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Tentano di far “tabula rasa” della scuola pubblica

sabato, ottobre 9, 2010

Le mobilitazioni di questi giorni, in particolare dei precari, stanno finalmente accendendo i riflettori sulla situazione della scuola italiana: decine di migliaia di cattedre tagliate, precari buttati in mezzo ad una strada dopo anni di servizio, classi che iniziano l’anno scolastico ancora senza insegnanti, 1.600 scuole senza preside, aule sovraffollate, sostegno negato agli studenti con disabilità e l’elenco potrebbe continuare per intere pagine.

Ma quanto finora descritto rappresenta solo una parte della situazione della nostra scuola. Durante l’estate, mentre il ministro Gelmini inanellava una serie impressionante di bocciature al suo operato da parte del TAR, con la conversione in legge (nr. 122) avvenuta il 28 luglio, della manovra finanziaria di Tremonti, sono divenute pienamente operative l’insieme delle disposizioni previste per ridurre, ulteriormente, le spese del Ministero per l’Istruzione, con un insieme di provvedimenti che toccano, in primo luogo, gli stipendi e i salari dei lavoratori della scuola, diminuiscono ulteriormente i finanziamenti alle scuole, minacciano il diritto allo studio degli allievi con handicap e stravolgono le norme che sino ad ora regolavano le pensioni del settore.

Il peso materiale della manovra va, dunque, attentamente considerato: sono oltre cinque miliardi l’ammontare delle risorse che Tremonti “risparmia” con il blocco degli stipendi e dei contratti dei pubblici dipendenti, che si aggiungono, non va dimenticato, ai tagli nel settore della scuola, dell’Università e della ricerca previsti dalla Legge 133: 8,5/ 9 miliardi di euro. Cifre che qualche anno fa riguardavano un’intera manovra finanziaria. Tutto questo, con l’eccezione della Grecia, non ha confronti con nessun paese dell’Europa Occidentale.

Contro tali politiche ha reagito la Sinistra d’alternativa, la Cgil e i Sindacati di Base ma nel complesso la risposta dell’opposizione (a partire da quella parlamentare) non è stata ancora all’altezza dell’attacco che è stato portato dal Governo. Una riflessione, a tal proposito, va fatta, sull’azione fiancheggiatrice alla manovra Tremonti ,da parte di quelle forze politiche e sindacali (Cisl, Uil, Snals, ecc) che proprio a conclusione dello scorso anno scolastico e a manovra già avviata, mentre boicottavano ogni iniziativa di risposta dei lavoratori della scuola, andavano propagandando gli “straordinari risultati” da loro ottenuti negli incontri con il Governo, dicendo che “il blocco degli scatti di anzianità era stato cancellato”.

L’approvazione, il 28 luglio, della manovra Tremonti, lasciando immutati i contenuti della stessa contro la scuola pubblica, ha fatto giustizia di queste vere e proprie frottole.

Di fronte a questa drammatica realtà, il ministro Gelmini, nella conferenza stampa del 3 settembre, non ha trovato niente di meglio che snocciolare il solito rosario di sciocchezze, falsità e dichiarazioni propagandistiche che ripete – ormai – dal suo insediamento.

Come quelle sul carattere “epocale” della sua riforma (di quale epoca parla? dell’800? ,di epocale ci sono solo gli 8/9 miliardi di tagli) o sul fatto che il 97% della spesa per l’istruzione è assorbita dagli stipendi del personale (si accomodi ministro, stanzi un po’ di fondi per aumentare quel misero 3% destinato al funzionamento ordinario e alle attrezzature!).

O ancora, sull’aumento delle classi a tempo pieno (lo vada a raccontare alle migliaia di genitori che non lo hanno ottenuto per i loro figli), tacendo sul fatto che, con l’eliminazione delle compresenze, sta distruggendo un modello didattico all’avanguardia nel mondo intero.

La scuola della Gelmini è l’altra faccia della medaglia della fabbrica di Marchionne: entrambi sono contro l’uguaglianza dei diritti e contro la Costituzione.

Invece che accusare i precari, in sciopero della fame, di essere nient’altro che degli agitatori politici, la Gelmini potrebbe fare un gesto di grande utilità sociale: prendere atto del proprio fallimento e dimettersi! È il tempo, dunque, di assumere impegni chiari, di fare propria, senza ambiguità, la piattaforma rivendicativa dei precari e del movimento di lotta che noi della Federazione della Sinistra abbiamo sempre condiviso: ritiro dei tagli e ripristino dei finanziamenti; ritiro delle controriforme Gelmini; assunzioni dei precari su tutti i posti liberi.

Claudio Balestrieri

(Federazione della Sinistra – Mantova)

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