Vai al contenuto

Prime valutazioni sulle amministrative 2011

venerdì, gennaio 21, 2011

Le elezioni amministrative del 2011 rappresentano un passaggio particolarmente delicato dal punto di vista politico sia per il PRC che per la FDS. L’elemento che le rende particolarmente importanti è la possibile assenza di concomitanti elezioni politiche. In questo caso, infatti, le amministrative rappresenterebbero l’unico test significativo per misurare il peso politico della FDS e quindi condizionerebbero le relazioni politiche future, oltre che determinare conseguenze rilevanti in termini di “percezione di sé”, con tutti i possibili effetti positivi o negativi indotti in un corpo politico ( il PRC e a maggior ragione la FDS) provati da esperienze elettorali non particolarmente positive.

Nello specifico, poi, questa prova elettorale assume un valore particolare perché sono in gioco le sorti di una decina di province (per l’esattezza 11) e di un migliaio di comuni, più di un centinaio dei quali superiori, e fra questi ultimi alcune grandi città capoluoghi di regione quali Torino, Milano, Bologna e Napoli (per non parlare di Trieste, Cagliari e Reggio Calabria). Nella maggior parte di queste amministrazioni il PRC e le forze della FDS hanno una loro rappresentanza istituzionale che ora viene messa in gioco, con tutti gli effetti che questo può determinare sulla tenuta delle organizzazioni locali.

Per poter esprimere delle valutazioni e, ancor più, delle previsioni sulle prossime elezioni amministrative, è necessario offrire un minimo di elementi di contesto. Innanzitutto, in termini di attuale presenza del PRC e della FDS nei consigli. Premesso che, a parte rare eccezioni, la presenza del PDCI si ha in amministrazioni in cui esiste anche una rappresentanza del PRC, essendo quest’ultimo la forza di gran lunga più presente nelle istituzioni locali (in termini di eletti, nelle scorse amministrative il rapporto era di 3.5 a 1), vale la pena considerare in quali delle amministrazioni chiamate al voto attualmente esiste una qualche presenza istituzionale riconducibile alla FDS. La situazione è la seguente: per le province vi è una rappresentanza in tutti gli 11 casi.

Per i comuni superiori (ai quindicimila abitanti nel caso delle regioni a statuto ordinario, con soglie diverse in quelle a statuto speciale) la rappresentanza si concentrava, all’indomani delle scorse amministrative, in poco meno del 60% dei casi e cioè in 69 sui 119 comuni considerati ( a questi se ne sono aggiunti alcuni altri per effetto dello scioglimento anticipato dei consigli). Nei rimanenti 50 comuni il non ottenimento di una rappresentanza istituzionale all’epoca era stato dovuto o alla mancata presentazione della lista (in 10 casi) o, in caso di presentazione, a un risultato elettorale insoddisfacente (in 40 casi). Si tratta di realtà in cui nel 2006 (anno in cui si è votato in precedenza, a parte i pochi comuni in cui si è avuta una fine anticipata delle consigliature) la presenza del partito era molto debole.

Nella realtà l’attuale presenza istituzionale da parte di forze che fanno riferimento alla Federazione è minore di quella ottenuta all’indomani delle scorse amministrative a seguito della perdita di consiglieri e assessori, dovuta ad abbandoni che nella maggior parte dei casi si sono tradotti nel passaggio a SEL. L’entità esatta di tale presenza non ci è conosciuta. Naturalmente gli abbandoni non sempre hanno determinato la completa scomparsa di una rappresentanza. In alcuni casi la stessa si è semplicemente ridotta, determinando tuttavia un processo di indebolimento. Il danno, comunque, non riguarda solo il ridimensionamento della presenza istituzionale, ma anche la nascita di una concorrenza a livello istituzionale che influenzerà l’esito delle prossime elezioni.

