Altre le proposte perché Mantova cambi davvero
Lettera al direttore da “La Voce di Mantova”
le linee programmatiche del mandato amministrativo 2010/2015 dell’amministrazione di centro-destra, dal titolo affermativo “Mantova cambia” sono esposte in 12 capitoli di ben 71 pagine.
Questi propositi,che l’amministrazione Sodano intende attuare , sono definiti ”… guida per tutta l’operatività del governo comunale nei cinque anni di mandato.”La filosofia del mutamento è riassunta nelle cinque pagine iniziali, a firma del sindaco,con l’esposizione di concetti generali sul momento”gravido di difficoltà ”(… crisi mondiale; migrazioni di grandi masse di popolazione; crisi ambientale..), che possono essere condivisibili ma entrando nello specifico locale emergono le diversità che sono connaturate ad una visuale differente della città e di chi la abita.
E’ scritto che”la nuova maggioranza “è stata” … indicata dagli elettori …”oltre che ”… come risposta alle esigenze di rivitalizzazione della città e come sbocco della domanda di innovazione espressa da ampie fasce di cittadini”. E’ – certamente – vero che, in democrazia, i cittadini, con il voto, decidono a chi competa il governo della comunità ma non è altrettanto veritiero e accertato che la ”rivitalizzazione e l’innovazione” della nostra città siano –soltanto- tipiche peculiarità di chi ha votato per la ”nuova maggioranza“ di centro-destra.
Vari punti esposti sono o contradditori o indeterminati o scontati come quando si afferma, ad esempio,che:
“… va valorizzata una prassi concreta per il rafforzamento del rapporto fra pubblico e privato, che può avvenire in vari modi … con l’introduzione del principio della sussidiarietà nel campo dei servizi oppure coinvolgerli, nel rispetto delle indicazioni di legge(non potrebbe essere altrimenti!) in alcune specifiche iniziative”oppure affermando che ”va adeguatamente ampliata e resa effettiva la partecipazione dei cittadini in ordine ad alcune importanti scelte a rilevanza pubblica (quali?), che nel tempo dovranno essere effettuate (quando?).
Si legge che”… Mantova esprime complessivamente un alto livello di benessere e di ben vivere”ed alcune righe sotto”..è per molti versi una città in decadenza … isolata e lontana dalle logiche di sviluppo che animano i capoluoghi confinanti … ”.
Ci viene“.. ricordato che gli adeguamenti di programma dovranno tener conto di molti aspetti (..disponibilità finanziarie effettive,..stati di avanzamento e realizzazione,..di deliberazioni già assunte …). Allo stesso modo dovranno essere via via rivisti i livelli di priorità delle scelte che nel tempo dovranno essere assunte ”anche se,”nel tempo i contenuti del documento devono restare entro i margini di un’effettiva coerenza rispetto agli intenti originari …”. In ultima analisi, certezze non ce ne sono in quanto il programma parrebbe “itinerante”e”adattabile”alla bisogna.
Ci permettiamo alcune riflessioni sulle materie di pertinenza del sindaco partendo dal cosiddetto
“cappello”introduttivo sulla cultura che, essendo di carattere generale, è condivisibile . Si ricorda, senza polemiche, che sul ruolo della città si è passati dal più volte citato”volano”, di burchiellariana memoria , all’attuale nuova funzione di”faro”. Forse una visione più realistica (che non vuol dire riduttiva) non stonerebbe !
E’ condivisibile il”rafforzamento del ruolo del Polo Universitario …” visto che l’Ente in quanto cofondatore e cofinanziatore (da affrontare il discorso della partecipazione dei privati e di tutti e settanta comuni), ha titolo per individuare e sostenere percorsi universitari e di alta formazione post diploma per la specializzazione, in linea con le possibilità di sviluppo della nostra città, sia nei campi dell’agricoltura,della chimica, delle nuove tecnologie e del settore culturale.
