Nello spirito della Costituzione
Persone, parole e luoghi di responsabilità e di speranza civile
Abbiamo scelto di riflettere sui 150 anni dellunità dItalia concentrando la nostra attenzione sulla Costituzione. Riteniamo che in essa si esprima uno dei punti più alti e nobili della nostra difficile storia italiana. Nello stesso tempo, non passa giorno che la Carta costituzionale non venga sottoposta a insulti verbali nonché a fatti, cioè ad atti giuridici, che tendono a demolirla svuotandola dallinterno. Le riflessioni che seguono si aggiungono a quelle recentemente pubblicate sulla Gazzetta in preparazione allincontro del 26 febbraio, con Romano Prodi e don Ciotti, come apertura di un discorso che si snoderà per tutto lanno.
Prendo lo spunto da uno scritto di Dossetti: La Costituzione italiana [ ] porta limpronta di uno spirito universale e in certo modo transtemporale. Su quel testo confluì il consenso di quasi il 90% dei componenti lAssemblea costituente, tra i quali cera molta più distanza di quanta oggi ne corra fra Bersani e Berlusconi (Ainis). Come mai si è pervenuti a una così massiccia convergenza su un testo che esprime un respiro universale e dunque capace di sfidare il tempo?
Dietro e dentro tutti, ci stavano sei anni di guerra mondiale nella quale si sono consumati orrori mai visti prima. In aggiunta, lItalia emergeva dal gorgo della guerra civile, con le miserie morali e materiali che ne sono derivate e le ferite che hanno continuato a sanguinare. Nonostante tutte le contrapposizioni presenti, lunità prevalse sulla divisione. Non attraverso un compromesso di bassa lega, ma con un processo culturale di alto livello che consentiva di mantenere in tensione il dialogo con le ragioni degli altri. Infatti il cemento che teneva insieme i nostri padri fondatori era innanzitutto il gusto per la storia, leducazione ai classici, in una parola, la cultura (Ainis). E ancora, lenorme sofferenza, anche personale, vissuta negli anni della dittatura fascista e del caos bellico.
La fase costituente non era soltanto in vista della stesura della Costituzione. Dopo la catastrofe globale, che ha avuto il suo epicentro nella civilissima Europa, dalle radici cristiane, dalle sue culture raffinate, dal più avanzato sviluppo scientifico e tecnologico, cera da inventare un nuovo modo di stare insieme, un bonum commune da esaltare come unica possibilità di convivenza e di futuro. E questo che si respira nella Costituzione, un respiro che, appunto, è universale e che va oltre la contingenza del momento. Un respiro che nasce dallaver sperimentato la tenebra della forza distruttiva arrivata al massimo della follia e dalla consapevolezza che il pericolo di precipitare nella barbarie è sempre dietro langolo (P. Prodi).
A questo punto, mi sembra utile collegare la nostra Carta costituzionale con altri due documenti che con essa hanno profonde affinità.
Il primo è la Dichiarazione universale dei diritti delluomo del 10 dicembre del 1948. Anchessa vede la luce, in un sussulto di coscienza umana, dopo il grande incendio che ha infiammato il mondo. Rappresenta la coscienza storica che lumanità ha nei propri valori fondamentali nella seconda metà del secolo ventesimo.
E una sintesi del passato e unaspirazione per lavvenire; ma le sue tavole non sono state una volta per sempre scolpite (N. Bobbio). Troverà sviluppi e approfondimenti in documenti successivi. Naturalmente non bastano le proclamazioni perché gli esseri umani effettivamente siano giuridicamente protetti nella loro dignità, però rappresentano una direzione di marcia, un ideale da perseguire. E ancora Bobbio che aggiunge: Il problema di fondo relativo ai diritti delluomo è oggi non tanto di proclamarli, quanto quello di proteggerli. Già Simon Weil, nel pieno della seconda guerra mondiale, scrivendo su la ricostruzione politica e civile della Francia, notava che una dichiarazione dei diritti umani non sarà sufficiente. Occorre recuperare lidea di obbligo verso lessere umano, a partire dai suoi bisogni concreti che costituiscono il contenuto dei diritti.
Laltro documento, del 1965, in profonda sintonia con la Costituzione, è la dichiarazione Dignitatis Humanae del Concilio Vaticano II. In essa si afferma la libertà religiosa come diritto umano fondamentale e universale. Il contenuto di tale diritto consiste nellimmunità da qualunque coercizione in materia religiosa: nessuno può essere costretto e nessuno può essere impedito. Il fondamento si trova nella dignità della persona stessa e non nel diritto positivo, statale o ecclesiastico, che può soltanto riconoscerlo, non fondarlo. Questa posizione va oltre il principio di tolleranza per chi è su posizioni diverse, religiose o non religiose. E il punto di arrivo dopo secoli di lotte interne al mondo cristiano che hanno insanguinato lEuropa.
Penso che luniversalità e la sovratemporalità che riscontriamo nella nostra Carta costituzionale e nei due documenti citati, affondino le radici nella durissima storia, italiana, europea e mondiale, che è sottesa. Si respira una proiezione verso un avvenire libero dagli orrori che né la religione, né la ragione illuministica hanno saputo impedire. Portano racchiusa una speranza, la speranza di un bonum commune che si saldi con la dignità e libertà di ogni singola persona contro la prevaricazione dei poteri, pubblici o privati. La Carta costituzionale rappresenta il nostro patto di convivenza che mantiene la piena validità nei suoi principi. Laccanimento per demolirla e la superficialità con la quale si mette in atto una tale operazione, mi sembra abbiano i connotati ed il contorno di quella banalità del male di cui parla Hannah Arendt.
don Roberto Fiorini















