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«La Fiat contro la legge. Così non vanno da nessuna parte»

mercoledì, agosto 11, 2010

Intervista al Segretario nazionale della FIOM Maurizio Landini

Quale è il tuo commento alla sentenza del giudice del Lavoro di Melfi?

La sentenza dimostra che c’è stata una violazione dello Statuto dei lavoratori. Per questo pensare, da parte della Fiat, di procedere violando la Costituzione, mettendo in discussione il contratto nazionale e inventandosi una newco, come a Pomigliano, che rischia di essere fuori dall’ordine giuridico segna una strada sbagliata. Serve quindi un ripensamento vero dell’azienda e da parte di tutti quei soggetti che hanno seguito quella linea.

Il giudice sembra aver deciso sulla base delle testimonianze, contraddittorie quelle dei dirigenti, limpide e precise quelle dei lavoratori.

Intanto, è avvenuto che mentre le testimonianze nostre erano di lavoratori che non hanno avuto né paura né problemi a dimostrare che ciò che veniva addebitato non era vero, la Fiat ha portato capi e dirigenti, cioè le stesse persone che avevano contribuito a determinare il licenziamento. E’ scattata la voglia di difendere la dignità di chi lavora. Questa banale verità è quella che è emersa e che ha portato alla sentenza. Anche su questo la Fiat dovrebbe riflettere. Senza il consenso delle persone le loro fabbriche non funzionano. Le fabbriche non devono essere caserme oppure luoghi dove si cancellano i diritti. Se si vuole l’intelligenza, l’applicazione e la responsabilità si deve rispettare la loro dignità.

La Fiat sui reintegri ha seguito sempre una linea dura.

Siamo di fronte a un decreto esecutivo che in applicazione dell’articolo 28 dice che i lavoratori devono rientrare. Se la Fiat non volesse riconoscere questa sentenza si va verso un atto penale. In ogni caso essendo un decreto esecutivo i lavoratori devono rientrare.

Ci sono altri licenziati politici che aspettano di essere reintegrati.

Dopo Pomigliano, l’annuncio di uscita dal contratto nazionale e la newco, la Fiat dovrebbe rendersi conto che così va fuori strada. Ci deve essere confronto e trattativa con tutti. La scelta di dipingere la Fiom come estremista è ormai una caricatura. Quando ci siamo incontrati il 28 abbiamo chiesto di ritirare tutti i licenziamenti. Non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare a nulla. Pensiamo che sia un atto di grande saggezza riconoscere che una strada di questo genere non porta da nessuna parte.

Tra crisi di Governo e ripresa senza occupazione sarà un settembre difficile. Come vi state attrezzando?

Noto che lo Statuto dei lavoratori, che Sacconi vuole cancellare, ha permesso il reitegro. Poi, continuo a pensare che questo governo i problemi del lavoro non solo non li affronta ma pensa di uscire dalla crisi attaccando la democrazia e azzerando i diritti. La nostra manifestazione di ottobre assume una motiviazione in più, che il lavoro e i diritti sono l’interesse generale del paese. C’è bisogno di un diverso modello di sviluppo e di un comprosmesso basato sull’estensione dei diritti. Mi auguro che anche le forze potliche riflettano su quanto è avvenuto.

Qualcuno è arrivato ad accusare la Fiom di sabotaggio. Ora devono chiedere scusa.

[Articolo Liberazione del 11/08/2010]

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