Se la non presenza di una rappresentanza istituzionale o il suo indebolimento a livello locale è destinata a condizionare negativamente l’esito elettorale nelle prossime amministrative in alcune realtà specifiche, è però chiaro che il fattore decisivo sarà quello del potenziale elettorale disponibile. A tale riguardo, destano non poche preoccupazioni la compresenza di due tendenze: la prima è la riduzione delle percentuali di voto della FDS registratasi fra le elezioni europee e quelle regionali, e proseguita, stando ai sondaggi, nel periodo successivo. La seconda è l’innalzamento della soglia di sbarramento implicita per l’accesso alla rappresentanza istituzionale, legata alla riduzione del 20% del numero dei consiglieri. Il combinarsi di queste dinamiche porta inevitabilmente a una riduzione della rappresentanza soprattutto nella fascia di comuni di dimensioni inferiori.

La verifica ( per quanto approssimativa, data la non perfetta comparabilità dei dati) è stata effettuata confrontando le soglie di sbarramento implicite (in caso di presenza in coalizione vincente e non) con i risultati ottenuti nelle stesse province e comuni in occasione delle scorse regionali (per le regioni a statuto ordinario) e delle altre elezioni più ravvicinate ( nel caso delle regioni a statuto speciale). Il calcolo, naturalmente, deve tener conto di un margine di aleatorietà rispetto alle soglie teoriche, ma soprattutto rispetto ai risultati elettorali che effettivamente si otterranno. Tale margine è stato considerato nell’ordine dello 0.5%. Pertanto, nella fascia che arriva fino al -0.5% della soglia di sbarramento teorica abbiamo considerato “probabile l’elezione” anche se non certa (nelle tabelle è indicata con il colore giallo). Al di sopra del valore teorico l’abbiamo considerata “possibile” e quindi relativamente certa (colore verde). In tutti questi casi, ovviamente, il riferimento è alla presentazione di una lista della FdS.

I dati evidenziano per le province, in caso di partecipazione a coalizione vincente con lista della sola FdS e quindi godendo dell’attribuzione di un premio di maggioranza, certezza di elezione in 4 casi su 11 (Trieste, Lucca, Macerata, Reggio Calabria) e probabilità di elezione in 1 caso (Ravenna). Difficilmente si otterrebbe una rappresentanza nelle province di Vercelli, Mantova, Pavia, Campobasso e Gorizia. In caso di non partecipazione a coalizione vincente la certezza si avrebbe a Lucca e Reggio Calabria e la probabilità a Macerata. Dato che sulla base delle interviste risulta di gran lunga prevalente la partecipazione a una coalizione di centro sinistra e, dato l’attuale rapporto di forza fra centro destra e centro sinistra, si può ritenere che la possibilità di elezione vi sia nelle province di Gorizia (dalle interviste questa provincia dovrebbe essere inclusa), Trieste, Lucca, Reggio Calabria, Ravenna, con un’incertezza su Macerata in ragione della vittoria (non scontata) del centro sinistra e della non certezza della coalizione. Ci attesteremo quindi su circa il 55% delle province rispetto a quelle in cui abbiamo ottenuto una rappresentanza nella scorsa legislatura.

Nel caso dei comuni superiori il quadro è più complesso dato il numero più consistente (119). I risultati generali indicano che nel caso di partecipazione a coalizione vincente il superamento della soglia di sbarramento per l’ottenimento di una rappresentanza, sempre assumendo come riferimento le scorse regionali per le regioni a statuto ordinario e le ultime elezioni utili per quelle a statuto speciale, si avrebbe con certezza in 32 comuni, probabilmente in altri 10 e difficilmente nei rimanenti 77. Si consideri, come si è detto, che nelle scorse amministrative i comuni in cui si era ottenuto una rappresentanza erano 69. Ne consegue che se consideriamo tutti i comuni in cui vi sono delle possibilità è possibile supporre, a dati invariati, l’ottenimento di una rappresentanza in circa il 60% di quelli in cui l’avevamo ottenuta in precedenza (42 casi). Nel caso di mancata partecipazione a una coalizione vincente ovviamente il numero scende: la certezza si ha in 18 casi, la probabilità in 4, per un totale di 22, intorno quindi al 30%. La verifica tramite interviste telefoniche conferma che, data l’ampia diffusione degli accordi di centro sinistra, e dato che nella maggior parte dei 42 comuni indicati in precedenza il centro sinistra può vincere, questa quantificazione è abbastanza credibile. Se si considerano i casi limitati in cui non vi sarà coalizione di centro sinistra, si può ritenere che alla fine, rispetto alla consigliatura precedente, vi potrebbe essere la possibilità dell’ottenimento di una rappresentanza fra il 50 e il 55% dei casi (e cioè intorno alla quarantina di comuni).

