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Serve un cantiere, non un recinto

lunedì, marzo 7, 2011

Visto che le elezioni politiche anticipate – sulle quali Sel con le primarie e la Fds con l’alleanza democratica avevano costruito la propria proposta politica – si allontanano è il caso di fare il punto della situazione. A parte questa valutazione sbagliata, molti altri errori sono stati commessi, sia dalle forze di opposizione parlamentare sia da quelle extraparlamentari.
Quello più grave, anche per la consistenza del partito che lo ha compiuto, è stato del Pd. Quando si è determinata la frattura nel Pdl, tra Berlusconi e Fini, si sarebbe dovuto  immediatamente chiedere le elezioni anticipate, compattando su questo obiettivo tutte le forze di opposizione. Per diversi mesi, invece, il Partito Democratico ha traccheggiato, proponendo improbabili governi tecnici con Fini e Casini per fare le riforme o, peggio, aprendo alla Lega per fare “seriamente” il federalismo.

In questo modo da un lato si è dato tempo a Berlusconi di riorganizzarsi e di recuperare parlamentari e dall’altro – come si è visto dalle dichiarazioni di rifiuto di Fini e di Casini, per non parlare di Bossi, all’ipotesi di fare una alleanza contro Berlusconi –  è stata avanzata una proposta politica che ha provocato solo danni, a destra come a sinistra. A destra, perché l’elettorato centrista e finiano non avrebbe mai potuto condividere il sostegno ad una coalizione con la sinistra. La correzione di linea di Fini (“siamo alternativi al premier e alla sinistra”)  attuata all’assemblea nazionale dei circoli di Fli il 6 marzo è emblematica. Così come a sinistra una parte dell’elettorato sarebbe confluita nell’astensionismo, qualora si fosse formata una alleanza con la destra.

Tutto questo è avvenuto, tra l’altro, mentre si sono succedute mobilitazioni molto partecipate di tutti i tipi (dal mondo del lavoro a quello della scuola, fino alla grande mobilitazione delle donne del 13 febbraio), a dimostrazione di una volontà e di una disponibilità di una parte importante del paese di mobilitarsi contro il governo e le sue politiche.
Ma, come dicevo, errori sono stati compiuti anche a sinistra. Non pochi e non di piccolo conto.

Sinistra ecologia e libertà ha puntato molto sulla candidatura alle primarie di Nichi Vendola. La sua capacità comunicativa, la sua frequente presenza nei media, la scelta di una collocazione  interna al centrosinistra (che, come sappiamo per esperienza, paga molto quando sei all’opposizione, ma ti penalizza quando vai al governo), assieme ad alcune scelte di collocazione giuste (con la Fiom-Cgil, con il No a Mirafiori, nella raccolta delle firme per l’acqua), sono le ragioni di questo successo. Tuttavia, in assenza di una ravvicinata competizione elettorale, tutto l’impianto potrebbe scricchiolare.

Qualche segnale inizia infatti a vedersi. La doppietta sparata nello stesso giorno dal governatore della Puglia (alleanza anche con Fini per fare le riforme e Bindi candidata premier), nonostante i tentativi di motivarla ex post come una scelta tattica, ha creato forti malumori in Sel, e anche aperti dissensi. Anche la concezione di Sel come forza transitoria in vista della costruzione di una nuova sinistra e delle Fabbriche di Nichi come il supporto esterno di questa impresa vacillano alla prova dei fatti, in assenza del “grimaldello” che sarebbe dovuto servire allo scopo (le primarie).

Non è un caso che comincino ad emergere, anche su questo aspetto e all’interno di Sel, riflessioni critiche come quella di Onofrio Romano, pubblicata sulla rivista Democrazia e Diritto (il link è alla fine di questo post).
In questo scenario – incerto e in movimento – considero non solo sbagliato, ma miope il sistematico rifiuto di Sel ad un dialogo con la Fds e la non disponibiltà, salvo rare eccezioni, a fare liste unitarie o coalizioni unitarie per la prossima importante tornata elettorale amministrativa. E’ tutto da dimostrare che gli ottimi sondaggi nazionali, trainati dalla popolarità di Vendola, abbiano poi un riscontro in una competizione amministrativa, nella quale – come sappiamo – incidono parecchio i fattori e le candidature locali. Non va sottovalutato il fatto che  con gli sbarramenti che si sono alzati, in conseguenza del calo del numero dei consiglieri, la sinistra divisa potrebbe rischiare di rimanere fuori da importanti assemblee elettive.

Ma anche la Federazione della Sinistra ha compiuto numerosi errori e facendone parte lo dico, prima di tutto, autocriticamente. Dovevamo essere più decisi nel proporre l’unità – pur nell’ambito di due progetti diversi che si confrontano  – quando le due forze Fds e Sel erano equivalenti, cioè subito dopo le elezioni europee. Si è compiuto un errore ad ostacolare le voci che andavano in quella direzione. Così come, pensando che le elezioni fossero imminenti, si è sbagliato a mantenere la Federazione della Sinistra in una condizione di sostanziale cartello elettorale, senza conferirle maggiore autonomia politica e organizzativa.

Le conseguenze le vediamo anche oggi dove, tra i vari soggetti politici che la compongono, in particolare tra Prc e Pdci, anziché superare una divisione che non ha più alcun senso, si riaccendono tensioni provocate da scissioni sbagliate e da spocchiosi atteggiamenti di autosufficienza. Nonostante questo penso che per le forze che non sono organiche al centro sinistra il processo di costruzione della Federazione della Sinistra non abbia alternative e, quindi, vada perseguito, superando queste difficoltà.
Ma – detto questo – che cosa fare in un contesto dove le elezioni non sono all’ordine del giorno e, per dirla con Landini, occorre dare una sponda politica al conflitto e ai movimenti?

Bisogna riaprire “il cantiere dell’unità”. Bisogna dare centralità a quei luoghi nei quali si è mantenuta una relazione tra le forze della sinistra, anche in questi mesi di non dialogo.  Non per rimuovere le differenze tra il progetto della Fds o di Sel, ma per mettere a frutto le convergenze che ci sono e sono tante, di fronte ad una primavera che si preannuncia densa di appuntamenti: l’11 marzo lo sciopero dei sindacati di base, il 12 marzo le manifestazioni in difesa della Costituzione e della scuola pubblica, il 26 marzo la manifestazione di sostegno ai referendum sull’acqua e il nucleare, il 6 maggio lo sciopero generale di 4 ore della Cgil che molte categorie, giustamente, hanno allungato a 8.

Si tratta di un primo elenco di appuntamenti, già molto lungo e che probabilmente aumenterà, a conferma del fatto che questo Paese non è pacificato e che vi è una fetta consistente di popolo che non piega la testa. E’ la risorsa vera di questo Paese e della sinistra. E’ un’occasione per tutti noi per ricostruire una connessione con il nostro popolo e per recuperare la credibilità persa in conseguenza della fallimentare partecipazione all’ultimo Governo Prodi e delle continue divisioni che, purtroppo, in tutti questi anni non siamo riusciti ad evitare.

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