Il “giovin” Pastacci e le gambe corte

Lettera alla Gazzetta e alla Voce del 13 marzo 2011
Sig.Direttore,
prendo a prestito “la cronistoria” del suo giornale, iniziando a leggere, in “cronache mantovane” di sabato 26 febbraio,che – l’allora – quasi candidato del centro sinistra per la Provincia , Pastacci affermava : “Mi rivolgerò soprattutto a chi non crede nei partiti …”.
Poi un suo “Parliamone” domenicale, dal titolo ammiccante , “il coraggio di un’emozione” ed il 1° marzo , nel “Fuorisacco” a firma di Stefano Rocchi – portavoce della “Civica Portanuova” di Viadana dal titolo perentorio “Mi piace Pastacci, al di là dei partiti. Con lui trova forza il fronte civico” Concludo con le dichiarazioni odierne del candidato – ora -ufficiale che,come il “saggio re Salomone” propone di “…tagliare a metà l’infante” dichiarando che i “…due pilastri della coalizione” sono” la componente civica delle comunità (!)… e le forze politiche (n.b.: partiti) del centrosinistra”.
Mi pare evidente che il Pastacci abbia fatto una virata di 360 gradi abbandonando, frettolosamente, le sue pregresse e “ferree”certezze”, rivalutando i “vecchi e superati” partiti .
Nel mio piccolo, ritenendomi un semplice rappresentante di partito, questa lettera potrebbe essere ritenuta come una “difesa d’ufficio” ma non lo vuole essere.
In verità abbiamo assistito, qui in Italia, ad un grande crollo della forma partito ed in questi termini non è avvenuto negli altri paesi. Potremmo partire da Tangentopoli, che coinvolse soprattutto chi era al governo nazionale ma anche molti di sinistra che governavano a livello locale.
I Partiti scoperti come fucina di un ceto politico corrotto che è poi confluito nell’antipolitica e che ci hanno trascinati nel ’94 alla discesa in campo “… dell’unto del signore …”, che sta ancora “sgovernando” con interventi diretti e populisti.
Oramai da “vecchio” comunista sento la nostalgia di quanto rappresentavano, anche agli inizi degli anni settanta, le grandi componenti popolari: quella comunista, quella socialista e quella cattolica che, anche nella nostra realtà provinciale, erano saldamente radicate. Gente reale, in carne ed ossa, che si identificava dentro questi contenitori e che tramite il partito aderiva alla vita politica e sociale.
Poi è subentrato il traviamento poiché è venuto meno il naturale cambiamento nei gruppi dirigenti che favorì non tanto il merito e le capacità ma la fedeltà ed anche perché quelle componenti popolari si sono sgretolate socialmente.
I partiti, sempre più anchilosati, non si sono adeguati alle nuove circostanze riformandosi, ed ecco che la crisi dei partiti è l’inizio della crisi della politica e del reale abbandono dei cittadini dalla politica.
Non è che non siano state tentate nuove vie per uscirne: chi aveva riposto le proprie speranze nella cosiddetta società civile che, come fuochi fatui, si sono spenti e chi, anzitutto Rifondazione / Bertinotti, hanno riposto la fiducia nelle varie forme di movimento quali surrogati e nuova forma dei partiti dimostrando, ancora oggi, di aver compiuto uno sbaglio in quanto le due forme devono, per forza, coabitare e non sostituirsi.
Ebbene sono convinto che si potrà uscire dall’attuale crisi dei partiti, soprattutto a sinistra, rigettando l’idea del partito personale, iniziando a togliere il cognome dei leader dai logo di partito e dalle schede elettorali, avendo partiti che non siano di un capo ma di un progetto, con un programma chiaro, con dei dirigenti riconosciuti tali per la loro limpidezza etica e moralità adamantina.
Una Sinistra che non teme di definirsi tale e che deve dire esplicitamente di essere alternativa sia al più o meno mascherato “… nuovo …” civismo ed al berlusconismo e a quello che gli sta appresso: il bipolarismo, la logica del maggioritario, il liberismo più o meno “… temperato…”.
Una Sinistra che non si mette in gioco e si consegna ad una persona sola ma tenta di ricostruire, con l’aiuto dei Partiti che la ns. Costituzione contempla e per mezzo delle proprie idee e dei propri aderenti, il cambiamento necessario anche nella nostra realtà provinciale e non solo nel Paese.
Potrebbe, persino, farmi piacere il cambiamento di rotta del “giovin” Pastacci ma mi ricordo di un vecchio proverbio che dice: “… le bugie hanno le gambe corte!” e lo si vedrà molto presto.
Claudio Balestrieri