Abbiamo perplessità sulla proposta di approccio ai”grandi eventi e grandi mostre”in quanto questa strategia, seguita anche in passato, non ha cambiato nulla nella vita delle persone e nella loro possibilità di accedere alla cultura. I grandi eventi, in misura infinitesimale, influiscono sulla vita vera delle città,sulle persone,sulle comunità, sulle periferie, sui bisogni quotidiani; sulla possibilità di arrivare alla cultura nel proprio quartiere, nel rispetto dei tempi di vita e delle possibilità economiche di ognuno. Molto spesso rappresentano, invece, la precarietà del lavoro e della cultura. L’ormai avviata mostra di”Giulio Romano”dovrà riuscire a contemperare il luogo più connaturato al suo svolgimento con un oculato uso delle risorse pubbliche ed un coinvolgimento, il più ampio e concreto possibile, dell’intera imprenditoria locale.
Si affronta il tema delle” Partecipazioni”e si ritiene corretto l’iter proposto (piena conoscenza ed aggiornamento di tutte le partecipazioni del comune all’interno di società,consorzi e fondazioni, con analisi sia economica che giuridica) mentre sugli obiettivi e criteri si osserva che la proposta della “istituzione di una sistematica prassi di consultazione con l’amministratore interessato”di per sé condivisibile per un necessario coordinamento e che dovrebbe essere svolta dal Sindaco(o da suo delegato) in quanto, nel ns. caso,detentore della delega oltre che della nomina del rappresentante, è non solo insufficiente ma anche lesiva delle competenze del Consiglio comunale come richiamato dall’art.50 comma 8 e dall’art.42 commi 1°, e 2° lettere e), g), m). della L.267/2000.
Essenzialmente deve esserci un effettivo ruolo di controllo del Consiglio comunale e non della sola giunta.
Noi siamo perché i Servizi pubblici locali abbiano forme gestionali non ricorrendo a strumenti di diritto privato ma a quelli di diritto pubblico e che perseguano, stante l’attuale situazione di crisi,i seguenti risultati:
– il blocco delle tariffe per almeno tre anni (2011/2012/2013) applicando una moratoria sull’aumento dei costi di acqua, rifiuti e gas;
– la difesa dei livelli occupazionali con l’applicazione dei ccnl di categoria per tutti i dipendenti; il ricorso alla tipologia contrattuale del tempo indeterminato; il superamento di forme di precarietà,esternalizzazione,atipicità;
– la gestione orientata al perseguimento di specifici obiettivi ambientali, caratterizzata dal risparmio delle risorse (acqua ed energia);l’esclusione di ipotesi di incenerimento a favore della raccolta differenziata e del riciclaggio, l’utilizzo di energie alternative;
– la gestione democratica e trasparente delle società pubbliche che svolgono questi servizi, che vuol dire: 1)nomina di amministratori competenti e non di”lottizzazione delle cariche” 2) che sia il Comune a governare le proprie Aziende e non viceversa; 3) che si attivino strumenti di partecipazione e di controllo dei cittadini utenti sulla qualità e sulle tariffe/costi dei servizi erogati.
L’argomento della sicurezza è certamente un altro leit motive che viene utilizzato dalla destra e, nel nostro caso, principalmente dalla Lega, quotidianamente ed ossessivamente.
Il problema della sicurezza dei Cittadini va affrontato e non ci sono margini per speculare né statistiche che tengano. Si tratta di un problema serio che deve essere valutato in tutta la sua portata e non, come si è fatto, per motivi elettorali o,come erroneamente si può pensare, per non lasciare mano libera alla Lega e alle destre su questo argomento.
Va affrontato seriamente perché è un problema reale di una grossa parte dei Cittadini e per i soggetti colpiti personalmente o nei loro affetti più cari, non è e non può essere una consolazione la circostanza che si tratta di un fenomeno sempre esistito e non significativamente aumentato secondo le”statistiche” nazionali ed anche locali.
