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Dieci domande ATOMICHE per il 12 giugno

venerdì, aprile 1, 2011

Movimento mantovano SI alle rinnovabili NO al nucleare
www.fermiamoilnucleare.it
IL VOLANTINO

1) Gli impianti atomici di terza generazione sono più sicuri dei precedenti?

I reattori nucleari di III generazione, sviluppati negli anni ’90, rappresentano l’evoluzione della II generazione sviluppata negli anni 1960-70. La fisica del reattore e’ immutata, sono stati invece migliorati tutti i dispositivi tecnologici di contorno. E’ indubbio che i reattori di III generazione siano migliori dei precedenti, così come una nuova auto è generalmente più sicura del vecchio modello rottamato, ma il rischio di incidenti gravi o catastrofici permane. I documenti redatti da EDF (l’Enel francese), dicono che in caso di incidente grave le quantità di Bromo, Rubidio, Iodio e Cesio radioattivi liberate da un reattore di III generazione saranno 4 volte superiori rispetto ad un reattore normale. Stime indipendenti di Posiva OY (Finlandia) dicono che lo Iodio 129 sarebbe 7 volte tanto, la NAGRA (Svizzera) dice che il Cesio 135 e 137 prodotti sarebbero 11 volte tanto.

2) Un terribile incidente come quello di Cernobyl oggi potrebbe ripetersi?

Ritenevamo difficile che potesse accadere un incidente simile. Ma quanto si è verificato in Giappone in seguito al violento terremoto del marzo 2011 dimostra che, anche in un paese universalmente riconosciuto come uno dei migliori gestori di centrali nucleari, sia possibile un incidente come quello accaduto nella centrale Ucraina. Solo lo straordinario impegno dei tecnici nipponici ha impedito l’esplosione dei reattori di Fukushima, ma al prezzo della contaminazione radioattiva dell’area circostante. Sì è comunque verificato uno dei più gravi incidenti della storia del nucleare civile: il commissario Ue all’energia Guenther Oettinger lo ha definito “Apocalisse”. Il Giappone è un paese molto densamente popolato, quindi la radioattività ha raggiunto un numero molto alto di persone.

3) Le centrali EPR destinate all’Italia garantiranno un risparmio sulle bollette dei cittadini?

No. Per il nucleare addirittura le stime più recenti dimostrano che al 2020 il costo del kWh da nuovi impianti sarà maggiore del 75% rispetto a quello del gas e del 27% rispetto all’eolico. Senza contare che il kWh che viene venduto a 1,60 € costa solo 0,57 € alla produzione: il resto va allo stato. Quindi ci stanno raccontando balle. La verità è che le aziende elettriche sono società per azioni, votate alla generazione di profitti, e, come è noto, i profitti non si fanno abbassando le tariffe e promuovendo il risparmio. Anche la borsa elettrica, creata pochi anni fa con la liberalizzazione del mercato, doveva far abbassare i prezzi, ma è accaduto il contrario. Purtroppo “Il prezzo è fatto dal mercato e non dalla tecnologia produttiva” (Il Sole24Ore 2/8/2009).

4) La creazione dei quattro reattori da 1600 MW ci libererà del tutto dalle importazioni di petrolio?

E’ falso sostenere che il nucleare costituisca una soluzione al problema della volatilità del prezzo e dell’aumento del costo del petrolio. Vale la pena sottolineare che in Italia la generazione elettrica non utilizza il petrolio come fonte principale: nel 2008 i prodotti petroliferi hanno concorso alla produzione di energia elettrica con una quota del 6,8%: è il gas metano a coprire il 66% della produzione termoelettrica. La maggior parte del petrolio importato serve per i trasporti e per la produzione di calore industriale, che non sono toccati dall’energia nucleare.

5) Esistono rischi maggiori per gli abitanti che vivono nelle aree dove sorgeranno le centrali?

Il rischio in caso d’incidente nucleare è puntuale, cioè tanto maggiore quanto più vicini si è alla sorgente di radiazioni: non a caso vengono predisposti piani di evacuazione entro raggi di decine di chilometri. A Fukushima sono state evacuate 200 mila persone nel raggio di 30 Km, ma le radiazioni sono arrivate a distanza di 100 Km. C’è anche uno studio commissionato dal governo tedesco (KiKK-Studie) che dimostra l’aumento delle leucemie infantili intorno alle centrali nucleari anche durante il funzionamento normale.

