Il diritto alla salute in Lombardia
I GUASTI DELLA POLITICA SANITARIA DELLA DESTRA
La spesa per la sanità assorbe una quota superiore al 75% del bilancio regionale.
Il problema non va affrontato però nella direzione di ridurre il finanziamento che, anzi a livello nazionale e regionale andrebbe aumentato. Il problema di fondo sta nel fatto che queste risorse sono malgestite, nel senso che esse sono impiegate in base ad una logica prevalentemente economica e di “mercato”, e non rivolta prioritariamente ad affrontare i reali bisogni di salute della popolazione.
In questi anni infatti è proseguita l’attuazione della “controriforma” avviata con la L.R. 31/97, che si muove in una logica di privatizzazione pagata con i soldi pubblici.
Ricordiamo solo alcuni degli effetti negativi di questa politica:
- Per gli ospedali, nel quadro di una complessa riduzione dei posti letto, il privato è aumentato e il pubblico è sensibilmente diminuito.
- Il criterio del pagamento a prestazione (DRG) ha poi portato ad un forte aumento delle prestazioni più renumerative, anche se non sempre necessarie, e a vere e proprie truffe a danno del bilancio pubblico.
- La separazione tra Aziende Ospedaliere (A.O.) e A.S.L. ha ridotto sensibilmete la possibilità di una programmazione degli interventi in funzione delle reali necessità dei territori ed ha ridotto la funzione delle ASL a semplice ente pagatore.
- Nessuna reale riduzione dei tempi di attesa, salvo qualche caso limitato, nonostante le promesse più volte fatte dalla Giunta.
- Soppressione di molti servizi territoriali (ambulatori, consultori, centri psico-sociali, SERT) e forte carenza della prevenzione. Gravissime insufficienze dei servizi domiciliari. Introduzione dei voucher in alternativa alla diretta l’erogazione dei servizi.
- Riduzione dei servizi territoriali di psichiatria.
LE NOSTRE PROPOSTE
A monte come condizione fondamentale deve essere garantito, a partire dal livello nazionale, un finanziamento adeguato che deve essere almeno 8% del PIL. Gli altri punti dovrebbero essere:
- Predisporre una legge regionale alternativa alla 31/97, prevedendo il rientro della separazione degli ospedali dalle ASL e ridando maggiore potere di indirizzo e controllo ai comuni.
- Promuovere una politica di aumento degli ospedali pubblici per contrastare la logica del profitto e di mercato. Realizzare in alternativa un sistema di ospedali programmato a rete.
- La modalità di finanziamento non dovrà più essere quella dei DRG,ma un sistema a budget finanziato con la quota capitaria (un sistema cioè che paga la salute e non la malattia).
- Occorre dar vita a distretti a sub-distretti delle ASL realmente funzionanti. A livello sub-distrettuale occorre puntare alla costituzione delle “Case della Salute” ovvero di un luogo in cui vengono fornite le cure primarie in sede e a domicilio e si realizzano i programmi di prevenzione e i servizi specialistici fondamentali: psichiatria, tossico dipendenze, materno infantile, handicap.
- Va fortemente potenziata l’attività di prevenzione ed in particolare per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
- Devono essere bloccati i progetti di sperimentazione tra pubblico e privato come “Projet Financing” e va respinto il passaggio a fondazione degli ospedali.
- Bisogna prevedere l’eliminazione dei ticket, anche con la ripresentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare non approvata dal Consiglio Regionale nel 2005.
- Vanno eliminati i vouchers e ripristinati i servizi forniti dalle strutture pubbliche.
- Circa la relazione tra ambiente e salute deve essere affermato il principio del rischio zero per l’esposizione a sostanze tossiche e cancerogene. Occorre un programma di bonifica delle situazioni inquinate (ad esempio per la presenza di amianto) e il blocco di nuove costruzioni di inceneritori senza la valutazione di impatto ambientale (VIA).
