Energie rinnovabili – presentata la proposta di legge di iniziativa popolare
Comunicato Stampa Comitato SI’ alle rinnovabili NO al nucleare
Centomila firme raccolte, oltre 80.000 autenticate e certificate, sono state depositate oggi alla Camera dei Deputati .
Per l’efficienza energetica, per le fonti rinnovabili e la salvaguardia del clima, per il No al nucleare.
E’ nata così una legge di iniziativa popolare che il Parlamento dovrà mettere all’ordine del giorno dei suoi lavori.
Questo è lo straordinario risultato di una campagna promossa dalle associazioni ambientaliste nazionali come Legambiente, WWF, Greenpeace, Forum Ambientalista e altre, insieme a tanti comitati locali.
All’iniziativa hanno contribuito in modo significativo la CGIL, la FIOM, la Fp-CGIL,lo Spi-CGIL, l’Arci, insieme a un importante arco di forze politiche, i Verdi, la Federazione della Sinistra, Alternativa, Sinistra Ecologia Libertà, Ecodem, Italia dei Valori, Giovani del PD e altri.
Su queste basi il Comitato Promotore convoca per il 22 gennaio un’assemblea nazionale – alla quale prenderanno parte i rappresentanti di tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta delle firme. Obiettivo: premere con una vasta gamma di iniziative perché la proposta sia portata immediatamente all’esame parlamentare, ascoltando la richiesta dei cittadini.
Occorre urgentemente un piano energetico nazionale. Occorre investire nel risparmio energetico e nell’uso delle rinnovabili. Il nucleare non serve, è più costoso, è pericoloso per la salute e per l’ambiente, compromette il futuro, impedisce il decollo di un impegno industriale verso le rinnovabili e l’efficienza energetica. La lobby affaristica del nucleare vuole mettere il paese di fronte a fatti compiuti, mentre pende il ricorso al referendum abrogativo della legge 99/2009. Si chiede al Governo di sospendere ogni iniziativa sul nucleare in attesa del voto degli italiani.
Roma 21 Dicembre 2010
Energie rinnovabili: pulite e alternative al nucleare
di Davide Pappalardo *
su Liberazione del 23/12/2010
80mila firme per la proposta di legge popolare
La proposta di legge di iniziativa popolare sulle energie rinnovabili è stata presentata il 21 dicembre alla Camera. 80mila le firme valide consegnate, oltre centomila quelle raccolte (alcune delle quali poi non consegnate perché prive di requisiti formali necessari per essere valide). Un dato numerico e politico non scontato in ragione della cappa di silenzio fatta calare su una battaglia scomoda dai poteri forti e da tv e giornali conniventi. Perché quello delle rinnovabili è un tema che può far male a molti, in primo luogo ai nuclearisti, e poi agli affaristi che gli girano attorno, a tutti quelli che occupano lucrosi scranni e ai loro potenti sponsor. Perché le rinnovabili sono fonti alternative al nucleare, sono fonti pulite e in grado di dare vita ad una nuova occupazione. Perché le rinnovabili parlano anche di un nuovo modello di società. Alla potenza mediatica che ruota attorno al mondo dell’atomo, siamo riusciti a contrapporre una coalizione a cui hanno dato un contributo Lega Ambiente, Greepeace, Wwf, Forum ambientalista, associazioni ambientaliste locali, Arci, Cgil, Fiom, Spi-Cgil, Fp-Cgil, Federazione della Sinistra, Verdi, Alternativa, Sel, Pd (Ecodem), Idv, personalità del mondo ambientalista, dell’Università, del mondo scientifico.
La Federazione della Sinistra si era impegnata a raccogliere almeno 10mila firme delle 50mila necessarie come quota minima per poter depositare la proposta alla Camera. L’impegno è stato ribadito dal punto di vista politico anche nel documento del congresso della Federazione dove è stato inserito un passaggio sul sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare per le energie rinnovabili e la difesa del clima.
Il ruolo della Federazione della Sinistra si è visto sia nella raccolta firme che nella costruzione della proposta politica e nei momenti di elaborazione collettiva (volantini, documenti). Il ruolo del Prc è stato riconosciuto da tutti i protagonisti della proposta, sia in termini organizzativi e di firme raccolte, che in termini di risultati politici. Tra i partiti, siamo quello che ha dato il contributo più grande (la Cgil e Legambiente sono state le organizzazioni che hanno raccolto il maggior numero di firme). Dal punto di vista numerico l’obiettivo è stato centrato perché come Prc-FdS abbiamo consegnato 12mila firme (buona parte delle quali raccolte solo come partito – circa 8.000 – e le restanti insieme a comitati unitari).