Per ciò che riguarda le dimensioni, consideriamo esclusivamente l’ipotesi di coalizione vincente (quella più probabile). La fascia più penalizzata è quella fra i 10000 e i 30000 abitanti. Nelle fasce di dimensioni maggiori i comuni dove non è probabile l’elezione di una rappresentanza si riducono progressivamente. Sommando i casi di certezza e quelli di probabilità, nella fascia fino a 30.000 abitanti in caso di coalizione vincente avremmo l’elezione in 6 comuni (rispetto ai 30 delle scorse amministrative), fra i 30.000 e i 100.000 in 26 (leggermente meno che nelle scorse elezioni amministrative), dai 100.000 a 1 milione in 8 (al pari delle precedenti ), oltre 1 milione in 2 (anche qui al pari delle precedenti amministrative). E’ evidente l’estrema criticità della fascia fino ai 30.000 abitanti, il vero punto debole in queste elezioni.

Limitatamente ai comuni capoluogo di provincia, che rientrano tutti nelle fasce superiori ai 30.000 abitanti e che in totale sono 28, nelle scorse amministrative era stata raggiunta una rappresentanza in 22. Sulla base dei calcoli effettuati questo numero in caso di coalizione vincente resterebbe sostanzialmente stabile. Integrando tale risultato con le interviste si può ritenere che allo stato attuale una lista della FdS potrebbe ottenere una rappresentanza in tutti i capoluoghi di provincia dove l’aveva ottenuta nella scorsa consigliatura, meno che a Varese e Caserta, mentre otterrebbe una rappresentanza aggiuntiva a Barletta.

Dal punto di vista geografico, consideriamo sempre l’ipotesi di coalizione vincente. Le aree più penalizzate sono quelle esterne alle zone tradizionalmente di sinistra (Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche). Le regioni a statuto speciale hanno comportamenti diversi dipendenti dalle leggi elettorali vigenti. Ne risultano avvantaggiate le amministrazioni della Sardegna e del Friuli Venezia Giulia ( per l’alto numero di consiglieri) e svantaggiata la Sicilia (per l’alto sbarramento previsto pari al 5%). Nell’insieme l’area più penalizzata è quella nord ovest che in caso di partecipazione a coalizione vincente perderebbe 2/3 delle rappresentanze nei comuni rispetto alle scorse amministrative (pari a circa una dozzina di comuni). La perdita più significativa si concentrerebbe poi nel nord est. In flessione anche il centro anche se in percentuale in modo meno grave. In questo caso la perdita maggiore si verificherebbe nel Lazio. Nel sud la perdita sarebbe più contenuta e interesserebbe soprattutto la Campania. Nelle isole il confronto con le precedenti amministrative è abbastanza positivo in quanto il calo è ridotto, ma ciò si deve al fatto che già da prima la rappresentanza era stata fortemente ridimensionata nella Sicilia per i motivi sopra richiamati.