- La programmazione non può essere una parola vuota. Il piano sanitario e i progetti obiettivo devono seguire uno schema chiaro: la situazione epidemiologica, l’individuazione dei bisogni, la traduzione in servizi con il finanziamento necessario.
- A livelli territoriali si deve costruire un sistema di partecipazione dal basso attraverso i comitati di partecipazione già previsti dalla legge regionale e non realizzati per svolgere un ruolo di verifica, controllo e proposta per il funzionamento dei servizi. Comitati Parenti dei ricoverati vanno anche promossi nelle strutture di ricovero anche per garantire la procedura delle dimissioni protette.
- Sulla non autosufficienza anche sulla base delle recenti positive sentenze dei TAR, occorre portare a termine entro l’anno l’iniziativa che si sta facendo da tempo per applicare le norme di legge (decr. leg.vo 130/2000) che prevedono che per i ricoverati nelle strutture (RSA) si può rivalersi solo sui redditi dei ricoverati e non sui familiari. E’ importante portare in aula la proposta di legge regionale di iniziativa comunale (già presentata da 18 comuni) per l’istituzione di un Fondo Regionale che eroghi finanziamenti ai comuni. Molto importante per questa utenza è anche il potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare.
QUALCHE PARZIALE RISULTATO
Con l’impostazione politica di questa giunta regionale che abbiamo richiamato, non era certo facile ottenere qualche risultato nella direzione delle nostre proposte. Tuttavia sia a livello regionale sia sui territori, in accordo con le associazioni, si è fatto un lavoro che ha consentito di aprire qualche spazio.
Segnaliamo qualche punto:
- La prevenzione – Con una delibera del giugno 2009 la Regione ha varato un progetto triennale per la promozione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, in attuazione del patto sottoscritto da Governo e Regioni e cofinanziato dal Ministero. Gli obiettivi sono di ridurre gli infortuni attraverso l’aumento dei controlli e delle aziende che si avvalgono di un “Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro” (S.G.S.L.). Si tratta di obiettivi ancora molto modesti (riduzione del 10-15% degli infortuni) con un finanziamento regionale molto limitato (300.000 € all’anno) e un finanziamento ministeriale “atteso” di 1.3000.000 € per un totale nel triennio di 4.800.000 €. E’ comunque un segnale (su cui fare le necessarie verifiche di attuazione ) da cui partire per sollecitare un impegno della Regione molto più consistente.
- La Casa della Salute – Ricordiamo che questo punto era stato predisposto nel 2006 anche con un progetto di legge d’iniziativa popolare nazionale e regionale che però non ha avuto seguito. La Regione con delibera del giugno 2009 ha previsto la realizzazione di un progetto sperimentazione della “Casa della Salute”. Le aree interessate sono quelle di Bergamo, Milano e Valcamonica per le quali il soggetto responsabile è l’Azienda Ospedaliera e le province di Monza Brianza e Cremona nelle quali il progetto è assegnato alle ASL. L’obiettivo è quello di ridurre gli accessi impropri nelle strutture di pronto soccorso. A questo fine dovrebbero essere potenziate le strutture socio sanitarie territoriali, che prevedono livelli di assistenza intermedi tra quelli garantiti da un ospedale per acuti e quelli di più bassa intensità e di lunga durata. E’ importante verificare nei diversi territori la concreta attuazione dei progetti e il livello e la qualità dei servizi garantiti all’utenza. Medicina Democratica ha chiesto un incontro in Regione per discutere dell’impostazione del progetto e per verificare se esso corrisponde effetivamente alle finalità per le quali era stata proposta questa struttura.