Tra l’altro non ci sarebbe libertà ed uguaglianza se non fossero garantite, in primo luogo, la salute e la sicurezza per tutti i Cittadini indistintamente.
Riteniamo che sia necessario elaborare politiche serie di prevenzione e repressione di fenomeni delinquenziali capaci di attentare alla vita o al benessere psico-fisico dei ns. concittadini: pensarla diversamente significherebbe costringere i cittadini ad aderire ad altre impostazioni ed a richiedere altre misure come, purtroppo, sta succedendo.
Un chiaro e preciso programma di tutela della sicurezza,quartiere per quartiere , deve essere elemento imprescindibile dell’amministrare. Pertanto, riteniamo che il settore della Polizia Municipale debba essere disponibile,ad ogni orario, per le richieste di aiuto così dicasi per le assistenti sociali che devono essere disponibili ad ogni collaborazione con i Cittadini, di modo che
venga percepita una presenza costante, continua da parte della cittadinanza.
Le preposte strutture comunali dovranno essere aperte alla massima collaborazione con le forze di sicurezza preposte
e dislocate sul territorio comunale che restano le uniche competenti in materia.
Si tratta, a ns. giudizio, di ribaltare ogni impostazione di tipo securitario tesa alla militarizzazione del territorio e ragionare sulla (ri)costruzione di socialità come strumento di prevenzione e recupero della devianza.
Ciò significa che dovremo investire molto sulle misure di inclusione sociale, di potenziamento delle attività educative, attivando maggiori sinergie con gli istituti scolastici, e dovremo garantire tutela dei diritti dei migranti al pari dei concittadini nativi della ns. comunità.
Purtroppo il dibattito odierno si è attardato,sull’ordinanza antiaccattoni, sulla videosorveglianza da estendere, in più luoghi possibili, nella ns. città,sull’arma in dotazione alla polizia municipale e – per ultimo- sul divieto all’uso del velo e agli spazi di preghiera per i mussulmani.
La nostra proposta vuole sparigliare queste pseudo soluzioni attraverso il coinvolgimento delle forze sociali ed associative impegnate -da tempo – su questo versante, presenti e operanti senza smargiassate, nella nostra realtà territoriale.
Solo così il tema della sicurezza potrà cessare di essere il cavallo di battaglia per politiche razziste e securitarie rese più pericolose dalla approvazione di norme che ampliano i poteri di ordinanza del Sindaco quale ufficiale di governo e, quindi, su materie di competenza dello Stato centrale.
Noi siamo convinti che le ordinanze dei sindaci contro i barboni o gli accattoni o per la chiusura di pubblici esercizi frequentati da presunti disturbatori della quiete pubblica o per il facile smantellamento, senza alternative, dei campi rom, come il brandire la questione dell’immigrazione quale elemento identitario per enfatizzare paure, che poi tornano sotto forma di consenso, sono solo palliativi in quanto non si sono accompagnati, da parte di chi li hanno assunti, alla progettazione di veri interventi in tema di sicurezza.
Se si individuano nello straniero e nel diverso le cause e gli autori della criminalità, eludendo il tema delle vere cause che ruotano intorno agli interessi della criminalità organizzata (..traffico internazionale di droga; riciclaggio di denaro sporco legato ad interessi speculativi e di elusione fiscale in campo immobiliare e commerciale; di forza -lavoro a basso costo od in nero ….) e non si utilizzano le strade più razionali dell’apertura ai diritti, della socialità, dell’inclusione sociale come ad es.il voto alle amministrative per i migranti, non si affronta il problema della sicurezza dei cittadini, ma solo quello di”ordinanze immagine” utili per accrescere il consenso elettorale e la popolarità dei nuovi pseudo”sceriffi”o di “falchi”nostrani che alimentano un’assurda guerra tra i penultimi e gli ultimi della società, determinando pericolose tensioni e persecuzioni, alimentando odio e non coesione sociale.
Claudio Balestrieri
(segretario PRC Mantova)
