Il quadro complessivo è pertanto preoccupante e soprattutto per i comuni. Naturalmente queste stime discendono da un’analisi statica della realtà che presuppone l’uguaglianza dei risultati amministrativi del 2011 con quelli delle regionali 2010 o comunque di precedenti consultazioni. Nella pratica sappiamo bene che il voto amministrativo non coincide mai con quello politico e che quindi fra comuni e province e regioni non esiste un’identità di comportamenti. Nelle realtà locali incide non solo la notorietà dei candidati e la loro credibilità, ma anche l’efficacia dell’azione condotta nelle amministrazioni locali (sia al governo che all’opposizione), e il grado di radicamento sociale. Tuttavia, il risultato finale è abbastanza credibile, come confermano le stime fatte dai nostri dirigenti locali. Se si può azzardare un’ulteriore considerazione, un elemento di preoccupazione può derivare dal calo di sondaggi che si è verificato dalle scorse regionali a oggi.

A questo punto occorre approfondire alcuni nodi politici. A tal fine mi avvarrò dell’indagine fatta attraverso interviste telefoniche ai responsabili Enti locali, nonché ai segretari delle federazioni coinvolte nelle prossime elezioni amministrative (per la presenza di province o di comuni superiori chiamati al voto).

a) La prima questione è relativa alla scelta di far parte o meno di una coalizione e, in particolare, con l’intero centro sinistra (PD, quindi, compreso). E’ evidente che la partecipazione a una coalizione se vincente consente una più facile elezione di rappresentanti (come dimostrano le simulazioni effettuate). Va da sé, in ogni caso, che la possibilità deriva da valutazioni di carattere politico e non può essere soggetta a calcoli di tipo esclusivamente tattico. A tale riguardo dall’indagine telefonica risulta evidente che alcune questioni sono decisive. La prima riguarda il grado di allargamento della coalizione, in alcune realtà, anche se limitate soprattutto al sud e comunque non dovunque, il PD vuole allargare la coalizione a UDC, Io sud e altre componenti del terzo polo. La seconda riguarda i programmi, per la tendenza, sempre del PD a sostenere processi di privatizzazione o a favorire uno sviluppo territoriale ambientalmente discutibile. La terza riguarda ragioni banali di convenienza dato che non sempre è conveniente, o così conveniente, la partecipazione a una coalizione col PD.

Ciò vale, per esempio, nel caso in cui le percentuali di voti ottenibili non siano tali da consentire comunque l’elezione di propri rappresentanti o nei casi dove sono possibili coalizioni alternative in grado di superare la soglia minima e dove la FdS sarebbe in questo caso nelle condizioni di eleggere. Dalle interviste fatte si ricava che la scelta di partecipare a coalizioni con il centro sinistra è molto estesa e ciò in ragione anche del fatto che molte sono le amministrazioni in cui abbiamo condiviso un’esperienza di governo. Non si notano apprezzabili fenomeni di chiusura settaria. I casi in cui le strutture locali pongono l’esigenza di una presenza autonoma dal centro sinistra sono motivati da considerazioni nella maggior parte dei casi ragionevoli. In alcuni casi non esistono le condizioni minime per la presentazione di una lista. In altri casi la coalizione con il centro sinistra non è possibile per evidenti incompatibilità programmatiche o legate al personale politico. Il caso del comune di Salerno è il più emblematico. Uno degli aspetti più critici è la tendenza del PD ad allargare la coalizione al centro.

In questo caso è opportuno un atteggiamento rigido, specie quando si vogliono coinvolgere forze come Io sud di matrice di destra o dove l’UDC ha caratteri fortemente clientelari e ipermoderati. Naturalmente, in diversi casi il quadro non è definito, dato che le trattative sono in corso o non si sono operate delle scelte precise. Il caso più rilevante è quello di Torino, dove le recenti prese di posizione di Fassino aprono problemi rilevanti per la partecipazione a una coalizione di centro sinistra. Semmai, ed è l’elemento più preoccupante, va notata in diversi gruppi dirigenti locali una tendenza negativa a ridurre il confronto programmatico al minimo, nella speranza – attraverso la stipula di un’alleanza con il centro sinistra – di garantire l’elezione. Questa dinamica evidenzia un rischio di subalternità il cui effetto sul risultato elettorale dovrà essere verificato. Specie per la marginalità nel dibattito politico locale che un simile atteggiamento comporta.