- Progressiva eliminazione dei ticket – Non possiamo non ricordare su questo punto il grave episodio del 2007 quando il Consiglio Regionale ha bocciato con la formula del “non passaggio agli articoli” la proposta di legge di iniziativa popolare con oltre 22.000 firme che non proponevano l’eliminazione di tutti i ticket, ma l’introduzione di alcune modifiche della normativa regionale:
- eliminazione dei ticket sul pronto soccorso
- esenzione per soggetti appartenenti a famiglie con ISEE annuo inferiore a 18.000 €
- esenzione per malattie rare e croniche e per diagnosi precoce per soggetti esposti o ex esposti ad agenti nocivi
- ticket di 36 € (invece di 46 €) per un massimo di 8 prestazioni diagnostiche
Negli anni successivi la Regione ha modificato in parte le sue posizioni accogliendo parzialmente alcuni punti:
– Sul pronto soccorso il ticket è sceso da 39 a 25 euro ed è stato innalzato da 6 a14 anni l’età per l’esenzione che vale anche per le prestazioni specialistiche ambulatoriali (esami e visita) indipendentemente dal reddito.
– E’ stata accettata la riduzione da 46 a 36 € il ticket ( per 8 prestazioni diagnostiche)
– Dal 1° Gennaio 2010 (però per ora solo fino al 31 dicembre 2010) sono esentati dal pagamento dei ticket le persone in cassa integrazione straordinaria per le prestazioni di specialistica ambulatoriale oltre che per la farmaceutica.
La situazione rimane comunque inaccettabile, sopratutto se messa a confronto con lo spreco di risorse emerse in questi anni in Lombardia, da varie inchieste su cartelle cliniche truccate e gonfiate da parte di cliniche private.
Va riproposto pertanto l’obiettivo della eliminazione dei ticket, da perseguire anche attraverso una iniziativa coordinata con il governo centrale.
- Non autosufficienza – Il lavoro fatto in questi anni ha aumentato sensibilmente l’attenzione su questo problema sia dell’utenza che delle forze politiche e sociali e delle istituzioni. Le recenti sentenze dei TAR e l’iniziativa dei comuni che abbiamo ricordato sono un risultato positivo del lungo lavoro fatto.
Si tratta ora di promuovere la più ampia mobilitazione possibile per chiedere l’approvazione in Regione della proposta di legge regionale d’iniziativa dei comuni.
- Problema Amianto – Al seguito di incontri svolti con i responsabili dell’Assessorato alla Sanità preposti alla prevenzione nei luoghi di lavoro, richiesti dalla Ass. Ital. Esposti Amianto ed appoggiati con forza dal PRC si è ottenuta l’applicazione della legge regionale sull’amianto. (Legge Reg. n. 1704) e si è ottenuta una delibera a riguardo della sorveglianza sanitaria degli ex esposti, nonché l’istituzione del Registro Esposti Amianto.
L’applicazione della delibera ha riguardato per ora solo i lavoratori ex esposti di Sesto S.Giovanni (ex Breda) e di Turbigo (ex Enel).
Anche la legge regionale è stata ottenuta per l’intervento dell’associazione e per l’impegno del PRC che ne ha presentato una sua propria. C’è da concludere che se si ottengono dei risultati è per il concorso dell’impegno delle associazioni degli esposti e del partito, come è avvenuto per esempio nel comune di Paderno Dugnano.
- Le Fondazioni – La momentanea “battuta d’arresto” sulla trasformazione degli ospedali in fondazioni non deve nascondere quelli che potrebbero facilmente essere gli scenari a breve e medio termine in sanità.
Bisogna considerare anche che :
• Stanno per essere varate diverse nuove strutture ospedaliere che hanno preso vita con differenti modalità (ad es. project financing) ma in ogni caso con notevole apporto finanziario diretto da parte della regione (cioè pubblico).
• Al termine del 2010 saranno in scadenza tutti i mandati dei direttori generali di ASL e Aziende Ospedaliere regionali e si assisterà probabilmente ad un nuovo “giro di valzer”; ma in tale frangente potrebbe anche verificarsi un verosimile “scambio” fra poltrone e la messa in opera di innovativi “progetti di ampio respiro” (fondazioni, progetti pubblico-privati, altro?).
La tavola da imbandire è molto ricca, lo si sa,e gli appetiti molteplici e notevoli.