6) Le scorie prodotte potranno essere smaltite in maniera definitiva?

Le scorie, per utilizzare le parole di Giuseppe Zampini, amministratore di Ansaldo Energia (che controlla Ansaldo nucleare): “sono il problema, uno dei punti su cui siamo caduti, sappiamo gestire le centrali ma in Italia non sappiamo dove mettere le scorie”. La questione delle scorie radioattive più pericolose e del loro enorme tempo di dimezzamento (il tempo che occorre per dimezzare la radioattività di un elemento) è tutt’ora senza soluzione. La “vetrificazione”, spesso contrabbandata come via d’uscita, è soltanto una fase di condizionamento di queste scorie e resta aperto il problema del loro confinamento in siti geologici adeguati. Non esistono oggi soluzioni concrete al problema dei rifiuti radioattivi. Le circa 250 mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotti finora nel mondo sono tutte in attesa di un sito di smaltimento definitivo.

7) Le future centrali di quarta generazione “ricicleranno” il plutonio?

La quarta generazione e’ un mito: e’ il sogno di una tecnologia nucleare che non abbia i problemi del nucleare. Esiste un comitato internazionale formato da dieci paesi, (www.gen-4.org) comunemente identificato col termine “quarta generazione”. Nato nel 2000 ha prodotto solamente parole. É troppo presto per dire se qualcosa vedrà un giorno la luce. Qualsiasi previsione è puro esercizio di fantasia.

8) Il nucleare è la strada per tagliare le emissioni di gas serra che provocano i cambiamenti climatici?

No, perché è dimostrato che per l’intero ciclo di funzionamento di un reattore nucleare si emette una quantità di CO2 pari a quella fuoriuscita da una centrale a turbogas di metà potenza. Inoltre, per recuperare la CO2 emessa per costruire un reattore, devono passare 9 anni di funzionamento dello stesso. In definitiva, anche raddoppiando l’attuale potenza nucleare installata, le emissioni di CO2 si ridurrebbero solo del 5%. E in Italia il nucleare arriverebbe, comunque, dopo il 2026, quando potrebbe essere troppo tardi.

9) L’installazione dei reattori aumenterà la produzione di energia elettrica?

E’ ovvio che quattro centrali in più, alimentate con qualsiasi fonte, aumenteranno la quantità di energia elettrica producibile, ma in Italia abbiamo già troppe centrali elettriche! Il 31 dicembre 2009 in Italia avevamo centrali installate per una potenza complessiva di 101.447 MW, una cifra quasi doppia rispetto alle nostre necessità (la potenza massima richiesta lo scorso anno è stata di 51.873 MW). Anche se la potenza complessiva non e’ mai disponibile interamente a causa dei cicli di manutenzione, deve essere chiaro che oggi in Italia abbiamo già troppe centrali. Importiamo energia elettrica perché i francesi la esportano a basso costo; un reattore nucleare non ha una produzione modulabile: quando parte, non lo si spegne fino a che il combustibile non si esaurisce; per cui se l’energia prodotta non viene usata, la si deve disperdere. A quel punto, tanto vale venderla a basso prezzo. Per inciso in Italia siamo anche esportatori di corrente, nel 2009 abbiamo esportato 2.111 milioni di Kwh (Terna).

10) Visto che siamo già circondati dalle centrali nucleari, perché non costruirle anche da noi?

E allora, tanto peggio tanto meglio? L’osservazione finge di ignorare che il rischio, in caso di incidente nucleare è puntuale, cioè è tanto maggiore quanto più vicini si è alla sorgente di radiazioni: questa semplice osservazione è alla base di uno dei principi della radioprotezione. Anche nei piani d’emergenza nucleare, la pericolosità e le misure conseguenti si vanno riducendo man mano che ci si allontana dal reattore. Farle in Italia, un paese molto densamente popolato, vorrebbe dire portare il rischio in casa propria.

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  1. Marco permalink
    venerdì, aprile 1, 2011 15:45

    Ottimo articolo: preciso e puntualissimo nei dati forniti!!! E’ la riprova di quanto miope e propagandistica sia la politica del “nucleare italiano2!!!

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