Italia dei valori: Il tramonto di un partito personale
dal “Manifesto”
di Alberico Giostra
Mai come in questi luminosigiorni di fine imperoviene alla luce il parallelismoche lega Silvio Berlusconie Antonio Di Pietro. La loro crisimorale e politica è un gioco dispecchi. La spia della «malattia mortale» che mina il dipietrismo è ilriaffiorare periodico del «degregorismo», affezione ormai endemicadell’Idv.
Dopo il recentepassaggio alla corte del cavalieredi Americo Porfidia, i mal di panciadi altri due deputati, DomenicoScilipoti e Antonio Razzi, chesi avviano a non votare la sfiduciaal governo Berlusconi, sono isintomi evidenti che il caso delsenatore napoletano Sergio DeGregorio, che nel 2008 dopo unasettimana a palazzo Madama sialleò con il centrodestra, non fuun evento accidentale ma è la cifradel dna del partito di Di Pietro.
E questo nonostante sia Razziche Scilipoti siano portatori sanidi quel «morbo».
A non esserneportatore sano è piuttosto illeader dell’Idv. Di Pietro è infatti l’araldo diquel trasversalismo nient’affatto«post-ideologico» che è stata lacigolante scialuppa con la quale iceti medi opportunisti e trasformistihanno affrontato le mareggiatedella globalizzazione liberista,difendendosene attraversoun’emancipazione personale e familiare.
È il volto centrista e «mastelliano» dell’Idv. In quella bolgia umorale e riottosa,Di Pietro si muove perfettamentea suo agio. È il suo «humus» naturale.
È in quei «bassi»che seleziona la sua classe politica. Per questo appaiono singolarile accuse di tradimento che lanciaai deputati ribelli. L’infedeltàè l’architrave stessa del dipietrismo,come lo era del mastellismo.
Dietro il loro capricciosonomadismo politico, dietro gli agguatiagli alleati e i patti stracciatic’è la degenerazione di una politicafatta solo di convenienze eniente convinzioni.
Quella politicadi cui Di Pietro voleva essereuna cura e di cui è solo uno deitanti sintomi. Ma ora siamo alla resa dei conti.
I vizi di Tonino sono scoperti,il bunga-bunga dei suoi colonnellicon le candidature di amantimogli-segretarie è stato denudato,il suo paternalistico ghe pensimi di fronte alle contraddizionidel partito non regge più.
Gliiscritti dell’Idv sono la metà diquelli dichiarati, i sondaggi sonoin flessione, i giovani contestano,ogni giorno militanti abbandonanoschifati il partito.
LuigiDe Magistris – il Fini (potenziale)di Di Pietro – sta muovendo lesue truppe.
Nichi Vendola e BeppeGrillo gli erodono consensi asinistra, Fli e l’Udc «decuffarizzato» al centro.
Il gorgo berlusconianosta risucchiando nel suovortice finale anche il vecchioeroe di Mani pulite.















