Intervista a Tommaselli (USB): “Il vero sindacato sta in mezzo ai lavoratori, gestisce le lotte insieme a loro, rivitalizza il conflitto”
di Fabio Sebastiani
Usb, il nuovo sindacato di base, domani scenderà in piazza a Roma per protestare contro la manovra del Governo Berlusconi. E’ la prima mobilitazione contro la politica dei sacrifici a senso unico, ed apre una fase piuttosto intensa per Usb che si è dato un traguardo ambizioso, quello di fare il mestiere di sindacato e di ricomporre le lotte in vista di un piattaforma complessiva.
http://www.controlacrisi.org ha intervistato uno dei due coordinatori nazionali, Fabrizio Tomaselli.
D. La prima mobilitazione contro la macelleria sociale del Governo Berlusconi è dell’Usb. Questo aumenta la vostra responsabilità o no?
R. Abbiamo organizzato dieci giorni di mobilitazioni, dal 5 giugno al 14 quando ci sarà lo sciopero generale del pubblico impiego. Dieci giorni che vedranno scioperi nella scuola, negli aeroporti, tra gli addetti alla Croce Rossa, nei trasposti e tra i lavoratori socialmente utili. Li avevamo stabiliti proprio quando sono cominciate ad uscire le prime notizie sul vero massacro sociale in Italia, come negli altri paesi europei. Una iniziativa, la nostra, che cerca di spostare l’asse perché dal collegato lavoro, allo statuto al diritto di sciopero il punto è solo uno, il lavoro salariato. Su questo la difesa manca completamente perché manca completamente il sindacato confederale. Non proteste generiche ma contenuti concreti.
D. C’è un Paese che ancora stenta a rendersi conto di cosa sta accadendo oppure un sindacato inadeguato?
R. Il ruolo soporifero della politica e del sindacato in questi anni è stato pesante. Gli stessi provvedimenti che vediamo in Grecia da noi sono stati applicati quindici anni fa. Misure che, alla fine, sono servite ad affossare il lavoro salariato. Purtroppo c’è la disabitudine assoluta a lottare. Questo, però, non è da addebitare ai lavoratori ma al sindacato, che non ha fatto il suo mestiere. Ci troviamo a dover spiegare cosa vuol dire ridurre le finestre pensionistiche o, in termini economici, non fare per tre quattro anni il contratto del pubblico impiego. In altri tempi questa manovra avrebbe fatto scattare una risposta immediata. Se la risposta che arriva dalla Cgil è uno sciopero di quattro ore vuol dire che siamo in presenza di una sorta di sciopero sfogatoio.
D. Questa crisi, e questa manovra, cambieranno molto il volto del movimento dei lavoratori. Quali sono le vostre previsioni?
R. A settembre ci aspettiamo un riavvicinamento tra le confederazioni, Cgil, Cisl, Uil e Ugl. E quindi un nuovo clima di concertazione. Questo non risponde alle esigenze dei lavoratori, certo. Quello che vediamo, soprattutto in questi giorni, è la richiesta di sindacato da parte di tanti lavoratori, e tanti settori. Questo, se da una parte dà l’idea del dramma, dall’altra ci fa sperare che le risposte vere e spontanee che escono dai posti di lavoro ci siano e in qualche modo possano rimettere in moto il conflitto sociale di questo paese. Siamo convinti che questa necessità e aspettativa di sindacato di scendere di nuovo in piazza per poter migliorare le condizioni di lavoro ci sia e possa essere favorevolmente sviluppata.
D. Una delle caratteristiche della mobilitazione che si apre domani è il tentativo di ricomposizione tra le varie figure del mondo del lavoro…
R. Si è passati dal sindacato dei cittadini della Uil al sindacato dei servizi della Cisl, con la Cgil che tentenna ancora sul conflitto. Noi pensiamo molto semplicemente che bisogna tornare a fare sindacato, quello che i soggetti sindacali non fanno più. Vuol dire stare in mezzo ai lavoratori, gestire le lotte insieme a loro, rivitalizzare il conflitto come strumento di riequilibrio tra lavoratori e padroni. Un concetto semplice, che sembra retorico e demagogico ma non lo è. Questo non vuol dire darsi una organizzazione leggera. Utilizzare strumenti del passato non vuol dire parlare al passato.
D. Di fronte a una manovra che in sostanza è europea ancora si stenta a costruire una mobilitazione di uguale livello.
R. Il quadro europeo è importante, da percorrere con una stagione di lotte, scioperi e mobilitazioni, altrimenti non si capisce come si possa intravedere uno sbocco alle varie lotte nazionali. È fondamentale, quindi che la manifestazione di domani veda scendere in piazza il più ampio spettro di realtà sociali, sindacali e politiche perché possa rappresentare un segnale per tutta l’Europa.















