Una piccola grande fabbrica
Quattro operai dell’Innse e un sindacalista della Fiom da quattro giorni su un carro ponte difendono il lavoro di tutti. La vertenza dell’Innse ha improvvisamente raccolto su di sé i riflettori dei mass media perché pur riguardando una piccola realtà industriale, 49 operai, testimonia un enorme conflitto di interessi e valori.
Da un lato c’è un industriale maestro in speculazioni che ha rilevato l’azienda dal commissario fallimentare a condizioni che dovrannno essere appurate, e che dopo una gestione assolutamente assenteista e fannullona ha deciso di licenziare tutti e di vendere a pezzi i macchinari per realizzare un buon utile. Questo suo diritto alla speculazione viene difeso in nome della legalità dalle principali istituzioni.
Così il 2 di agosto uno schieramento di polizia da G8 ha occupato militarmente l’area dello stabilimento dell’Innse in via Rubattino e ha così permesso l’avvio dello smontaggio dei macchinari. Di fronte alla mobilitazione immediata e alla protesta dei lavoratori e della Fiom la Prefettura di Milano ha affermato che la rottamazione dell’azienda, oltre che essere un diritto dell’imprenditore sanzionato dalla magistratura, non aveva alternative in quanto non c’erano interessamenti industriali all’Innse.
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In questa situazione drammatica di tensione continua di fronte allo stabilimento, quattro lavoratori e un sindacalista sono riusciti a salire in cima ad un carro ponte e da allora sono lassù, ben intenzionati a non muoversi fino a che non si sospenderanno formalmente i lavori di distruzione della fabbrica.
Nel frattempo è emerso proprio quello che tutte le istituzioni negavano esistere: un interessamento concreto da parte di un’impresa che ha presentato un piano per il rilancio produttivo e occupazionale dell’azienda. Il semplice buon senso vorrebbe che a questo punto si sospendesse l’intervento della polizia, si fermasse la rottamazione dei macchinari e che venisse istituito un tavolo nel quale fare le verifiche del caso in tempi ragionevoli: la società interessata all’Innse ha chiesto 60 giorni di tempo. Invece, di fronte a questa novità, che smentisce la proprietà dell’Innse e tutti coloro che hanno dichiarato l’azienda decotta e priva di interesse per alcuno, c’è la fuga totale delle istituzioni.
Tace il Comune di Milano, balbetta confusamente la Provincia, tace la Regione. Tace il governo, tacciono tutti mentre i lavoratori sono sospesi a 20 metri dal suolo in attesa di risposte. E qui allora c’è l’altra grande questione che la vicenda Innse annuncia. Qual è il ruolo delle istituzioni e della politica in tutto questo?