Da rilevare il dato positivo di alcune federazioni, come quella di Bergamo che ha fatto la parte del leone con 1.600 firme raccolte e i risultati raggiunti da tante piccole federazioni e da singoli circoli. Ma vanno ringraziate e ringraziati tutte le compagne e tutti i compagni che si sono spesi sui territori, in contesti spesso difficili, per la riuscita di questa iniziativa.
Nel complesso si è trattata di una buona occasione per mobilitare le nostre forze e per essere presenti, su un tema chiave, quello dei beni comuni. Un tema che può essere uno degli elementi, anche programmatici, grazie al quale definire il nostro progetto e renderci riconoscibili.
Si è trattata inoltre di un’occasione utile per connettere il tema con altre battaglie, per mettere al lavoro comune forze diverse, per mettere in pista alleanze e interlocuzioni con le realtà di movimenti ambientalisti, di comitati contro il nucleare. Una strada che dovrà essere seguita anche nell’immediato futuro per far sì che i percorsi su acqua pubblica e no al nucleare e sì alle rinnovabili si sostengano l’un con l’altro.
Prossima tappa, il 22 gennaio 2011. Per quel giorno il comitato Sì alle energie rinnovabili e No al nucleare ha convocato un incontro nazionale di quanti hanno partecipato alla raccolta delle firme con l’obiettivo di preparare un piano di lavoro per fare fruttare al meglio questo risultato. Ancora una volta noi ci saremo, per discutere insieme agli altri e per portare il nostro punto di vista su queste questioni che riteniamo centrali per il nostro futuro.
*dipartimento nazionale Ambiente
No al nucleare, sì alle rinnovabili
di Tommaso Sodano e Mario Agostinelli – Il fatto quotidiano 26 dicembre
La mattina del 21 dicembre, in una Roma blindata e con un Parlamento sordo al Paese, sono state consegnate 100.000 firme a sostegno di una proposta di legge per dire “no” al nucleare e dare diffusione anche nel nostro Paese alle fonti rinnovabili. Un gesto di responsabilità e partecipazione, in sintonia con quello spirito di riappropriazione del proprio futuro che all’indomani gli studenti avrebbero rilanciato in molte città. Anche noi due, accompagnati da un vistosissimo babbo natale, ci siamo infilati con un pacco nel portone della Camera e abbiamo posato in foto che nessun giornale e nessuna TV ha in alcun modo ripreso. Già, perché il silenzio attorno ai contenuti della proposta e alle iniziative che l’hanno sorretta, è l’altra faccia della campagna massiccia che le lobbies nucleariste ed il Governo hanno avviato.
Durante quattro mesi sono state svolte attività informative attraverso incontri pubblici, convegni, seminari e manifestazioni che hanno permesso di esaminare l’efficienza e i costi, lo sviluppo e le tecniche attuali delle energie rinnovabili, contrapponendole a quel “risorgimento nucleare” che, per la verità, è solo uno sguardo miope sul passato. Proporre un’alternativa all’atomo, come fa questo progetto di legge, fondata sul pieno e ordinato sviluppo delle energie rinnovabili, viene avvertito a livello di massa come una scelta giusta, necessaria per affrontare la situazione preoccupante del clima, ma anche come nucleo di un diverso sviluppo economico, di una politica di nuova e qualificata occupazione. E perfino come svolta qualitativa per un governo democratico e decentrato delle risorse, del loro consumo, degli effetti sulla salute, dello sviluppo ordinato di un territorio da vivere e abitare, prima che da attraversare e consumare.