b) Una questione connessa a quella delle alleanze è quella delle primarie. Le informazioni a tale riguardo indicano l’utilizzo delle primarie in un numero limitato di realtà. A parte le grandi città, scendendo di dimensioni si riduce molto il loro utilizzo. Il ricorso alle primarie si ha generalmente dove si è concluso il secondo mandato del sindaco o del presidente della provincia. In tutti i casi vi è una scelta pregiudizialmente favorevole di SEL all’uso di tale strumento, SEL anzi è la forza che con più determinazione di tutti lo sostiene. Tale orientamento non è condiviso dall’IdV, dai Verdi o dalla FdS, che nei vari territori, a parte eccezioni, non avanzano a priori la proposta di primarie e quando altri le propongono scelgono di volta in volta la collocazione. In generale la novità in questa tornata amministrativa è rappresentata dal fatto che la crisi del PD determina una maggiore incertezza sull’esito delle stesse primarie.

Lo si è visto nel caso di Milano, ma vi sono margini di aleatorietà anche per Bologna e più in generale. Su questa crisi punta a inserirsi SEL. L’elemento assolutamente discutibile e negativo è la tendenza a scavalcare il confronto programmatico fra le forze della coalizione per assegnare al candidato sindaco o presidente della provincia la responsabilità di definire gli orientamenti. Il che significa che l’appartenenza alla coalizione di centro sinistra assume il valore di una scelta pregiudiziale. Si consolida insomma un approccio bipolare. Per questa ragione occorre resistere a questa tendenza ribadendo il principio secondo cui la partecipazione della FdS alle primarie può avvenire solo in presenza di un accordo programmatico definito in precedenza. Per quanto riguarda la partecipazione con propri candidati, allo stato attuale la FdS presenta in pochissimi casi propri candidati alle primarie.

Nei comuni capoluogo ciò si è verificato a Trieste e si verificherà probabilmente a Cagliari. L’aspetto negativo sta non solo o non tanto nell’esiguità di tale partecipazione autonoma, ma nel fatto che in taluni casi si sia finiti con il confluire sul candidato di SEL, esponendosi quindi a un rischio di subalternità. Ciò si è prodotto o per assenza di candidature o per un eccesso di prudenza. L’effetto primarie sul voto non è prevedibile. E’ ragionevole attendersi un effetto di traino nel caso in cui un candidato uscito sconfitto, ma con un buon risultato, guidi poi una lista. Negli altri casi si può pensare a una qualche influenza positiva sulla lista che lo ha sostenuto, ma sono impossibili previsioni data la diversità delle situazioni.

c) Un’ultima questione riguarda le modalità di presentazione. Il quadro sopra rappresentato evidenzia che la vera questione, prima ancora che quella delle alleanze, è quella del potenziale elettorale locale in relazione alle soglie di sbarramento. Ciò è particolarmente decisivo nelle fasce dei comuni superiori con minor numero di abitanti (al di sotto dei 30.000 abitanti), nelle aree dove tradizionalmente PRC e PDCI hanno avuto minori consensi (al di fuori quindi delle regioni rosse). Le regioni a statuto speciale presentano situazioni differenti in ragione dei sistemi elettorali vigenti. Favorevoli nel caso della Sardegna e del Friuli V.G., sfavorevoli la Sicilia. Non solo, è del tutto evidente che se non si agisce per incrementare i potenziali elettorali locali, la subalternità al centro sinistra e nella fattispecie al PD diventa sistematica. Senza la possibilità di una presentazione autonoma, non vi sono le condizioni per un’incisiva azione tesa a condizionare il quadro programmatico.

