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L’assedio di Gaza e il “muro di ferro” egiziano

giovedì, luglio 8, 2010

E passato poco più di un anno dal conflitto nella Striscia di Gaza e notiamo, con tanta amarezza, che i mezzi di informazione italiani non danno quasi più notizie di quelle terre martoriate.

Dal rapporto di Amnesty International leggiamo che durante loperazione Piombo fuso, dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, la scala e l’intensità degli attacchi contro Gaza sono state senza precedenti: il totale di 1400 palestinesi uccisi dalle forze israeliane ha compreso circa 300 bambini e altre centinaia di civili che non stavano minimamente prendendo parte al conflitto.

Dallaltra parte furono uccisi 13 israeliani tra i quali tre civili nel sud dIsraele e decine furono i feriti a seguito del lancio indiscriminato di razzi da parte dei gruppi armati palestinesi. Gli attacchi israeliani danneggiarono o distrussero edifici e infrastrutture civili, tra cui scuole, ospedali e impianti idrici ed elettrici. Migliaia di case vennero distrutte o furono gravemente lesionate.

La situazione a Gaza è disperata: grazie alla rete di conoscenze che seguono da vicino quella terribile realtà, abbiamo potuto leggere un articolo del giornalista e pacifista israeliano Uri Avnery, fondatore del movimento Gush Shalom, che ci informa che addirittura la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente.

Scrive Avnery: Il blocco è iniziato molto prima della guerra di Gaza, e ha trasformato la Striscia in quella che è stata descritta come la più grande prigione al mondo. Il blocco comprende tutto, tranne i farmaci essenziali e la maggior parte degli alimenti di base. Il candidato presidenziale americano John Kerry rimase scioccato nel sentire che il blocco includeva anche la pasta e gli spaghetti. Il blocco è onnicomprensivo dai materiali da costruzione fino ai quaderni per i bambini.

Fatta eccezione per i casi umanitari più estremi, nessuno può passare dalla Striscia di Gaza in Israele o in Cisgiordania, e neanche viceversa. Ma Israele controlla solo tre lati della Striscia. Il quarto confine, quello meridionale, è controllato dallEgitto. Pertanto, il blocco nel suo complesso sarebbe inefficace senza la partecipazione egiziana.

Fino a poco tempo fa, il governo egiziano aveva adottato una soluzione che esemplifica 6.000 anni di acume politico egiziano. Esso partecipava al blocco, ma faceva finta di non vedere le centinaia di tunnel scavati sotto il confine tra Gaza e lEgitto, attraverso i quali fluivano i rifornimenti quotidiani per la popolazione (a prezzi esorbitanti, e con alti profitti per i commercianti egiziani), accanto al flusso di armi. Anche la gente passava attraverso i tunnel dagli attivisti di Hamas alle promesse spose.

Ma tutto questo sta per cambiare. LEgitto ha iniziato a costruire un muro di ferro letteralmente per lintera lunghezza della frontiera di Gaza, costituito da pilastri in acciaio spinti in profondità nel terreno, al fine di bloccare tutte le gallerie. Ciò alla fine soffocherà del tutto gli abitanti di Gaza.

Avnery si chiede: Ma perché lo fanno? Ci sono diverse spiegazioni. I più cinici sottolineano che il governo egiziano riceve ingenti contributi americani ogni anno, pari a 2 miliardi di dollari, per gentile concessione di Israele. Tali contributi vennero erogati inizialmente come ricompensa per la firma del trattato di pace israelo-egiziano.

Altri ritengono che lEgitto abbia paura di Hamas. Lorganizzazione era nata come il ramo palestinese dei Fratelli Musulmani, che rappresenta tuttora la principale opposizione al regime. Molte persone credono che Abu Mazen (presidente dell Autorità palestinese) sia interessato a un inasprimento del blocco di Gaza, al fine di danneggiare Hamas.

Il blocco di Gaza distrugge la vita di un milione e mezzo di esseri umani, uomini e donne, vecchi e bambini, la maggior parte dei quali non sono attivisti di Hamas. E ciò viene fatto alla luce del sole, davanti agli occhi di arabi e di musulmani.

La vera risposta è probabilmente che lEgitto non ha scelta, la sua situazione si fa sempre più critica: lArabia Saudita ha più influenza, la piccola Dubai è diventata un centro finanziario internazionale, lIran sta diventando una potenza di gran lunga più importante a livello regionale.

Contrariamente allIran, dove gli Ayatollah hanno invitato le famiglie ad accontentarsi di due bambini, il tasso di natalità egiziano sta divorando tutto, condannando il paese a una permanente povertà. Pertanto, Mubarak non ha altra scelta che seguire i dettami degli Stati Uniti che sono, in realtà, dettami israeliani. Questa è la vera spiegazione alla base della partecipazione del Cairo al blocco di Gaza.

Da israeliano protesto contro il blocco israeliano. Se fossi un egiziano, vorrei protestare contro il blocco egiziano. Come cittadino di questo pianeta, protesto contro entrambi.

Non dobbiamo abbandonare Gaza, non possiamo tacere di fronte alle sofferenze di queste persone: bisogna fare pressione sul governo israeliano per togliere lembargo che oltre a procurare sofferenza e ingiustizia, aliena la possibilità di pace e riconciliazione. La popolazione di Gaza non può continuare a morire per lembargo.

Catia Lucchini
Gino Goffredi
Caterina Di Francesco
che hanno partecipato dal 10 al 17 ottobre 2009 alla Settimana per la pace in Israele e Palestina Time for responsibilities organizzata dalla Tavola della pace italiana e dal Coordinamento Enti locali per la pace

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