I moduli consegnati, compilati sull’intero territorio nazionale, sono il segnale dal basso verso chi si appresta a modellare il pensiero degli italiani con una campagna comunicativa a senso unico. In questi giorni sugli schermi televisivi appare una partita a scacchi. Primissimo piano sulla scacchiera e sulle mani che muovono i pezzi. I due interlocutori accompagnano ogni mossa con una affermazione. Dice uno dei giocatori: “Sono contrario all’energia nucleare perché mi preoccupo dei miei figli”. Talmente generico che appare quasi come un pre-giudizio. Facile la replica del secondo scacchista che, afferrando il cavallo, afferma : “Io sono favorevole: anche loro avranno bisogno di energia e tra 50 anni non potranno più contare solo sui combustibili fossili”. Possiamo forse negare che il petrolio è in via di esaurimento? Commovente: si prodigano per il futuro dei nostri figli… Naturalmente gli spot televisivi sorvolano sui problemi della sicurezza e minimizzano il non risolto problema dello smaltimento definitivo delle scorie, oppure non citano costi effettivi e non fanno confronti sull’occupazione. Questa partita a scacchi in verità è condotta – e qui sta la furbata, ma anche la debolezza dell’artificio – da un giocatore solo, che tiene alla larga le opinioni che i cittadini si possono fare attraverso il confronto e le testimonianze che possono dare, magari con 100.000 firme. A noi questa mirabolante partita, costata milioni di euro provenienti anche dalle tasche degli italiani, ricorda le lugubri mosse della Morte di fronte al Cavaliere nel Settimo Sigillo dell’indimenticabile Ingmar Bergman.
Ma per i lobbisti non tutto fila liscio, nemmeno sul versante delle imprese. L’appello di 200 imprenditori guidati dal vice Presidente di Confindustria Pistorio, contro il ritorno dell’energia dall’atomo, sostiene che non si possono sommare tutti gli investimenti possibili, occorre scegliere: o nucleare o efficienza e rinnovabili. Non ci sono soldi per investire su tutto. E qui si smonta l’obiettivo di fondo della campagna in corso: “mediare” sull’affiancamento del nucleare alla scelta delle rinnovabili. “Facciamoli entrambi”, sottacendo il fatto che la discussione è solo sul sì o no alla localizzazione dei reattori che Berlusconi acquista da Sarkozy. Noi non ci caschiamo e ci piace l’allegria con cui ci siamo presentati a Montecitorio, con camioncino carico e un babbo natale beneaugurante. Barba, baffi e cappuccio che portavano in dono una energia che arriva dalla biosfera e dai territori in cui viviamo, lasciando fuori dalla porta carbone ed uranio, di solito riservati ai più cattivi.
2011, svolta ambientale. E in Italia?
Nicola Cipolla – il manifesto | 31 Dicembre 2010
Il 2011 sarà un anno importante per l’ambiente e per le sorti stesse dell’umanità. In Sudafrica la Conferenza Internazionale potrà stabilire un nuovo accordo, in continuazione di quello di Kyoto, che preveda non solo vincoli più avanzati (dal 25 al 40% di riduzioni dell’effetto serra contro il 20% proposto dalla UE) ma anche obblighi per una platea più ampia di paesi. Il Protocollo di Kyoto fu approvato nel ’97 ma entrò in vigore solo il 16 febbraio 2005 dopo che la ratifica da parte della Russia fece raggiungere il quorum necessario delle 55 nazioni firmatarie e del 55% delle emissioni inquinanti. Protagonista degli accordi fu la UE con in testa la Germania e con l’adesione iniziale degli USA di Clinton che però non fu ratificata dal nuovo presidente G. Bush. I paesi in via di sviluppo, a cominciare dalla Cina, erano stati esentati dall’introdurre le pratiche di riduzione dell’inquinamento a cui invece si sottoponevano i paesi già sviluppati. Kyoto, pur con questi limiti, ha rappresentato una svolta in controtendenza rispetto ai principi della globalizzazione neoliberista fino ad allora dominante, programmando vincoli alla produzione industriale. A Copenaghen, il 18 dicembre 2009, c’era stato un totale fallimento causato dal blocco degli USA e della Cina al proseguimento del negoziato. A Cancun la situazione si è rovesciata perché la Cina ha dichiarato, all’inizio delle trattative, di rinunziare al privilegio previsto a Kyoto per i paesi in via di sviluppo e di volere sottomettersi alle norme internazionali che, sotto l’egida dell’ONU, saranno determinate il prossimo anno in Sudafrica.
La Cina ha cambiato opinione per tre motivi. L’inquinamento nelle sue megalopoli industriali ha raggiunto limiti insopportabili. Si ricorderà che per permettere lo svolgimento delle olimpiadi è stato necessario chiudere con mesi di anticipo le fabbriche inquinanti nel raggio di diverse decine di chilometri dagli stadi. Negli ultimi anni poi la Cina ha raggiunto il primo posto nel mondo per quanto riguarda gli impianti eolici ed è oggi il primo produttore di pannelli solari fotovoltaici il che contribuisce a ridurre la dipendenza dalle importazioni di energie fossili richieste dallo sviluppo continuo dell’economia. Infine questi primati nelle energie rinnovabili hanno aperto nuovi campi nelle esportazioni di prodotti industriali cinesi.