E’ per questo che in tutti i casi di criticità diventa fondamentale la presentazione di liste in cui far confluire altri soggetti oltre alla Fds. La soluzione migliore è la presentazione di biciclette o tricicli con altre forze politiche o soggetti locali, ma non si può trascurare la possibilità di liste civiche (è il caso in particolare della Sicilia) dove la FDS sia particolarmente debole. Questa scelta è resa difficile da alcuni fattori. In primo luogo, l’indisponibilità di SEL, a parte alcune realtà dove la loro debolezza li costringe all’accordo. In secondo luogo, l’esiguità di alcune forze come i Verdi. In terzo luogo, la difficoltà a raccogliere forze della società civile organizzandole in liste. Non esiste, quindi, altra indicazione possibile che quella generale della costruzione di liste di sinistra con altre forze, possibilmente con più simboli. Da tale punto di vista le interviste hanno evidenziato un atteggiamento nei gruppi dirigenti locali in parte inadeguato.

A parte i casi in cui la debolezza oggettiva non consente scelte alternative, in molti altri casi, di fronte a potenziali elettorali insufficienti, vi è la tendenza a garantire la presentazione della lista, ma senza un reale impegno al suo allargamento. Va da sé che questo comportamento si accompagna spesso a un atteggiamento subalterno al PD. Tende insomma a prevalere la logica del garantire la presenza politica nelle elezioni, ma senza porsi seriamente il problema di incidere e di ottenere la rappresentanza. La generalizzazione di simili comportamenti può determinare alla fine un risultato aggregato particolarmente negativo.

d) Va infine sottolineato il rischio molto concreto che per effetto della centralità assegnata alla tattica elettorale ( coalizioni, primarie, ecc.) venga a mancare un minimo di profilo caratterizzante. Ciò è legato, da un lato, al fatto che il privilegio accordato al raggiungimento comunque di un’intesa induce a mettere in secondo piano discriminanti programmatiche impegnative. In secondo luogo, l’indebolimento delle strutture locali ha reso difficile l’iniziativa politica e sociale che in fase preelettorale rischia di attenuarsi ancor di più. Al fine di evitare questo rischio, grave a maggior ragione in una fase in cui il recupero di visibilità è essenziale, è fondamentale definire e pubblicizzare proposte programmatiche mirate e attivare un’iniziativa locale. A tal fine la convergenza preventiva con le forze della sinistra può essere utile per condizionare le scelte del PD, ma bisogna tener conto che nella maggioranza dei casi, almeno questo emerge dalle interviste, questa azione condivisa stenta a essere ottenuta.

Ne consegue che è la FdS che deve proporsi in prima istanza come il soggetto che fa dei contenuti la propria bandiera costringendo al confronto le altre forze. Gli elementi programmatici che debbono caratterizzare l’iniziativa toccano alcuni punti fondamentali, quali: la scelta di un personale politico non compromesso, l’intervento di sostegno al reddito dei soggetti colpiti dalla crisi; la difesa dei servizi evitandone il ridimensionamento, la privatizzazione e la crescita delle tariffe per le fasce a reddito medio basso; la difesa del territorio dalle tendenze speculative legate all’estensione immotivata degli interventi edilizi e alle pratiche disinvolte di urbanistica contrattata; la gestione del ciclo dei rifiuti con tecnologie non impattanti e con l’utilizzo estensivo della raccolta differenziata; l’estensione della partecipazione attraverso il decentramento delle funzioni, le pratiche di bilancio partecipativo, la valorizzazione del ruolo dei consigli.

Sul piano dell’iniziativa e’ essenziale che nelle realtà dove si vota l’impegno elettorale si intrecci con alcune campagne generali: dai comitati uniti contro la crisi, al referendum sull’acqua, alla difesa della scuola pubblica, alla battaglia per la democrazia e la difesa dei diritti civili, all’iniziativa contro il federalismo fiscale (specie al sud). A tal fine sarebbe quanto mai necessario un piano di sostegno alle realtà impegnate nelle prossime elezioni amministrative, non solo di tipo economico, ma anche politico, con il coinvolgimento ampio del gruppo dirigente centrale.

Gianluigi Pegolo

Le elaborazioni dei dati sono state curate da Mimma Tisba.

Pubblicità
Impostazioni sulla privacy
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: