«Avanti Popolo», il Pci che piace ai ragazzi. In 20mila alla mostra che sbarca a Livorno

Chiusi ieri i battenti a Roma, l’esposizione si sposta nella città in cui fu fondato il partito nel 21 — Record i visitatori nelle tre settimane all’Acquario romano.
Con un grande successo di pubbico ha chiuso i battenti ieri a Roma la mostra sulla storia del Pci «Avanti popolo». Per riaprirli tra poco meno di un mese a Livorno, prima tappa di un tour nel Paese.
Settant’anni di storia fanno il giro d’Italia. Prossima fermata, Livorno. Dove tra poco meno di un mese riaprirà i battenti «Avanti popolo – Il Pci nella storia d’Italia», la mostra itinerante che si è chiusa ieri nella Capitale, prima tappa di un viaggio che conta già su un bilancio di oltre 20 mila visitatori in tre settimane.
E la sorpresa è che, oltre alle scolaresche, è soprattutto un pubblico di giovani quello che è stato attirato dal percorso espositivo allestito all’Acquario Romano e che dal 5 al 20 marzo si sposta nella città Toscana che fu la culla del Pci, per poi toccare Genova, Milano (a metà giugno), Bologna (dal 9 al 23 ottobre), Perugia (inizio novembre), Napoli, Palermo e terminare infine a Torino.
Ragazzi incuriositi e poi emozionati – e poi ancora interessati e curiosi, come raccontano loro stessi, sulle pagine di Facebook dedicate alla mostra – dalla narrazione multimediale che si articola lungo il periodo che va dalla fondazione del Pci, il 21 gennaio 1921, sino alla sua fine ufficiale, alla nascita del Pds, a Rimini, il 4 febbraio 1991.
Da vedere, il materiale documentario originale, tra lettere autografe, volantini, foto, verbali di riunioni di partito, volumi e giornali. Innanzitutto, i 31 manoscritti originali e mai esposti prima dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, insieme al manoscritto del `26 sulla Questione meridionale, sempre di Gramsci, e ai messaggi radiotrasmessi di Togliatti e alla sua corrispondenza con Badoglio e Sraffa.
In esposizione un corredo di materiali provenienti dagli archivi del Pci conservati dalla Fondazione Istituto Gramsci e dalla Fondazione Cespe, ma anche documenti selezionati dall’archivio de l’Unità e di Crs, Fondazione Di Vittorio, Udi, dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio, dell’Istituto Luce e della Rai. E cos! il Pci si racconta attraverso se stesso, con le tracce documentali che i suoi dirigenti, i militanti e la gente comune hanno lasciato.
Il tutto per offrire un racconto non celebrativo ma anche critico, dall’Ungheria ai tanti nodi infilati nella storia del Pci, sino alla «cosa» di Occhetto, cercando di non omettere nulla, neanche sugli aspetti più drammatici e discussi della vicenda del Partito comunista italiano.
Ma ovviamente passando anche per la satira e l’ironia – a richiamare quella di tanti che hanno saputo ridere di loro stessi – come quella di Altan e di Staino, cui è dedicata un’apposita sezione. Capitoli che si condiscono di suggestioni multimediali, tra video e touch-screen con i quali interagire attraverso 36 parole chiave, per entrare nel merito e nei dettagli della. storia narrata, in un dialogo serrato e circolare fra i materiali d’archivio e gli audiovisivi.
Parte integrante dell’iniziativa, il ricchissimo programma di eventi, presentazioni, dibattiti, concerti, anteprime e incontri.
Sito della mostra di Roma