Con questa adesione la Cina ha ottenuto anche un grande risultato politico cioè quello di assumere una funzione predominante nella trattativa analoga a quella che nel ’97 aveva avuto la UE allora in testa allo sviluppo delle energie rinnovabili. Mentre, specie dopo i risultati delle elezioni di medio termine, la posizione degli USA rischia di diventare isolata per il prevalere nel Congresso delle forze che avevano portato Bush al potere. In Europa è continuato però lo sviluppo delle energie rinnovabili, sempre con la Germania in testa, anche negli anni della crisi subprime quando tutti gli altri settori industriali si fermavano e licenziavano. Oggi la Germania può annunciare un aumento di 200 mila occupati, rispetto al 2007, perché negli ultimi 15 anni si sono creati circa 300 mila posti di lavoro in questo settore.
In questo ultimo anno in Italia si sono verificate due tendenze contraddittorie: da un lato è esplosa la domanda di nuove installazioni di rinnovabili, vento e sole, che hanno raggiunto la straordinaria cifra di oltre 80 milioni di mw che si avvicinano al 100% della potenzialità degli impianti elettrici esistenti. Si è anche sviluppato il settore fotovoltaico (a cominciare dalla Puglia) che ha raddoppiato quest’anno gli impianti fotovoltaici realizzati (poco più di 2.000 mw contro gli 8.000 della Germania malgrado che lo stesso pannello produce in Italia meridionale quasi il doppio che in Germania). L’azione del governo nazionale e dei governi regionali dominati da uomini di destra, compreso la Sicilia, invece di agevolare questo sviluppo lo ha in ogni modo ostacolato con leggi, regolamenti, riduzione degli incentivi ed anche con un inasprimento delle difficoltà burocratiche
Le vicende politiche legate alla crisi della maggioranza berlusconiana ed anche una organica incapacità delle forze di opposizione a rendersi protagoniste di questo epocale cambiamento di modello energetico (e quindi di modello dei consumi, dell’occupazione e della società) hanno fatto quasi scomparire queste problematiche dalla dialettica politica nazionale. Visto che con ogni probabilità non ci sarà uno scioglimento anticipato delle Camere nella primavera prossima ad iniziativa comitati ambientalisti e di IdV gli italiani saranno chiamati a votare su due referendum: uno contro la privatizzazione dell’acqua (e quindi anche degli impianti idroelettrici necessari per un equilibrato sviluppo delle energie rinnovabili) e l’altro contro l’installazione di centrali nucleari volute da Berlusconi e benedette da un guru del PD come Umberto Veronesi.
L’Italia ha così l’occasione storica di inserirsi in un processo internazionale che avvia a conclusione un processo industriale di 200 anni basato sulle energie fossili causa principale del disastro ambientale. Si può così creare una importante mobilitazione dell’opinione pubblica ed anche costruire uno dei pilastri programmatrici su cui misurare la possibilità delle alleanze in vista della sostituzione di Berlusconi e del suo sistema di potere. Mi ha molto colpito l’appello (www.kyotoclub.org) lanciato da Pasquale Pistorio, vice presidente della Confindustria e Presidente onorario di Kyotoclub (la cui rivista QualEnergia nei mesi scorsi ha lanciato in copertina la parola d’ordine 100% rinnovabile) contro il nucleare e per le energie rinnovabili che ha nelle prime 500 adesioni centinaia di esponenti di piccole e medie imprese del nord e del sud che già operano nel settore delle rinnovabili e che sperano di potere sviluppare le loro imprese. I sindacati operai che oggi lottano per la difesa dei diritti contrattuali e dei posti di lavoro, le forze politiche di sinistra e ambientaliste oggi escluse da ogni presenza parlamentare dalla leggi elettorali bipartisan che limitano la proporzionale (che invece ha costituito la base in Germania per il sorgere di forti raggruppamenti di sinistra,
Die Linke e Verdi) possono così contribuire a formare il nocciolo fondamentale di alleanze alternative al blocco berlusconiano oggi in crisi. Il manifesto può avere anche oggi lo stesso ruolo determinante che ebbe, prima e dopo la tragedia di Chernobyl, nella vittoriosa campagna referendaria contro il nucleare.















