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Tutte le buone ragioni perché il referendum non venga bocciato

domenica, dicembre 5, 2010

Da “Il Manifesto”

Botta e risposta con i promotori

Nei giorni scorsi una sentenza sfavorevole della Consulta ha gettato lo scompiglio tra i sostenitori dell’acqua pubblica. Abbiamo rivolto alcune domande ai promotori dei quesiti referendari (Gianni Ferrara, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Nivarra,Stefano Rodotà).

Nelle prossime settimane la Consulta dovrà decidere sull’ammissibilità dei quesiti.

Nel frattempo i giudici costituzionali si sono già espressi sui ricorsi delle regioni con una sentenza articolata, che dichiara legittimala posizione del governo sulle privatizzazioni dell’acqua.

Questa sentenza potrà influire sul giudizio di ammissibilità dei referendum? Qual è l’orientamento della Consulta sulla gestione dei servizi pubblici?La decisione costituisce un precedente importante.

Essa fissa due paletti che dal punto di vista dell’ammissibilità sono per noi favorevoli.

In primo luogo dice che la materia è di competenza dello Stato e, poiché il referendum può svolgersi unicamente per abrogare leggi dello Stato, la Corte non taglia l’erba sotto i piedi ai referendum.

Se fossero stati accolti i ricorsi e fosse stata data la competenza alle Regioni il primo referendum non sarebbe stato ammissibile.

In secondo luogo la sentenza dice con chiarezza che il decreto Ronchi non era norma «comunitariamente necessaria», smentendo Ronchi e Tremonti e soprattutto togliendo l’unico argomento testuale contro il referendum ricavabile dall’art 75 della Costituzione (esclusione del referendum nel caso di leggi di esecuzione di trattati internazionali).

Il solo punto non favorevole della decisione è quello secondo il quale l’Azienda speciale «non esisterebbe più» nel nostro ordinamento fin dal 2001.

Questo passaggio, per noi molto discutibile, lascia presumere che il referendum lascerebbe un vuoto legislativo.

Un argomento che, ancorché di natura giurisprudenziale e non testuale, dovremo pendere molto sul serio nelle nostre memorie.

Sembra ormai probabile una crisi di governo a breve e forse le elezioni anticipate.

Può accadere quindi che il voto sui tre referendum slitti di un anno.

Come si potrà tenere viva l’attenzione sul tema dell’acqua? Quanto è importante la richiesta di moratoria del Forum?

È presto per dirlo. Crediamo che ci sia un forte argomento costituzionale che porteremo di fronte alla Corte come Comitato degli estensori (il cd.

Comitato Rodotà) perché la Corte rinvii essa stessa gli effetti del Ronchi di un anno nel caso in cui il Parlamento fosse sciolto e non si addivenisse ad un provvedimento di legge che consente comunque il referendum entro il 2011.

Infatti questa è la prima volta che a referendum si sottopone una legge i cui effetti sono a data futura certa, sicché la Corte ha potere e dovere di evitare uno scippo della volontà popolare.

Questo argomento cerca di tradurre sul piano giuridico lo spirito politico della moratoria richiesta dal Forum.

Qual è il rapporto con l’Italia dei Valori sui quesiti referendari? Sarà possibile unire i due diversi referendum?

Quali sono le differenze sostanziali tra i quesiti del Forum e quello presentato da Di Pietro?

La Cassazione deciderà domani sull’accorpamento.

Noi non crediamo che sia una buona idea perché Di Pietro con il suo quesito prende una posizione ambigua sull’autentico ritorno al pubblico che noi vogliamo.

L’eventuale – e auspicabile – vittoria dei referendum si potrà trasformare in una stagione di vere riforme del concetto di bene comune.

Quale sarà l’impatto possibile sulle democrazie locali?

Si apriranno anche spazi di vera partecipazione popolare perle gestioni idriche?La vittoria del referendum sarebbe un evento di portata eccezionalmente importante non solo in Italia perché ergerebbe una barriera importante contro il saccheggio progressivo dell’acqua e degli altri beni comuni che continua ad essere la principale forma di accumulo capitalistico.

Noi auspichiamo da tempo che si inverta la rotta e che si introduca finalmente una logica del bene comune.

Il referendum può aprire le porte alla partecipazione, all’attenzione per le generazioni future,e per la soddisfazione aperta dei bisogni primari al di fuori della logica del profitto.

La vittoria referendaria darebbe forza politica alle idee giuridiche che in Italia erano state proposte dalla Commissione Rodotà e che giacciono da due anni in Parlamento.

Sarebbe una vittoria della Costituzione, il cui art.

43 offre tutte le basi per ripensare il rapporto fra pubblico e privato in una logica attenta al bene comune.

Ovviamente nella logica dei beni comuni la dimensione locale della partecipazione è assolutamente centrale.

Sei giorni di marcia, 1.

600 km, 17 stati,50 bus, circa 2.

000 attivisti e giornalisti provenienti da tutto il Messico e da ogni angolo del mondo.

Le Carovane sono arrivate venerdì notte a Cancun riempiendo di lingue diverse l’accampamento di Via Campesina, non distante dal centro della cittadina yucateca.

Ultima fermata prima dell’arrivo Merida, dove una folta delegazione di Unorca, l’Unione delle Organizzazioni Contadine, si è unita alla marcia.

Merida non è solo la ridente città con il luminoso centro storico che le è valso il nome di Città Bianca.

È anche il luogo che ha dato natali e nome al trattato firmato tra Usa, Messico e paesi del Centro America.

Come il più noto Plan Colombia, obiettivo dichiarato del trattato è la lotta al narcotraffico«ma il vero scopo – spiega Carlos, leader contadino del Chiapas – è controllare militarmente il paese, gestirne le risorse eli mitare la nostra sovranità come stato e come popolo».

Il Plan Merida coinvolge in attività di intelligence e sicurezza la Cia,l’Fbi, i dipartimenti di Stato e di Giustizia,il Pentagono.

«Il presidente Calderòn ha fatto della lotta al narcotraffico la sua bandiera,ma la forza dei cartelli e la violenza sono tutt’altro che diminuite – continua Carlos – 30.

000 morti in 5 anni sono le spaventose cifre della sua guerra senza quartiere,che terrorizza il paese e danneggia tutto tranne il traffico di droga».

Ripartiti da Merida,la gran fila di pullman, carri e furgoni ha fatto una breve sosta a Chichen-Itza per una cerimonia Maya.

«Chiediamo alla Madre Terra l’energia per continuare a lottare.

Lei non ci appartiene, siamo noi che apparteniamo ad essa».

Marica di Pierri – A Sud

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