Oltre alla spartizione degli appalti fra le varie componenti della Compagnia delle Opere, è divenuto di pubblico dominio, negli ultimi mesi, l’enorme infiltrazione della criminalità organizzata. Piccole e grandi infiltrazioni che hanno portato anche a considerare altri reati,come quello dello smaltimento illegale di rifiuti pericolosi -come nel caso che ha toccato,per esempio l’azienda ospedaliera S. Anna di Como.
In regione Lombardia pare, peraltro,che – a fronte di un utilizzo di “forme di appalto innovative” (come presenta pomposamente la velina di palazzo) – risultano non impegnate quote rilevanti stanziate dal governo centrale (circa 590 mln €) destinate all’edilizia sanitaria.
E’ necessario in ogni caso chiedere da parte delle opposizioni la massima trasparenza sugli utilizzi del denaro in tutte le fasi di costruzione o ammodernamento delle strutture e di grande attenzione alla sicurezza peri lavoratori e gli utenti.
La sanità, perciò. risulta fortemente interconnessa a interessi speculativi edilizi.
La società “Infrastrutture Lombarde” si è in questi mesi arrogata la “valorizzazione del patrimonio” degli ospedali ponendone in vendita i beni (soprattutto immobili) con modalità spesso tacciate di poca trasparenza.
Dall’ altro lato si assiste ad una spinta verso il toyotismo lavorativo (economie di scala anche par il personale e massima attenzione alla remunerazione dei DRG,spingendo in particolare su quelli chirurgici -come già rilevato presso la clinica S.Rita).
Considerando l’utenza, i cittadini, si assiste ad una sempre maggiore richiesta di “compartecipazione alle spese” sanitarie da parte delle normative regionali.
Con le regole di amministrazione del 2010, diverse prestazioni erogate in regime di Day Hospital o di ricovero ordinario (perciò gratuite) sono state traslate al regime ambulatoriale. Questa linea, inoltre spinge fortemente ad intraprendere la via delle assicurazioni private integrative, per coloro che ne hanno la possibilità. Già oggi Luxottica ha sottoscritto un accordo con i sindacati concedendo una assicurazione sanitaria integrativa. Tale deriva è fortemente da denunciare poiché determinerebbe il ritorno sostanziale a mutue (peraltro una pletora, una pertipologia di contratto) con il progressivo ritiro del SSN pubblico alle fasce meno tutelate (con sempre meno fondi).
LE INIZIATIVE
Bisogna sviluppare il lavoro a tutti i livelli sulle nostre proposte per ottenere maggiori risultati rispetto a quanto fino ad oggi ottenuti. Esse potrebbero essere sperimentate sul territorio di qualche ASL, per poi estenderle con eventuali integrazioni e modifiche a livello regionale. Le decisioni devono essere assunte ovviamente a livello regionale, è importante però tener conto anche delle esperienze che si sono sviluppate in alcuni territori sul funzionamento dei servizi, perchè anche da queste possono crearsi le condizioni per la miglior erogazione del sistema in funzione delle esigenze di un determinato territorio. Questo lavoro per quanto ci riguarda può essere svolto dalle compagne e dai compagni che operano a livello locale. Il lavoro fatto in questi anni infatti ha consentito di dare vita a riferimenti sui temi della sanità e delle politiche sociali in ogni federazioni e da essi può venire un importante contributo per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti.
Un’ultima annotazione. Le proposte che abbiamo qui indicato non coprono certo tutti gli aspetti di una tematica assai complessa. E’ importante però, che su alcuni dei punti indicati, si possano mettere in campo iniziative in maggior numero possibile dei territori della regione, anche attraverso un coordinamento regionale.
In termini di urgenza crediamo che, come si è detto, dobbiamo concludere, possibilmente entro l’anno la battaglia sulla non autosufficienza.
Per la Commissione Salute e Politiche Sociali
Pippo Torri Fulvio Aurora
Milano, settembre 2010















