda.

«Noi – ha fatto eco Germano Bignotti del Pdl – abbiamo approvato le importanti modifiche dello statuto che i sindaci ritenevano di introdurre e senza delle quali non si poteva andare avanti. I tempi, poi, di realizzazione dell’azienda non dipendono da noi». Chi premeva per andare avanti senza tentennamenti (per esempio, il sindaco di Ostiglia Mazza e quello di Castellucchio, Monicelli, entrambi del centrosinistra) invocava la necessità di sbloccare gli investimenti operato dagli enti gestori, disorientati dall’incertezza creatasi nel settore dopo il referendum e dopo l’entrata in vigore della legge . «Dobbiamo garantire ai cittadini un servizio efficiente» hanno insistito.

La bozza di statuto licenziata dai sindaci prevede che il cda dell’azienda speciale sia formato da 5 membri (fino al 30 settembre resta l’attuale Ato ma solo per l’ordinaria amministrazione): tre eletti dalla conferenza dei sindaci e due dalla Provincia, uno dei quali scelto in una rosa indicata dal Comune di Mantova (Palazzo di Bagno dovrà anche nominare il presidente). Questa modifica è passata con 24 voti a favore e 15 contrari (Quistello si è astenuto). La Provincia, nella sua proposta, chiedeva che «preferibilmente» uno dei consiglieri fosse del capoluogo.

Via libera anche al direttore della nuova azienda che potrà essere assunto o per chiamata diretta oppure per selezione pubblica (fino alla nomina del nuovo resta, però, in carica l’attuale). Anche su questo punto i sindaci non hanno tenuto conto di ciò che voleva la Provincia, e cioè che il direttore fosse scelto tra i funzionari dell’ente). Ok anche alla proposta di una ventina di Comuni del centrodestra di trasferire gli attuali 4 dipendenti Ato alla nuova Azienda e, nel caso di suo scioglimento, di assumerli in Provincia. Palazzo di Bagno, nella sua bozza di statuto, non prevedeva quest’ultima eventualità.

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